PELLE SENZA MACCHIE

Acido tranexamico contro le macchie della pelle: come funziona e quando può essere utile

Dopo l’estate melasma e discromie possono diventare più visibili. Tra gli attivi più interessanti c’è l’acido tranexamico: ecco come agisce, quali risultati aspettarsi e perché la protezione solare resta indispensabile

di Silvia Trevaini
© Istockphoto

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Dopo settimane trascorse tra sole, mare e vita all’aria aperta, a fine estate può capitare di guardarsi allo specchio e scoprire che alcune macchie del viso sono diventate più evidenti. Fronte, zigomi, guance e zona sopra il labbro sono tra le aree in cui possono comparire o accentuarsi melasma e altre forme di iperpigmentazione. Tra gli ingredienti che negli ultimi anni hanno attirato maggiormente l’attenzione della dermatologia e della cosmetologia c’è l’acido tranexamico, o tranexamic acid. Nato come farmaco antifibrinolitico utilizzato in medicina per controllare alcuni sanguinamenti, è stato successivamente studiato anche per la sua capacità di interferire con alcuni meccanismi coinvolti nella pigmentazione cutanea. Oggi compare in sieri e formulazioni cosmetiche dedicate alle discromie, mentre in dermatologia sono state studiate anche altre vie di somministrazione. Ma può davvero “togliere” le macchie? La risposta richiede una precisazione: può contribuire a ridurre alcune iperpigmentazioni, in particolare il melasma, ma non tutte le macchie sono uguali e nessun trattamento può prescindere da una diagnosi corretta e dalla fotoprotezione. Le evidenze sul melasma sono promettenti, anche se risultati e risposta individuale possono variare.

Che cos’è l’acido tranexamico e perché viene utilizzato sulla pelle -

 L’acido tranexamico non nasce come ingrediente cosmetico. È una molecola utilizzata da tempo in medicina per la sua attività antifibrinolitica. L’interesse dermatologico deriva dall’osservazione della sua azione su alcuni passaggi che collegano esposizione ai raggi ultravioletti, infiammazione e produzione di melanina. In termini semplici, può interferire con la via plasmina-plasminogeno e con segnali che favoriscono l’attività dei melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina. È proprio l’accumulo e la distribuzione irregolare di questo pigmento a rendere visibili molte discromie. Per questo il tranexamico è stato studiato soprattutto nel melasma, condizione cronica e recidivante caratterizzata da aree di iperpigmentazione prevalentemente sul viso. La ricerca si sta estendendo anche all’iperpigmentazione post-infiammatoria, per esempio quella che può rimanere dopo acne o altri processi infiammatori. Le prove per queste indicazioni sono però meno consolidate rispetto al melasma.

Acido tranexamico e melasma: cosa possiamo aspettarci -

 È proprio sul melasma che disponiamo delle informazioni più interessanti. Diversi studi hanno valutato formulazioni topiche di acido tranexamico, con concentrazioni e protocolli differenti, e alcuni hanno rilevato una riduzione della pigmentazione. I risultati, tuttavia, non sono uniformi. Un piccolo studio randomizzato sul tranexamico topico al 5%, per esempio, non ha riscontrato una superiorità significativa rispetto al veicolo, mentre altri trial hanno ottenuto risultati favorevoli confrontandolo con trattamenti utilizzati contro il melasma o associandolo ad altre procedure. Più recentemente, uno studio randomizzato del 2025 su 50 donne ha osservato una riduzione significativa della gravità del melasma dopo 12 settimane sia con il trattamento orale sia con quello topico al 5%, senza una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi. Il messaggio, quindi, non è che il tranexamico “cancelli” le macchie, ma che rappresenti un'opzione interessante all’interno di una strategia dermatologica più ampia.

Per quali macchie può essere utile e per quali no -

 Parlare genericamente di “macchie della pelle” può essere fuorviante. Melasma, lentigo solari, efelidi e iperpigmentazioni lasciate dall’acne possono sembrare simili, ma hanno origini e trattamenti differenti. L’acido tranexamico è stato studiato soprattutto per il melasma e, in misura più limitata, per alcune iperpigmentazioni post-infiammatorie. Non significa quindi che sia la soluzione appropriata per qualsiasi macchia scura. C’è poi un aspetto ancora più importante: una nuova macchia, una lesione che cambia colore, dimensione o forma oppure presenta caratteristiche insolite non dovrebbe essere trattata autonomamente con un prodotto schiarente. Prima di pensare alla cosmetica è necessario farla valutare dal dermatologo per stabilirne la natura.

Siero, crema o trattamento medico: attenzione a non confonderli -

 È fondamentale distinguere il tranexamico applicato localmente sulla pelle dall’acido tranexamico assunto per bocca. Sieri e creme cosmetiche agiscono localmente e vengono spesso formulati insieme ad altri ingredienti utilizzati contro le discromie, come niacinamide o altri attivi depigmentanti. I risultati non sono immediati: il trattamento delle iperpigmentazioni richiede generalmente costanza e diverse settimane. Completamente diverso è l’impiego orale. L’acido tranexamico per bocca è un farmaco e il suo utilizzo contro il melasma non deve essere intrapreso autonomamente. Prima della prescrizione gli specialisti considerano eventuali fattori di rischio tromboembolico e altre condizioni cliniche. Il fatto che lo stesso principio attivo sia presente in un cosmetico non rende quindi equivalenti le due modalità di utilizzo.

Senza protezione solare nessun trattamento antimacchia può fare miracoli -

 Questo è probabilmente il punto più importante. Trattare una discromia continuando a esporre la pelle senza un’adeguata fotoprotezione rischia di vanificare buona parte del lavoro. Nel melasma la radiazione solare rappresenta uno dei principali fattori che favoriscono comparsa, peggioramento e recidiva. La protezione deve quindi essere quotidiana e non limitata alle giornate trascorse in spiaggia. Un solare ad ampio spettro con SPF elevato, applicato nella quantità corretta e riapplicato quando necessario, costituisce una parte essenziale della strategia. Nel caso del melasma può essere utile discutere con il dermatologo anche della protezione dalla luce visibile: per alcune persone vengono consigliati fotoprotettori colorati contenenti pigmenti come gli ossidi di ferro. E soprattutto, a fine agosto non bisogna abbassare la guardia. I raggi ultravioletti continuano a raggiungere la pelle anche quando le temperature diminuiscono.

Quando inserirlo nella skincare e con quali altri attivi -

 L’acido tranexamico topico viene generalmente inserito nella routine antimacchia attraverso sieri o creme. La tollerabilità può essere buona, ma anche un prodotto cosmetico può provocare irritazione, soprattutto quando viene associato contemporaneamente a molti principi attivi. La tentazione di utilizzare insieme tranexamico, retinoidi, acidi esfolianti, vitamina C e altri schiarenti può trasformare una routine antimacchia in una fonte di irritazione. E l’infiammazione, in alcune pelli predisposte, può a sua volta favorire l’iperpigmentazione post-infiammatoria. Meglio quindi costruire la routine gradualmente, rispettando la tollerabilità individuale. In presenza di melasma importante, macchie persistenti o pelle particolarmente sensibile, la scelta degli attivi dovrebbe essere concordata con il dermatologo.

Le macchie non si cancellano in pochi giorni -

 Uno degli errori più comuni è aspettarsi un risultato immediato. La pigmentazione cutanea è un processo complesso e il rinnovamento della pelle richiede tempo. Anche negli studi clinici sul tranexamico i risultati vengono generalmente valutati dopo settimane di trattamento, non dopo pochi giorni. Inoltre il melasma tende a recidivare. Uno studio sull’acido tranexamico orale associato a idrochinone ha osservato benefici durante il trattamento, ma anche ricomparse successive, ricordando quanto sia importante ragionare in termini di controllo nel tempo piuttosto che di “cancellazione definitiva” delle macchie. L’acido tranexamico rappresenta uno degli attivi più interessanti nel panorama dei trattamenti contro l’iperpigmentazione, soprattutto per il melasma. Le evidenze disponibili sono incoraggianti, ma non giustificano promesse di una pelle senza macchie né il fai-da-te con formulazioni farmacologiche. Prima viene la diagnosi, poi la scelta del trattamento. E alla base rimane sempre la fotoprotezione: nessun siero può compensare un’esposizione solare non protetta. A fine estate, quindi, più che dichiarare guerra a ogni imperfezione dello specchio, può essere il momento giusto per osservare la propria pelle con attenzione e costruire una strategia realmente adatta alle sue esigenze.