
Ex professore di Cambridge trovato morto, si era dimesso dopo le accuse di plagio
Nelle ultime settimane il caso di Jason Arday aveva polarizzato l'opinione pubblica britannica, tra chi lo vedeva come un imbroglione e chi invece continuava a considerarlo un'ispirazione

Jason Arday, ex professore dell’Università di Cambridge, è stato trovato senza vita nel tardo pomeriggio del 14 agosto a Battersea, nella parte sud di Londra. Aveva appena 41 anni, troppo pochi forse per reggere l'atmosfera asfissiante che si respirava attorno alla sua figura. Le accuse di plagio e di bugie sulla sua vita lo avevano fatto diventare nelle ultime settimane uno degli argomenti di conversazione più gettonati in Gran Bretagna. L'ascesa e la caduta dell'ormai ex enfant prodige del mondo accademico inglese sono state ugualmente rapide, esaurendosi in una tragedia che avrebbe potuto e dovuto essere evitata. La polizia ha detto che l'uomo era probabilmente solo in casa al momento del fatto e che non si ritengono coinvolte altre persone.
Il cordoglio e i dubbi -
Il primo ministro britannico Andy Burnham ha fatto presente di considerare quanto accaduto “una tragedia sotto molti punti di vista”, invitando tutti "a un momento di riflessione". La famiglia dell'ex accademico ha invece ricordato come quest'ultimo sarebbe stato oggetto di una vera e propria "campagna diffamatoria" spalmata su tre anni. Durante il periodo passato a Cambrige Arday avrebbe avuto, secondo la nota diramata dai suoi cari, la sfortuna di venire preso di mira da colleghi "disposti a tutto pur di screditarlo". Ma l'intera storia di questo accademico scomparso giovanissimo ha ancora molti punti oscuri che andranno piano piano chiariti.
Una biografia particolare -
La parabola professionale di Arday aveva sorpreso tutti. Prima di diventare il più giovane professore nero mai assunto dal prestigioso ateneo, la sua biografia era stata assolutamente particolare. Lui stesso aveva sostenuto di aver imparato a leggere e scrivere solo al raggiungimento della maggiore età, lasciando molti interdetti su come avesse potuto avere un normale percorso scolastico fino a quel momento. Poi, dopo gli inizi come insegnante di educazione fisica, aveva avuto una straordinaria ascesa nel campo accademico, prima conseguendo un dottorato alla Liverpool John Moores University e poi diventando professore associato prima all'Università di Durham e poi a quella di Glasgow. Era stato tuttavia il successivo approdo a Cambridge a incuriosire i media: un ragazzo nero venuto dal nulla, che soffriva di autismo e aveva un percorso tanto unico, a 37 anni si ritrovava già ad avere una cattedra in uno dei templi dell'istruzione. Quasi una storia da film, che ha finito presto per incuriosire però anche i suoi primi detrattori.
L'accusatore -
Di certo ad Arday piaceva spararla grossa, tanto da arrivare a raccontare di aver corso 600 miglia in sei giorni (facendo invidia ai migliori maratoneti); di aver partecipato a una trasmissione televisiva trasmessa prima della sua nascita e di aver pubblicato un libro inesistente. Tutte fanfaronate innocenti, che tuttavia spinse più di qualcuno a chiedersi se, dietro l'uomo che era diventato un simbolo di emancipazione, non si nascondesse in realtà un impostore. Forse Jason poteva mentire anche sui suoi titoli accademici come mentiva su altri aspetti della sua vita? Un sospetto che si era fatto più forte quando il suo collega Nathan Cofnas aveva affermato di aver riscontrato numerosi casi di plagio nel lavoro del professore. Anche Cofnas è tuttavia un personaggio controverso con le sue ombre: si è autodefinito "realista razziale" ed è stato allontanato nel 2024 proprio da Cambridge per le sue posizioni (sostiene per esempio che le persone nere dovrebbero essere famose solo nel cinema e nello sport).
Un rapido declino -
Cofnas non è insomma proprio uno stinco di santo ma va riconosciuto che le sue accuse potrebbero avere un qualche fondamento. Non a caso anche media autorevoli come la BBC si erano messi a scartabellare nel passato di Arday per capire quanto ci fosse di vero dietro le illazioni. In breve tutti parlavano del caso e l'uomo al centro del ciclo non poteva più esimersi dal dover fornire un alibi. Doveva scagionarsi dalle accuse e, questo va detto, non ci era riuscito poi troppo bene. In un’intervista data al Times a fine luglio aveva per esempio ammesso alcuni errori nei suoi primi lavori, attribuendoli tuttavia solo al proprio autismo. "Stiamo parlando di mondo accademico. Non ho ucciso nessuno. Credo che la crudeltà che ho subito e il fatto di essere stato dipinto come un bugiardo e un mitomane siano assolutamente inaccettabili", si lamentava il professore nella medesima occasione. Ma l'opinione pubblica non sembrava accontentarsi di queste parole e del suo tentativo di mettere tutto in una differente prospettiva. Dopo che l'Università di Glasgow aveva annunciato l'avvio di una completa revisione del lavoro accademico svolto da Arday in Scozia, seguita dagli altri atenei dove il professore aveva esercitato il suo ruolo, per il docente non c'erà più altra scelta. Mentre Cambridge annunciava di rivedere i criteri delle nomine dei docenti a causa del caso, Jason faceva un passo indietro, rassegnando le proprie dimissioni. Gli amici lo descrivevano come emotivamente svuotato dopo che ogni posto di lavoro aveva iniziato a fare indagini e inchieste interne sulla sua persona. In pochi mesi Arday era passato da "next big thing" del mondo accademico, l'eroe di ispirazione per migliaia di persone, a impostore da condannare alla gogna mediatica. Un peso che una persona fragile come lui non poteva reggere.
Nell'occhio del ciclone -
Jason Arday aveva passato l'ultima settimana su tutte le copertine, apparendo sulla cover di riviste importanti come lo Spectator o il New Statesman. Tutti in Inghilterra si occupavano del suo caso, dividendosi tra colpevolisti e innocentisti. Lui in mezzo, un fanfarone forse ma con anche una situazione psicofisica particolare da gestire in quel marasma. Il 27 sarebbe dovuta uscire anche nel Regno Unito la sua autobiografia Great And Unfortunate Things. Negli Stati Uniti il libro è già fuori da questa settimana e racconta, come promesso dal titolo, "improbabili trionfi e strazianti battute d'arresto". Quanto ci sia di vero nell'epopea di questo ragazzo che raccontava di essere stato muto fino agli undici anni non è dato saperlo ma, a questo punto, è lecito chiedersi se abbia qualche importanza. Jason Arday probabilmente non ha mai devoluto in beneficenza cinque milioni e mezzo di sterline e forse aveva effettivamente imbrogliato anche sul lavoro. Ma questo non autorizzava probabilmente un tale linciaggio mediatico e spinge a una riflessione più generale su quanto in fretta sia facile salire nell'empireo e cadere nell'oblio tra la noncuranza generale. Un up and down critico che porta ahinoi spesso conseguenze.