Un mare di fiori bianchi, rose, gigli e colori tenui a ricoprire la tomba di Beatrice, la bambina di due anni trovata morta il 9 febbraio scorso nell'abitazione di Bordighera dove viveva con la madre e le due sorelle maggiori. Sul loculo campeggia la fotografia della piccola, il sorriso incorniciato da cuoricini dorati. Accanto alle tante composizioni floreali lasciate da familiari e amici (il cui nome però è stato tolto dai nastri), è stata deposta anche la grande corona di rose e gigli bianchi della Città di Bordighera, che ieri ha accompagnato la piccola bara bianca durante i funerali. È il segno tangibile della commozione che ha accompagnato l'ultimo saluto alla bambina, celebrato ieri nella chiesa di Terrasanta dal vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta. Una cerimonia segnata dal silenzio, dalla commozione, dai singhiozzi e dagli applausi.
La madre, Emanuela Aiello, detenuta in carcere e indagata insieme al compagno Emanuel Iannuzzi per maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina, non ha partecipato alle esequie. Il gip del tribunale di Imperia aveva revocato il nulla osta alla sua partecipazione due giorni prima del funerale. Questa mattina, davanti alla tomba di Beatrice, sono arrivati anche due sconosciuti, una coppia di Saronno (Varese) partita alle 5 per raggiungere Bordighera. Nessun legame con la famiglia, nessuna conoscenza diretta: soltanto il desiderio di salutare la bambina. "Quello che è successo a questa bambina ci ha colpiti nel profondo - hanno raccontato -. È una martire. Siamo venuti per salutarla". L'uomo ha portato con sé la tromba e, davanti alla tomba, ha suonato l'Ave Maria di Schubert, la stessa melodia che ieri aveva accompagnato l'ingresso del feretro in chiesa. "Non abbiamo avuto figli e la storia di Beatrice ci ha colpito. Ora verremo tutti gli anni, per salutarla e pregare".