Era la mattina dell'esame di terza media, ma del giovane nessuna traccia. Lo aveva già fatto intendere i giorni precedenti: lui - "ragazzo di strada" - non ne voleva sapere di sottoporsi alla prova, perché "non mi serve la licenza media per spacciare". È stato il professor Luigi Faraldi, vicepreside dell’istituto comprensivo Galileo Galilei di Taranto, a convincerlo. Non con minacce, cadute nel silenzio, né con promesse vuote. Ma con un semplice giro in moto, e con un gesto di affetto che lo studente ha riconosciuto con commozione.
Gli avvertimenti e il giro in moto -
È stato lo stesso Faraldi, che lavora anche come insegnante di sostegno nella scuola tarantina, a notare l'assenza del ragazzo. Prima una telefonata alla madre, ma il giovane dormiva e nessuno riusciva a svegliarlo. Poi i toni si sono inaspriti: "Ho risposto con un avvertimento: mi sarei presentato sotto casa e, se entro dieci minuti non avessi visto il ragazzo arrivare, avrei chiamato i carabinieri", ha raccontato a Repubblica. Dopo un po', Faraldi e lo studente si sono incontrati a metà strada, avviandosi verso la scuola, ma il ragazzo ancora non ne voleva sapere dei banchi e dell'esame. A quel punto la lampadina: "Gli ho proposto di svolgere la prova nel plesso del quartiere Tamburi. Ci saremmo arrivati dopo un giro in moto. E una colazione al bar".
La commozione del giovane: "Non credevo mi volesse davvero bene" -
Al giro in moto con il vicepreside, neanche il "ragazzo di strada" ha potuto resistere. Alla fine della prova scritta, il giovane è uscito ed è andato a cercare Luigi Faraldi per abbracciarlo: "Mi ha detto: professore, non credevo mi volesse bene davvero". Ma per lo studente c'era ancora lo scoglio della prova orale da superare. Allora, "non come contentino ma come rinforzo positivo", il vicepreside gli ha fatto una ulteriore proposta: un bel pranzo a un fast food insieme ai compagni di classe. "Ha funzionato, ci siamo andati".
La battaglia contro la dispersione scolastica -
Un approccio particolare, che Faraldi ha fatto suo da tempo nella lotta contro la dispersione scolastica. "L'ultimatum funziona solo con chi ha qualcosa da perdere", ha spiegato. Ma spesso chi abbandona la scuola non ha nemmeno una scelta, viene da famiglie disastrate con genitori assenti. Per questo i giovani serve invece accompagnarli, guadagnandosi la loro fiducia, il loro interesse e i loro occhi. "Serve dire ogni tanto: oggi non facciamo lezione, perché non mi parlate dei vostri sogni, di cosa vi passa per la testa?". E poco male se per farlo, come Luigi Faraldi, bisogna fare 200 chilometri al giorno da casa all'istituto.