Sul tufo di Piazza del Campo a Siena ci sono di nuovo dieci cavalli per dieci contrade. È il giorno del Palio dell'Assunta. In tre giri si decide chi può conquistare il Drappellone, tra rivalità storiche e grandi ritorni. Tutte le contrade sono pronte a "sotterfugi" per vincere, o anche solo per evitare che la rivale possa portare a casa la vittoria. Il Palio è un mondo a parte, una corsa unica che ha le sue regole e vive di rapporti e contrapposizioni sedimentate nei secoli. È forse un grande caleidoscopio di come viviamo nel nostro Paese gli avvenimenti sportivi e in generale le competizioni, di come sappiamo perderci in un dedalo di meravigliose rivalità, che possono diventare tanto peculiari da dividere le persone anche all'interno della stessa città. Per questo, se siete dei neofiti all'avvenimento, proviamo a rispondere alle domande più lecite e necessarie per comprendere l'intero carrozzone.
Ma il Palio non c'era già stato quest'anno?
Se fate questa domanda significa che siete stati attenti ed è già un discreto inizio. Sì, abbiamo già avuto un Palio nel 2026. La "carriera", come la chiamano i già iniziati, si svolge tuttavia almeno due volte l'anno: il 2 luglio in onore della Madonna di Provenzano e il 16 agosto per celebrare la Madonna Assunta. Vanno poi considerati i Palii speciali. L'ultimo risale al 2018 ed è stato organizzato in occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale. Fallì invece nel 2021 il tentativo dell'allora sindaco Luigi De Mossi di farne uno in periodo Covid, al fine di alleviare le sofferenze di una città che secondo il suo primo cittadino "stava soffrendo, non tanto sotto l’aspetto turistico, ma sociale e antropologico".
Da quando si corre il Palio? Quelle durante la pandemia sono state le uniche edizioni annullate?
Le prime testimonianze di una corsa di cavalli a Siena risalgono al 1200. Esistono tuttavia documenti anteriori al dodicesimo secolo che accennano a un leggendario "Palio di San Bonifazio", dal nome del Santo cui era intitolata la cattedrale. Gli stop all'evento sono davvero rari. Prima del Covid, l'ultimo stop era stato forzato dalle Guerre Mondiali. Si riprese in quel caso solo nel 1945 con il cosiddetto Palio della Pace, un evento straordinario che per tenere fede al suo nome, finì chiaramente con una storica scazzottata innescata dalla contrada del Bruco.
Quante sono le contrade?
Le contrade di Siena sono 17 ma solo dieci corrono il Palio. Le partecipanti vengono sorteggiate soltanto pochi giorni prima della corsa, in modo da impedire che una contrada resti fuori dall'evento per due edizioni consecutive. Le rivalità sono così accese che è quasi all'ordine del giorno ricevere l'aiuto di contrade amiche, anche solo per impedire la vittoria dell'avversario. Perché a Siena vincere non è importante e non è l'unica cosa che conta: ciò che preme di più a ciascun "popolo" è piuttosto che a portare a casa il Drappellone non sia il nemico storico.
Chi sono i fantini?
Da mezzo secolo i fantini sono professionisti a tutti gli effetti e non contradaioli nati e cresciuti tra quelle strade. Ormai esiste un vero e proprio fantino-mercato, che porta le dirigenze di ogni contrada a ingaggiare il migliore, o quantomeno quello con "meno scrupoli". Un fantino che cavalca "a pelo" senza sella può costare anche migliaia di euro alla contrada.
Ma non converrebbe investire sui cavalli?
"Te ne intendi di ippica?". La domanda resa celebre da un allenatore di calcio toscano (ma livornese) sarebbe la più gettonata anche dalle parti di Piazza del Campo, se non fosse che a ogni contrada viene assegnato casualmente un cavallo soltanto pochi giorni prima della corsa in una cerimonia che prende il nome di "tratta". Chiaramente tutti sanno quali sono gli animali più performanti e l'avere o no l'equino migliore influenza le strategie: nessuno va fuori budget per un fantino se non ha il mezzo giusto da affidargli. Nessuno compra Verstappen per farlo correre con l'ultima Aston Martin.
Se non si può vincere tanto vale investire piuttosto nel rendere la vita difficile agli altri. Esistono tuttavia casi in cui una contendente non si è arresa nemmeno di fronte alla mala sorte, che gli aveva assegnato un pigro ronzino. È rimasto nella storia il broglio compiuto nel 1958 dalla contrada dell'Oca. L'Oca era stata piuttosto sfortunata quell'anno, pescando "Trattienti", un cavallo che doveva il suo nome alla propria corsa poco fluida. Caso volle tuttavia che un prete della zona avesse un esemplare esattamente uguale al pigro equino, solo molto più veloce. Una somiglianza così lampante da spingere la dirigenza a operare una sostituzione, lasciando il buon Trattieniti nella stalla e andando a vincere con l'animale del curato.
Perché la contrada dell'Oca è considerata la Juventus del Palio e la Torre è invece stata associata piuttosto all'Inter?
Tra Oca e Torre c'è una rivalità storica che si trascina da secoli, anche per il territorio che occupano. L'Oca è quella che ha vinto di più, è la "Vecchia Signora" del Palio. Sul suo vessillo fa bella mostra l'animale che le dà il nome con addirittura una croce sabauda al collo. Ha vinto il Palio 67 volte, sedici in più della Chiocciola, che come detto non trionfa però dal 1999. Come i bianconeri, l'Oca poi conterebbe anche un Palio "vinto sul campo" ma non assegnatole ufficialmente, quello del 17 agosto 1874, corso in una particolare formula "alla romana" e pertanto indicato con un asterisco dai rivali.
La Torre vede l'Oca come la contrada antipatica, quella per cui "vincere e l'unica cosa che conta". Il primo a esplicitare il parallelo Juve-Inter fu il fantino Andrea Degortes detto "Aceto". Quindici palii nel palmares, di cui quattro portati a casa sotto le insegne dell'Oca, quasi un simbolo per il popolo di quelle strade. Non sorprende quindi che sia proprio lui a prendere in giro i rivali: "La Torre mi fa venire a mente l’Inter. Tanti soldi buttati per montare fantini inadatti".
Chi è il mossiere e perché è una figura tanto importante?
Il mossiere ha il compito di garantire la corretta partenza della carriera. L’ordine con cui i cavalli entrano viene stabilito tramite un sorteggio poco prima dello start. Nove si posizionano tra le corde (i cosiddetti canapi) uno accanto all'altro mentre il decimo, chiamato in gergo "rincorsa", resta fuori. Solo l'ingresso di quest'ultimo autorizza la partenza. Quando il mossiere abbassa la corda anteriore la corsa può cominciare. Teoricamente questo momento preparatorio di warm-up dovrebbe occupare pochi minuti ma, trattandosi del Palio di Siena, è normale aspettarsi che qualcuno si impegni a ritardare l'inizio o a lavorare per guadagnarsi una casella di partenza migliore. Ne sa qualcosa Amos Cisi, generale dei carabinieri al tempo 51enne che fu mossiere nell'edizione di luglio 1991. Cisi, chiamato da Latina come "soggetto esterno e super partes", si ritrovò a ritardare la partenza addirittura al giorno dopo a seguito delle manovre di più contrade rivali che avevano finito per ostacolarsi a vicenda.
Un cavallo può vincere anche se perde il suo fantino?
Sì, il cavallo senza fantino (in gergo "scosso") può continuare la sua corsa e vincerla. D'altra parte l'animale è l'unico estraneo a quel giogo di rivalità che si ripete dal Settecento. Non sa nulla di quegli accordi (detti dai senesi "partiti") che sono il sale di un evento pieno di contraddizioni, come Siena e come l'Italia in generale. Lui corre e basta, ignorando di aiutare così un'oca o una chiocciola.