Cure e speranza

Sri Lanka: continua la missione di Ripartiamo e Fondazione Artemisia ETS: già 350 persone assistite

L'iniziativa, avviata a inizio agosto, sta raggiungendo alcune delle realtà più fragili del Paese: dagli orfanotrofi di Negombo, Kandy e Dambulla fino alla comunità dei Weddha

© Messaggero d'Italia

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Un progetto che giorno dopo giorno sta trasformando la solidarietà in gesti concreti: assistenza, cure e speranza per centinaia di persone. Parliamo dell'iniziativa promossa da Ripartiamo APS e da Fondazione Artemisia ETS in Sri Lanka e sostenuta da Tenute Piccini, rappresentata da Mario Piccini. Una missione che sta raggiungendo alcune delle realtà più fragili del Paese: dagli orfanotrofi di Negombo, Kandy e Dambulla fino alle comunità più isolate dei Weddha, dove l’accesso a una visita specialistica, a un farmaco o a una terapia adeguata può rappresentare un’opportunità preziosa e, in alcuni casi, decisiva. Ad accompagnare la spedizione anche il presidente di Ripartiamo APS, insieme ai propri figli, al Segretario Generale Mariacarmela e alle rispettive famiglie.

Sri Lanka, già assistite 350 persone -

 A guidare l’attività sanitaria sul campo è invece il dottor Walter Morale, primario della UOC di Nefrologia di Ragusa, coadiuvato dalla dottoressa Chiara Verrone. Il team ha effettuato visite specialistiche nefrologiche e cardiovascolari, intervenendo anche presso l’ospedale pubblico di Kandy. I primi risultati riassumono la portata della missione: circa 350 persone, tra bambini e adulti, sono state visitate, sono stati distribuiti farmaci di prima necessità e sono state individuate e prescritte terapie specifiche per circa 60 pazienti in condizioni particolarmente delicate, tra persone dializzate e affette da patologie croniche. Particolarmente significativo anche l’intervento presso la comunità dei Weddha, nell'area orientale dello Sri Lanka, dove sono state visitate circa 50 persone, raggiungendo una popolazione che vive distante dai principali centri sanitari del Paese. La missione, che ha preso il via all'inizio di agosto, continuerà fino anche nei prossimi giorni, con l’obiettivo di arrivare complessivamente a 700 persone assistite.

Risultati emozionanti -

  Risultati importanti ottenuti anche grazie al supporto di Fondazione Artemisia ETS che ha scelto di partecipare concretamente, anche mettendo a disposizione farmaci e strumentazione sanitaria di primo soccorso. "Quello che è già stato fatto ci riempie di soddisfazione e di emozione: dietro ogni visita c’è una persona, dietro ogni terapia c’è una storia, dietro ogni bambino assistito c’è una vita alla quale si offre una possibilità in più" ha commentato la presidente della Fondazione Artemisia ETS, Mariastella Giorlandino. "Per la Fondazione essere parte di questa iniziativa significa tradurre in gesti concreti ciò in cui crediamo da sempre: la medicina non può limitarsi alla cura della malattia, ma deve saper raggiungere la persona, soprattutto quando è più fragile e più sola".

Una squadra, un grande valore -

 Per la presidente il risultato raggiunto assume un valore ancora più profondo proprio perché nasce dalla capacità di mettere insieme professionalità, volontariato e solidarietà. "Vedere medici e volontari raggiungere orfanotrofi, ospedali e comunità lontane dai grandi centri significa dare un significato reale alla parola assistenza. Un farmaco consegnato, una diagnosi formulata in tempo o una terapia indicata correttamente possono cambiare il destino di una persona. È questo che rende straordinaria questa missione e che ci spinge a sostenerla con convinzione".

Una assistenza a tutto tondo -

  Non solo visite, esami, cure mediche ma una assistenza a tutto tondo che ha "restituito" tanto a chi era partito per donare e ha scoperto di ricevere molto più di quanto avesse immaginato. Ad esempio negli orfanotrofi dove il team era arrivato pensando soprattutto a ciò che avrebbe potuto portare: assistenza sanitaria, farmaci, una carezza, un sorriso, una parola di conforto. E, ora che il progetto si avvia alla conclusione, torna a casa con un nuovo sguardo sulla capacità di resilienza di questi bambini e sulla loro capacità di continuare a giocare, ridere, abbracciare e guardare al domani nonostante le difficoltà, le perdite e le ferite vissute.

È anche questo il senso che Ripartiamo APS attribuisce alle proprie missioni: non soltanto portare un aiuto, ma scegliere di stare accanto a chi vive nella fragilità e a chi troppo spesso rimane invisibile.

"Riconoscere la persona prima del paziente" -

  Dal campo arriva anche una testimonianza che restituisce il significato più profondo dell’esperienza vissuta accanto ai medici."In questi giorni siamo entrati in realtà profondamente diverse tra loro: gli orfanotrofi, l’ospedale di Kandy e la comunità dei Weddha. Cambiano i luoghi, le risorse e la cultura, ma rimane costante una cosa: la persona che hai davanti. Affiancando Walter Morale si impara prima di tutto a guardare, senza pensare di sapere già tutto e senza confondere l’aiutare con il salvare. Si impara a riconoscere la persona prima ancora del paziente e il contesto in cui vive prima ancora del sintomo che emerge dall’osservazione clinica".

C'è ancora molto da fare -

 Il viaggio, che ha ricevuto anche il contributo di diversi donor, non è ancora terminato. Nei prossimi giorni la squadra continuerà a muoversi attraverso lo Sri Lanka con l’obiettivo di raggiungere altre centinaia di persone. Ma i traguardi già ottenuti raccontano qualcosa che va oltre qualsiasi bilancio: 350 persone visitate significano 350 storie incontrate, ascoltate e prese in carico.

Medicina è anche "presenza e umanità" -

 "È questa – conclude Mariastella Giorlandino – la medicina nella quale crediamo: una medicina che sa essere competenza, cura e responsabilità, ma anche presenza e umanità. Perché prendersi cura di una persona significa prima di tutto riconoscerne il valore. E quando la medicina riesce ad arrivare fino a chi è più lontano, fragile o dimenticato, ritrova forse la sua missione più autentica".

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