L'ex presidente siriano Bashar al-Assad è stato condannato a morte in contumacia dal tribunale penale di Damasco, dopo averlo riconosciuto colpevole di "crimini di guerra" e "crimini contro l'umanità" commessi durante i 14 anni di conflitto in Siria, che hanno provocato la morte di circa mezzo milione di persone. Anche il fratello minore dell'ex leader siriano, Maher, è stato condannato a morte in contumacia.
"Perseguito in tutto il mondo" -
Il tribunale di Damasco ha deciso che l'ex presidente dovrà "essere perseguito a livello internazionale", stando a quanto riferito dal media al Arabiya. Assad è stato riconosciuto colpevole delle accuse di crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi durante la guerra civile in Siria. Si tratta della prima sentenza contro il dittatore pronunciata dalle autorità di transizione, che quest'anno hanno avviato processi, in presenza e in contumacia, contro esponenti del precedente governo.
La fuga a Mosca -
Dopo la caduta repentina e inaspettata del regime baathista della dinastia degli Assad, spazzati via nel 2024 dopo oltre 50 anni di repressione e violenza nei confronti del popolo siriano, l'ex presidente è fuggito in Russia insieme alla sua famiglia. Il Paese guidato da Vladimir Putin ha concesso asilo all'ex presidente siriano e ai suoi familiari e da allora il dittatore siriano non è più apparso in pubblico. Nella capitale russa si troverebbe anche Maher al-Assad, già comandante della Quarta Divisione corazzata e considerato per anni uno dei principali responsabili dell'apparato militare e repressivo del precedente governo.
La vita agiata in Russia -
Le informazioni sulla residenza esatta e sulla vita quotidiana di Assad sono scarne. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Assad e la sua famiglia vivono nel quartiere moscovita di Rublyovka, un sobborgo di lusso nella periferia ovest della capitale dove ci sono oligarchi, politici e milionari russi. Nonostante le sanzioni internazionali, la famiglia Assad gode di un'ottima disponibilità economica grazie ai soldi spostati in Russia prima del rovesciamento del regime.
La condanna per gli altri familiari -
La Corte ha inflitto la stessa condanna a Atef Najib, cugino di Assad ed ex capo della sicurezza politica nella provincia di Deraa, nel sud della Siria, per omicidio premeditato e tortura. Najib è considerato una delle figure maggiormente coinvolte nella repressione che precedette lo scoppio della rivolta siriana del 2011. Nel marzo di quell'anno, sotto la sua responsabilità, un gruppo di adolescenti venne arrestato e torturato per aver scritto sui muri di una scuola slogan contro Bashar Assad. Le proteste organizzate per chiederne la liberazione e la successiva risposta delle forze di sicurezza contribuirono a innescare la sollevazione nazionale, che sarebbe poi sfociata nella guerra civile. Najib, ex generale di brigata dell'esercito siriano e all'epoca capo del ramo della Sicurezza politica nella provincia di Daraa, è stato arrestato dalle nuove autorità siriane nella provincia costiera di Latakia il 31 gennaio 2025.