Si è spento il sole e chi l'ha spento sei tu

Dai Pink Floyd ai Subsonica: ecco la playlist che "oscurerà" anche l'eclissi

Se non riuscite a vedere lo spettacolo del cielo durante un'eclissi, c'è comunque un'alternativa: mettere della buona musica a tema

di Manuel Santangelo
© Getty

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Il protagonista di You are so Vain di Carly Simon usava un comodo jet privato per arrivare fino in Canada, più precisamente in Nuova Scozia, per assistere a un'eclissi totale di Sole. Probabilmente non saranno in molti a poter replicare questa soluzione ma il pezzo sarebbe una perfetta entrée in una playlist tutta a tema eclissi. Un fenomeno che affascina da sempre l'arte e la musica, diventando metafora di tanto altro, al punto da imprimersi nelle cornee di un'intera generazione, troppo giovane per ricordare quella memorabile del 1999 ma abbastanza attempata per ricordare quegli anni senza Spotify, in cui MTV presentava profeti del grunge impegnati a evocare un "Black Hole Sun" e rapper nostrani che aspettavano il sole e la riscoperta di una nuova identità

Eclissi classiche e latinoamericane -

 Fa strano pensare che Bonnie Tyler sia scomparsa proprio a distanza di un mese da una grande eclissi. La luce della cantante gallese si è oscurata infatti a luglio, lasciando come pesante eredità quella Total Eclipse of the Heart, in cui il fenomeno diventava riflessione sull'amore perduto: "C'era una volta una luce nella mia vita. Ma ora c'è solo amore nell'oscurità" era il verso che meglio riassumeva il messaggio della canzone. Chi è cresciuto in Paesi "ispanoablanti" tuttavia potrebbe ricordare meglio la cover arrivata a stretto giro per opera dell'altrettanto bionda Lisette. L'artista cubana pubblicò infatti Eclipse Total del Amor, stravolgendo completamente il testo fino a trasformarlo in una preghiera per un amante. Una supplica energica che si esaurisce nell'estenuante ripetizione dell'implorazione "Mirame". Anche la messicana Natalia Lafoucade d'altronde qualche anno fa rivisitava i classici del folklore latinoamericano e in Eclipse usava il fenomeno per parlare di un amore finito. Un atteggiamento decisamente più melodrammatico di quello  suggerito comunque alle nostre latitudini da Carmen Consoli che cantava di un' "ennesima eclisse tra un dolore e un altro".

A volte però un'eclissi può essere metaforicamente la perfetta fine di un discorso. I Pink Floyd non a caso decisero di chiudere The Dark Side of the Moon con un brano dal testo tanto ermentico quanto affascinante, titolato alla fine proprio EclipseRoger Waters ha raccontato a Uncut che quella suite nacque proprio per regalare una degna conclusione a quel ponderato discorso musicale, anche se la sua genesi si rivelò alla resa dei conti tanto urgente quanto rapida: "Ho scritto Eclipse e l'ho portata a un concerto alla Colston Hall di Bristol, scritta su un foglietto a righe".

Eclissi amorose e post nucleari -

 Se Eclipse dei Pink Floyd rappresenta il non plus ultra delle canzoni sul tema, non mancano variazioni più particolate, che possono essere suonate in sottofondo o evocate da chi non sa affascinare la dolce metà raccontandole di luna e stelle nel cielo. C'è chi ha paragonato l'eclissi a una notte di passione, come l'argentino Luciano Pereyra in Eclipse de Luna, e chi l'ha presa come la fine di un amore (il rapper Earl Sweatshirt in Eclipse, per esempio). Senza dimenticare chi è stato così pessimista da vedere il fenomeno come un fosco presagio. Si pensi in quest'ultimo caso al bizzarro nume tutelare del post-punk tedesco Klaus Nomi. Non che i Creedence Clearwater Revival fossero più ottimisti nella loro Bad Moon Rising, in cui piazzavano il bizzoso satellite della Terra in un tourbillon di disastri raccontati con impareggiabile allegria.  Per citare l'immortale cantante e poeta canadese Leonard Cohen verrebbe da dirgli "You want it darker, We kill the flame".

Eclissi da commiato -

 La fiamma sicuramente l'aveva spenta nel 1994 la morte di Kurt Cobain, vero fantasma che si aggira tra i versi di Black Hole Sun, caposaldo del grunge cantato da un'altra voce costretta ad eclissarsi presto come quella di Chris Cornell. Lo storico videoclip dalle suggestioni quasi lynchiane contribuì al successo del pezzo, al pari di quanto fece in tempi più recenti quello di Blackstar. Se la hit dei Soundgraden era quasi un addio mascherato a Cobain, Blackstar era il commiato di David Bowie al mondo intero, con il fu Ziggy Stardust che salutò il mondo tre giorni dopo la pubblicazione del brano e del disco omonimo da cui quest'ultimo è stato estratto. Se ne andava con questo cupo e affascinante addio lo Starman, felice probabilmente di tornare in quel cielo da cui aveva iniziato la sua personale "Space Oddity".

Killing the blue moon -

  La lunga carriera di Bowie forse sarebbe stata meritata anche dal suo sfortunato connazionale Nick Drake, che in cielo disegnò per sempre la sua Pink Moon, autografando un testamento artistico che sarebbe tornato utile ahinoi solo una manciata di anni dopo. Decisamente più successo lo ebbe Bill Withers, che lanciò la sua carriera proprio lamentandosi che "Ain't No Sunshine". Un exploit che impedì al soulman di continuare una soddisfacente carriera nell'industria dei sanitari ma se ne sarà fatto una ragione. “È la più grande canzone mai scritta. Nessuno ha una canzone come The Killing Moon, nemmeno Bowie” asserisce invece un campione di modestia come Ian McCulloch, che con i suoi Echo & the Bunnyman creò questa hit quasi involontaria che parlava di fato e libero arbitrio citando quella Blue Moon diventata standard jazz grazie alla voce di Billie Holiday,

Eclissi made in Italy -

 Tra chi "ballava nel buio" come lo Springsteen di Dancin' in the dark e chi annunciava l'arrivo del sole come i Beatles di Here Comes the Sun, passando per quell'inno al sole che è Sunny del one hit wonder Bobby Hebb, viene a questo punto da chiedersi il più classico degli "e l'Italia che fa?". Ebbene è il momento di ricordare come anche i grandi nomi della musica nostrana siano rimasti affascinati dal fenomeno dell'eclissi. Come spesso in questi casi anche stavolta ad aprire la strada ci pensò Mina, che negli anni Sessanta prestò la sua voce a Eclisse Twist, trave portante della colonna sonora de L'eclissi, il capolavoro dell'incomunicabilità su schermo a opera di Michelangelo Antonioni. Ma vanno citati anche i Subsonica, che chiusero l'album Eclissi con una suggestiva title-track tutta strumentale e Vinicio Capossela, che nella sua Signora luna, confonde la donna che ama e il satellite. Forse l'eclissi autorizza certi voli pindarici, rappresentando un momento in cui tutte le certezze cadono e sembra spezzarsi il normale continuum spazio-temporale.

E allora aveva ragione Cristina Donà a chiedersi "Quando arriva l'eclisse?" nel brano omonimo, vedendola come un modo per salvarsi dalla realtà e restare "senza sensi di colpa". L'ultima luna di Lucio Dalla va ammirata ma "aspettando sempre il sole", come faceva Neffa in un momento di grande trasformazione umana e artistica. Un percorso che poi sarebbe continuato nei decenni fino a tornare nel 2022 al rap, in quel featuring con Gemitaiz per la street hit Eclissi. Un pezzo che ci regala una chiosa quasi perfetta: "Sì, ci siamo visti, solo canzoni tristi. Mantieni l'occhio nudo sull'eclissi". Rielaborandola un po' potremmo dire piuttosto, godetevi queste canzoni quasi tutte tristi ma per favore non guardate l'eclissi a occhio nudo. Perché si tratta di uno spettacolo bellissimo, che non merita tuttavia di essere l'ultimo che vedrete nella vostra vita. 

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