furto clamoroso al mume

Capolavori di Antonello da Messina rubati, la storia del museo che li ospitava

Il nuovo complesso è stato inaugurato nel 2017. E' noto in tutto il mondo per le sue opere

© Comune di Messina

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Il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina MuMe, dal quale sono stati trafugati i capolavori di Antonello da Messina, è stato inaugurato nel nuovo e grande plesso attuale nel giugno 2017. E' intitolato a Maria Accascina, tra le figure più rappresentative della storiografia artistica siciliana e storica direttrice dell'Istituto dal 1949 al 1963. Il museo è conosciuto in tutto il mondo per i capolavori di Antonello da Messina e di Caravaggio.

Dove si trova -

 Sorge nell'area - si legge nel sito del museo - ove sussistevano le rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908, del quale sono tuttora visibili i resti dell'impianto della chiesa e la cripta sottostante, inglobata nell'area espositiva. Al Museo Regionale Accascina si arriva da due strade: viale della Libertà e viale Annunziata. Organizzato su tre livelli, di cui due dedicati all'esposizione, copre una superficie di 17.118 mq, allestita anche negli spazi esterni con elementi architettonici.

I tesori del MuMe -

 Le ricche collezioni, provenienti per la maggior parte dalla città pre-terremoto, testimoniano i rapporti e gli scambi che sin dalle origini interessarono Messina, grazie alla posizione strategica del porto naturale, tra i più importanti del Mediterraneo.

Il museo illustra la storia e la cultura artistica di Messina, dal popolamento preistorico nel IV millennio a.C. al XIX secolo. Dal 1911, l'ottocentesca Filanda Mellinghoff, rimasta integra e tuttora parte dell'ampio complesso museale, ospitò le opere provenienti dai primi ricoveri, divenendo sede del museo nazionale fin dalla sua istituzione nel 1914, sotto la direzione di Enrico Mauceri, a cui si devono un primo ordinamento delle collezioni e l'inaugurazione nel 1922.

Decaduto il progetto di un nuovo edificio, presentato da Francesco Valenti nel 1916, e tramontata l'idea di restaurare il Monte di Pietà quale sede definitiva del museo, secondo il progetto di Armando Dillon, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, le collezioni furono ricoverate nel Monastero di San Placido Calonerò, per essere riportate nell'antica collocazione nel dopoguerra.

Si deve a Maria Accascina il riordinamento del museo dopo i danni causati dai bombardamenti. Dopo anni di intenso lavoro e fra molte difficoltà, Accascina lo riaprirà nel 1954, con un progetto museografico moderno, sempre inseguendo il sogno di un nuovo edificio in grado di ospitare definitivamente le collezioni.