Uscirà il 28 agosto Timeless, l'album postumo di Prince che raccoglierà dieci perle provenienti direttamente dal suo sterminato archivio. L'operazione a prima vista sembrerebbe configurarsi come un qualcosa di molto diverso rispetto a ciò cui siamo ormai abituati in questi casi: la fondazione The Prince Estate non si è infatti limitata a mettere assieme una decina di tracce più o meno inedite per racimolare qualche soldo. Timeless promette piuttosto di diventare una piccola compilation, in cui ogni canzone sarà in grado di rappresentare un decennio diverso del percorso discografico di Prince Roger Nelson. L'album è stato creato con raziocinio, raccogliendo materiale inciso tra il 1977 e il 2016. Un viaggio in musica che si chiude non a caso con una versione dal vivo di How Come You Don't Call Me Anymore?, registrata proprio in quello che fu l'anno della sua scomparsa. L'idea sbandierata dall'operazione è quella di raccontare attraverso queste canzoni l'intera evoluzione creativa del genio di Minneapolis, rappresentando un perfetto "entry level" per chi lo stesse appena scoprendo.
Fatto da solo, donato a tutti -
Uno dei singoli che abbiamo già imparato ad apprezzare in questi mesi è With This Tear, registrato ai Paisley Park Studios a novembre 1991. Un brano ormai fisso nelle rotazioni radiofoniche già dallo scorso 2 aprile, quando è uscito in concomitanza con il decimo anniversario della scomparsa del cantante. Come detto, si tratta di un brano perfetto per capire chi era Prince, un artista tanto versatile e perfezionista da prendersi la briga di suonare, produrre e arrangiare ogni singolo strumento pur di farlo suonare come voleva. With This Tear venne concepita ad appena un mese dall'uscita dell'album Diamonds and Pearls, salvo poi venire donata prima a Celine Dion (che la incise nel 1992) e poi a Carmen Electra (che la inserì nel suo album omonimo).
Vibes anni Novanta -
Gli anni Novanta furono un periodo di grande trasformazione per il nostro e forse anche per questo si è scelto di puntare, per lanciare l'album, non solo su With This Tear ma anche su Stone. Quest'ultimo pezzo, che risale più o meno alla primavera del 1995, rappresenta un esperimento interessante per Prince, che passò in pochi anni dal creare musica in completa solitudine a scrivere brani come questo, facendosi affiancare addirittura da tre professionisti: Sandra St. Victor, Tom Hammer e Jules Van Even nello specifico. Stone è all'apparenza un r&b delicato che tuttavia nasconde, sotto i ritmi suadenti, la voce di un uomo arrabbiato e dal cuore impietrito. Una popstar che, pur di garantirsi la sua libertà artistica, era stata capace anche di fare il dito medio all'industria discografica, sostituendo il proprio nome con un geroglifico illeggibile. Non è così sorprendente, sapendone la storia e il retroterra, che il brano sia stato insomma definito da Rolling Stone USA "profondamente personale". La testata, come anche la CNN, ha esaltato il lavoro evidenziando in particolare la performance vocale del cantante e l'arrangiamento sorprendentemente essenziale del tutto.
Volevo solo vederti ridere sotto la pioggia viola -
Timeless è solo l'ultima iniziativa all'interno di un percorso di celebrazione messo in piedi dalla The Prince Estate in occasione del decennale della scomparsa dell'artista. Abbiamo avuto per esempio solo un paio di mesi fa la Prince Celebration, che ha disseminato la strada tra Paisley Park e il centro di Minneapolis di eventi speciali. La "purple rain" continua a cadere ancora insomma e, per una volta, sarà difficile trovare qualcuno pronto a lamentarsi di un simile scroscio. (Non) prendete gli ombrelli. "I only wanted to see you laughing in the purple rain", avrebbe detto Prince.