
Venezia, Tania Terrin uccisa dall'ex, la madre della donna: "Anni di botte e denunce ma lo perdonava sempre"
Mariella Forner ricorda il rapporto tra la figlia e Dino Keber. Quest'ultimo, racconta, "mostrava un cappio minacciando di farla finita e lei lo scusava"

"Sapevo che prima o poi le sarebbe successo qualcosa. Venti giorni fa Dino mi aveva chiesto di incontrarci. Forse dovevo parlargli, dovevo ascoltarlo. Mia figlia me lo ha proibito. Mi ha detto: 'Mamma, non provare ad avvicinarti a lui'..." A parlare è Mariella Forner, la mamma di Tania Terrin, la 39enne uccisa, con tutta probabilità, dall'ex compagno 43enne Dino Keber che, dopo il delitto, si è tolto la vita impiccandosi nel suo appartamento di Dolo. "Da tempo - Dino, ndr - si era costruito un cappio con una corda e tutte le volte che mia figlia lo lasciava, glielo mostrava manipolandola, dicendo che si sarebbe ucciso", racconta la donna al Corriere del Veneto.
Il rapporto burrascoso e la prima aggressione -
"Stavano insieme da due anni circa, era un rapporto turbolento. Si erano lasciati e ripresi molte volte", Mariella Forner ricorda come il legame sentimentale che c'era tra Tania e l'uomo fosse caratterizzato da alti e bassi e da continui tira e molla. "A mia figlia lui piaceva perché era dolce. Non poteva toglierselo dalla testa. Avevano anche provato a convivere, ma le cose non erano andate bene. Poi la prima aggressione. Lui le aveva tirato un pugno, graffiandola e facendole male a un timpano. Si separavano, ma Dino stava distante da lei un mese massimo, poi tornava. Lei lo perdonava e - lui, ndr - riprendeva a tartassarla. Messaggi, telefonate, scene di gelosia, controllo del telefono, pedinamenti...", racconta la madre della vittima ricordando il vortice di violenza che aveva intrappolato sua figlia. "'Guarda che a me i talebani non piacciono', gli ho detto una volta. E a Tania dicevo: guarda che prima o poi quello tira fuori un coltello", afferma la donna.
Le denunce e l'assenza del braccialetto elettronico -
Data la burrascosità e la violenza del rapporto che intercorreva tra Tania e Dino, non erano mancate le denunce ai carabinieri. "Lo abbiamo denunciato sette o otto volte, tre io, tre lei dai carabinieri e due o tre anche suo padre, che non vive con me. Siamo separati. C'è stato anche l'ammonimento del questore. Tania si era convinta a querelarlo dopo i fatti accaduti ad aprile. Era Pasqua. Lui l'aveva convinta a riprovarci, sembrava andasse meglio e invece quando poi Tania era andata a casa sua, Dino le aveva stretto le mani attorno al collo così forte da farle perdere i sensi", afferma la madre della 39enne. C'è poi la questione del braccialetto elettronico che, nonostante le denunce ricevute, Dino Keber non era stato costretto a indossare. "Ai carabinieri chiedo di dire alle donne che denunciano le violenze che si facciano subito la valigia, che lascino tutto, la casa, il lavoro e che spariscano. Devono dire alle donne la verità. Perché non esiste altro modo per proteggere una donna che sporge denuncia verso il compagno. Deve rinunciare a tutto, alla sua vita, alla famiglia. Deve abbandonare il proprio paese e far perdere le sue tracce. Diversamente, deve mettere in conto che potrebbe morire", precisa.
La mamma di Dino a quella di Tania: "Tua figlia deve allontanarlo" -
Mariella Forner aveva anche tentato, da donna a donna e da madre a madre, di parlare con la mamma di Dino Keber. "Mi ha detto: 'Tua figlia deve trovare la forza di allontanarlo. Perché mio figlio non ce la fa'. Mi ha detto che Tania era per lui come una 'vedova nera', diceva che lei lo seduceva e lo abbandonava. Ma Dino aveva avuto gli stessi problemi con altre compagne precedenti. Almeno quattro. Ma noi lo abbiamo saputo solo dal verbale dell'Arma. Mia figlia non era al corrente della sua aggressività. Dopo un'aggressione Dino passò qualche tempo in cura, riprendendosi ma teneva sempre quel cappio in caso, pronto a esibirlo per ottenere attenzione".
Le ore precedenti al delitto -
Mariella Forner ricorda le ore antecedenti alla morte della figlia. "Dino era tornato alla carica. Il 14 agosto lui era a Rimini con degli amici e ha iniziato a mandarle raffiche di messaggi, a tempestarla di telefonate. Mia figlia mi ha detto, l'indomani, che non aveva potuto chiudere occhio perché Dino non la mollava. Lei era a casa di suo papà. Poi ci siamo viste e abbiamo trascorso il pomeriggio del Ferragosto assieme fino alle 17. 'Mamma, forse vado a una festa alle 18, con una ventina di amici', ha detto. Poi ho scoperto che la sera di sabato in realtà non si è mossa di casa. Io non l'ho voluta disturbare. Ma solo dopo che me l'ha ammazzata ho capito che lui era tornato da Rimini e deve averla raggiunta a casa, con un pretesto. Mia figlia gli ha aperto la porta. Alle 23.45 sabato sera Tania ha fatto il suo ultimo accesso a WhatsApp. Tutti i messaggi che le ho mandato la mattina e nel pomeriggio di domenica sono rimasti senza spunte blu. Tra le 17 e le 18, con il cuore in gola, sono andata da lei. Ho bussato. 'Tania, apri, è la mamma'. Nulla. Ho bussato ai vicini, a tutte le porte. Ho chiamato i carabinieri. Dopo venti minuti è arrivata una pattuglia da Stra", racconta Mariella ricordando i momenti drammatici vissuti prima di scoprire che sua figlia era morta.
Il corpo di Tania privo di vita sul divano -
"Sono riusciti ad accedere a casa di Tania saltando dalla terrazza della vicina. La luce era accesa, e non era da lei. La finestra era aperta. Non mi hanno lasciato entrare. Ho implorato che mi facessero vedere Tania. Mi dicevano: 'Dopo, signora'. Ma se mia figlia era dentro e l'ambulanza non arrivava... Ho capito tutto, subito. Non me l'hanno fatta salutare. Quando hanno aperto da dentro l'ho intravista di scorso. Era seduta sul divano, con il suo bellissimo abito rosso. Era pronta per uscire. Lui la deve aver bloccata. Era immobile, appoggiata allo schienale. Non ho visto altro. I carabinieri mi hanno detto che mia figlia non si è difesa. Temo le abbia stretto le mani al collo sorprendendola di schiena, perché guardandola negli occhi Dino non sarebbe mai riuscito a ucciderla...", conclude la donna.