Lo dice una ricerca

Ansia da prova costume: un italiano su dieci non va al mare perché si sente "brutto"

Non si tratta di una semplice insicurezza passeggera, ma di un fenomeno sociale concreto legato alla percezione (spesso errata) di se stessi

© Istockphoto

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La tanto temuta prova costume non è più solo uno slogan da rivista: per milioni di vacanzieri è una vera e propria barriera psicologica. Un italiano su dieci, infatti, rinuncia ad andare al mare perché si sente... brutto. Non si tratta di una semplice insicurezza passeggera, ma di un fenomeno sociale concreto emerso da un recente sondaggio condotto da Shopping Cube. Perché sì, l'ansia da spiaggia spinge il 10% della popolazione a boicottare sabbia, scogli e ombrelloni pur di non mostrare il proprio corpo in pubblico.

La paura ha un nome -

 Si chiama "dismorfofobia da spiaggia" e si traduce nella sensazione di avere un corpo inadeguato per essere esibito sul bagnasciuga. Un'impressione legata sostanzialmente al giudizio degli altri, che però talvolta si rivela completamente distorto in relazione al reale stato del proprio fisico. E chi pensa che possa trattarsi di una tendenza poco diffusa si sbaglia. E di grosso anche, perché i dati elaborati dall'osservatorio fanno emergere una realtà piuttosto importante e più comune di quel che può sembrare.

Le donne le più "colpite" -

 Su un pubblico di 850 internauti interpellati risulta che questo disturbo sia più diffuso tra le donne, con punte del 60% nella fascia d'età compra tra i 25 e i 34 anni. Ma anche gli uomini non sono esenti, con un 47%, nella stessa fascia d'età, che risulta essere affetto da questa particolare fobia. Anche tra gli adolescenti il nuovo fenomeno si fa sentire con particolare insistenza, con picchi del 51% tra le ragazze e del 45% tra i ragazzi.

Le cause: dai difetti alle paure -

 Ma quali sono le cause di questa fobia. Ci si sente brutti per via di presunti difetti fisici, problemi di sovrappeso. Oppure ancora perché si ha l'idea di essere impacciati. O ancora si ingigantiscono le imperfezioni fisiche di piedi, spalle, mani, gambe ma anche capelli. E qui, fisiologicamente, si sentono chiamati in causa maggiormente gli uomini, con un 7% che non vuole esibire in spiaggia la propria calvizie. Sempre stando alla ricerca dell'Osservatorio Shopping Cube sulle Nuove Tendenze, ci sono anche motivazioni più antropologiche. C'è chi si dice impaurito dalla "vita di gruppo" che si fa in spiaggia e che spinge inevitabilmente al confronto fisico (qui si riconosce un buon 73% degli intervistati) e chi invece detesta tutti i giochi da spiaggia come calcio, beach volley o racchettoni (61%). Infine c'è chi non ama fare la doccia in pubblico (53%).

Malori, appuntamenti e ziette morte: le scuse più improbabili -

 Ma c'è pure chi, curiosamente, è terrorizzato dall'effetto che i gavettoni possono avere sul proprio fisico (44%). Non parliamo poi di attività collettive sul bagnasciuga come balli o ginnastica odiate dal 33% del campione; o, ancora, c'è un discreto 23% che preferisce fare il bagno con indosso una maglietta. In quest'ultimo caso, il soggetto evita il mare e ricorre a scuse per non aggregarsi al gruppo: si va dal classico mal di testa (71%) alle temperature troppo alte (64%), dal pretesto di accudire un familiare (52%) a quello di un appuntamento (46%), dalla visita del medico (36%) alla diretta in tv della partita di calcio (31%) arrivando persino a inventarsi lutti improvvisi come estrema ratio (17%). Nel caso degli adolescenti dominano invece compiti delle vacanze da fare proprio quel giorno (64%), oppure voler seguire una serie tv (49%). Si simula un appuntamento (45%), un impegno con i genitori (37%), una visita medica (31%), o anche partite di calcetto, padel o tennis (25%).

I rimedi? Ci sono -

 La moda può venire in aiuto per combattere questo senso di inadeguatezza. Ottavia Pittaluga, direttrice dell'Osservatorio Shopping Cube sulle Nuove Tendenze, imprenditrice e sviluppatrice di esperienze di commercio virtuali, spiega: "L'unico consiglio veramente valido è sentirsi a proprio agio nel corpo e la scelta di un look adeguato serve proprio a valorizzare il corpo, coprendo vergogne e mettendo in luce punti di forza. Al mare vale la regola del 'non per forza tutto scoperto'. Il mare è un bene pubblico e un diritto alla salute. Per lo stesso motivo anche la moda mare dovrebbe seguire questo pilastro. L'inclusività non è solo una questione di centimetri in più sulla linea di cintura; è una risposta ai bisogni reali di corpi unici".

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