davanti al gip

Attentato a Ranucci, il difensore di Lavitola: "Ha ammesso di essere il mandante"

L'interrogatorio davanti al gip è durato oltre 5 ore

Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore, Valter Lavitola ha ammesso "di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci" così come ipotizzato dalla procura di Roma. "Ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura della Repubblica, ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggressione e fargli innalzare la scorta", ha affermato l'avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, al termine dell'interrogatorio di garanzia.

Gli arresti -

 Martedì 30 giugno sono state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini (Pellegrino D'Avino, Saverio Mutone, Antonio Passariello) e una donna (Marika De Filippis, moglie di D'Avino), ritenuti esecutori materiali dell'attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. A Lavitola è contestato il reato di strage. Insieme all'imprenditore è stato indagato anche un camerunense di 47 anni, Gomes Clesio Tavares: secondo gli inquirenti avrebbe svolto funzioni di intermediario tra Lavitola e il gruppo di soggetti che poi ha materialmente posto in essere l'attentato a Sigfrido Ranucci. Il reato di strage aggravata in concorso è contestata non solo a Lavitola, ma anche a Passariello, D'Avino, Mutone, De Filippis e Clesio Tavares.

L'accusa -

 Valter Lavitola, secondo quanto risulta dall'accusa formulata dalla procura, è accusato di "aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Gomes di individuare i soggetti in grado di reperire l'esplosivo e di compiere l'attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista". Lo stesso Lavitola, stando ai pm, avrebbe "partecipato personalmente" - e insieme a Gomes - al "primo sopralluogo esplorativo a Pomezia, il 15 settembre dello scorso anno". Sarebbe poi stato il cittadino camerunense a "reclutare e istruire gli esecutori materiali", appunto la banda di quattro persone, e ad aver "partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l'autovettura del suocero".

Il post qualche ora prima della confessione -

 Sigfrido Ranucci aveva scritto un post su Facebook sulle figure di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone: "La storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza". 

Ranucci sicuro che non fosse lui il mandante -

 "Con Valter abbiamo avuto un rapporto d'amicizia, sono sicuro della sua innocenza" aveva dichiarato il giornalista un mese fa. Oggi quella sensazione è completamente ribaltata dopo la confessione di Lavitola.

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