* Stai lontana da me / 1962
Un paio di secoli prima di "L'emozione non ha voce", il giovane milanese Mogol offre i suoi primi servigi a un altro giovane milanese già molto, ma molto più famoso di lui: è Celentano, già etichettato come Molleggiato. E allora, vale la pena assecondarlo con un testo perfetto per le caratteristiche del personaggio, versi di Giulio e versetti ("ah-uh-haha") di Adriano.
* Stessa spiaggia stesso mare / 1963
"Per quest'anno, non cambiare", "E come l'anno scorso, sul mare col pattino": qualcuno, già nel lontano 1963, avrebbe dovuto sospettare che apriva i battenti la più grande fabbrica di parole della musica leggera italiana: il 27enne Giulio Rapetti, per la gloria abbastanza effimera di Piero Focaccia, produce le prime di una lunghissima serie di frasi che entreranno nel linguaggio comune.
* Una lacrima sul viso / 1964
Solo il proibitissimo playback - e conseguente squalifica - innescato dall'afonia di Bobby Solo ha negato la prima gioia sanremese al grande autore, che - ha raccontato lo stesso "Elvis italiano" - prese in mano una bella melodia accompagnata da parole così così in una Renault grigia. E tempo 20 minuti, Bobby "ha capito molte cose" su con chi aveva a che fare.
* È la pioggia che va / 1966
Prendere successi internazionali, italianizzarli con testo e arrangiamenti "de noantri" e fare il pieno di vendite era un grande classico dell'Italia per nulla "ingliscizzata" e in amore col magico formato del 45 giri. Chi meglio allora di Mogol per operazioni di questo tipo? E il britannico importato Shel Shapiro per assicurare "che rritorrna ill serrenooo"?
* Sognando California / 1966
Qui invece si scavalla negli Stati Uniti, West Coast, al sole dei Beach Boys e ai suoi pianeti satelliti: tra essi, i Mamas and Papas, sostituiti in Italia dai padani Dik Dik. E più che per il titolo, rimasto assai fedele al "California Dreaming" originale, il testo di Mogol rimane storico per l'incipit "Cielo grigio su/foglie gialle giù/cerco un po' di blu/dove il blu non c'è": il cambiamento climatico era ancora di là da venire, a Milano si poteva davvero solo immaginarla, una California.
* Riderà / 1966
E dopo le cattedrali del pop come Gran Bretagna e Stati Uniti mica vorrai dimenticarti la Francia? La casa discografica va a pescare anche il successone transalpino "Fais-la rire", tanto c'è Mogol. In realtà non viene fuori proprio una roba indimenticabile, considerata la penna: ma intanto il "trademark" viene posto anche su Little Tony, autentico dominatore della scena italica tra il '66 e il '70.
* Ragazzo solo, ragazza sola / 1969
"This is ground control to Major Tom/I'm stepping through the door". "Ora, ragazzo solo dove andrai/la notte è un grande mare". Stavolta la cover di "Space Oddity", a livello di significato, è totalmente slegata dall'originale: ma in compenso, a interpretarla, c'è l'autore stesso, il Duca Bianco, David Bowie, che elogerà il vestito sartoriale cucito dal Rapetti in più di un'occasione. E questa versione peninsulare sarà usata persino da Bernardo Bertolucci per il suo "Io e te". Insomma, fa piacere.
* Resta vile maschio, dove vai? / 1979
Persino uno della cifra di Rino Gaetano si è abbeverato alla fonte di Mogol: e il territorio da condividere si è rivelato un pezzo apparentemente 100% alla Rino, "Resta vile maschio, dove vai?", un "Triangolo" di Renato Zero in versione più diretta e tuttavia non priva di qualche perla degna della casa. "Via da quell'odioso garage/e da quel panzone/tu non venderai mai più Arpege/fatti dare però la liquidazione/basta col passato/è bruciato"
* Celeste nostalgia / 1982
C'è anche il maestro Mogol dietro il botto eclatante di Riccardo Cocciante nei primi anni '80: Cervo a Primavera, Un nuovo amico, In Bicicletta, Questione di Feeling e questo gioiello che celebra la malinconia dell'amore senza autofustigazione, come a volte è capitato al grande cantante italo/francese. Che qui invece accarezza i ricordi grazie a versi, come sempre, adesivi alle emozioni: "Avevi ragione tu, mia cara, la vita non dura mai una sera/il tempo di una follia/è breve, fugge via"
* Per una delusione in più / 1985
Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, stava studiando da star all'epoca del suo secondo album ("Zucchero & The Randy Jackson Band"), cavalcando la sua vena "nera". Ma se a musica si volava già parecchio in alto, i testi erano ancora un territorio non sconosciuto o quanto meno scivoloso. E allora, ecco planare la mano del migliore per una canzone dal sapore soul che narra di resa e sfinimento non rinunciando a quei meravigliosi quadretti appesi lì, come se niente fosse: "Se alzo un braccio poi ricade giù/galleggio come un palloncino nel blu/sono rotto, sì/è l'accensione o il carburante chissà/è la speranza che non giunge ormai più"