"Il popolo ha mandato l'establishment a quel paese". È lo slogan della vittoria di Nigel Farage, leader del partito populista di destra Reform UK, che festeggia la sua rielezione come deputato nella circoscrizione di Clacton-on-Sea, nel sud-est dell'Inghilterra (Regno Unito), dopo essersi dimesso e ricandidato due mesi fa per il caso delle controverse donazioni milionarie in criptovalute. Il re populista della Brexit non si è neppure presentato alla proclamazione dei risultati, consapevole che il suo trucco populista era degenerato in farsa: nella corsa elettorale, infatti, Count Binface, l'alias del comico e sceneggiatore Jon Harvey, era l'unico vero avversario di Farage dopo il boicottaggio, da parte degli altri partiti dell'elezione suppletiva innescata dal leader di Reform Uk.
I risultati -
Con 22.239 voti a favore, pari al 63,3% (vige il sistema uninominale secco "First Past the Post", chi ottiene un voto più di tutti gli altri vince il seggio), il leader di Reform Uk ha aumentato di 17,6 punti percentuali il risultato delle elezioni generali del 2024, quando era entrato per la prima volta alla Camera dei Comuni. Al secondo posto si è classificato il candidato satirico Count Binface (il Conte faccia di bidone) con 9.455 voti, il 26,9%. A seguire, gli altri 32 candidati indipendenti dal profilo e programma politico improbabile.
Gli analisti però descrivano come "dimezzata" la vittoria di Farage. L'affluenza è stata del 44,4% in quella che è stata a tutti gli effetti una suppletiva "farsa", in quanto non c'erano avversari di rilievo dopo che i maggiori partiti per protesta non avevano presentato propri candidati. La presidente onoraria del Labour, Bridget Phillipson, ha sostenuto che la vittoria di Farage "non lo scagiona" dalle inchieste in corso sui finanziamenti a Reform, tra cui un'indagine della Metropolitan Police e del comitato per gli standard parlamentari.
Disertata la cerimonia -
Nessuna photo opportunity né conferenza stampa. Il re populista della Brexit ha deciso di disertare lo spoglio e la tradizionale cerimonia di proclamazione del voto, per evitare probabilmente un'imbarazzante foto di rito che sarebbe passata alla storia. Ma Farage ha spiegato che la sua assenza al seggio era dettata da una "minaccia" alla sua sicurezza. La polizia però non aveva sconsigliato la presenza di alcun candidato, evocando solo un generico "dispositivo di sicurezza" a protezione dei presenti.
Perché un'elezione farsa -
Quando ha presentato le dimissioni, Farage era oggetto di un'indagine del comitato per gli standard parlamentari per non aver dichiarato una donazione da cinque milioni di sterline, circa 5,85 milioni di euro, ricevuta dall'investitore britannico in criptovalute Christopher Harborne poco prima delle elezioni generali del 2024. I media hanno inoltre riferito di altre donazioni non dichiarate ricevute da George Cottrell, condannato negli Stati Uniti. Farage ha sempre negato di aver violato le regole, sostenendo che il denaro costituiva un dono personale e non un finanziamento legato alla sua attività parlamentare.
Ma la partita non finisce qui. Farage, infatti, rimane sotto inchiesta da parte delle autorità della Camera dei Comuni di Westminster. A poche ore dalla chiusura dello spoglio, il commissario parlamentare per gli Standard ha riaperto l'indagine sul leader di Reform Uk. L'inchiesta era stata aperta il 13 maggio ai sensi della regola 5 del Codice di condotta dei deputati e successivamente sospesa l'8 luglio, dopo che Farage aveva lasciato il seggio parlamentare. Si tratta di una misura standard. Il protocollo della Camera dei Comuni stabilisce infatti che, se un deputato cessa di essere membro del Parlamento mentre è oggetto di un'indagine, il commissario sospenda il procedimento fino alla sua eventuale rielezione. Ma con il suo ritorno alla Camera, l'inchiesta può quindi riprendere. Il commissario parlamentare dovrà ora stabilire se il leader di Reform Uk abbia rispettato gli obblighi previsti dal Codice di condotta sulla registrazione degli interessi. Con l'apertura dell'indagine non si esclude, quindi, un ritorno alle urne.