Per la prima volta un gruppo di scienziati ha utilizzato l'intelligenza artificiale per creare nuovi tipi di virus, alimentando speranze di progressi in campo medico ma sollevando al contempo la preoccupante possibilità che, un giorno, tale tecnologia possa essere impiegata per ideare patogeni pericolosi. Lo riporta il New York Times.
Nuovo orizzonte -
La creazione di virus in laboratorio non è una novità. Da molto tempo infatti gli scienziati hanno imparato a produrre genomi virali con cui poi analizzare e studiare farmaci e vaccini. La tecnica è impiegata anche per comprendere il mero funzionamento dei virus. Ma il nuovo studio pubblicato sulla rivista Science dall'Arc Institute, di Palo Alto, va oltre. Gli scienziati sono riusciti ad addestrare l'intelligenza artificiale a riconoscere schemi di Dna presenti in natura per rielaborarli e produrre virus completamente nuovi. Si tratta di una scoperta incredibile: i ricercatori hanno utilizzato i dati derivanti dalle rielaborazioni per creare molecole di Dna che sono state inserite nei batteri. Da qui, i batteri modificati hanno prodotto virus mai visti in natura e quindi in grado di infettare altri batteri.
Nella pratica -
I ricercatori hanno addestrato Evo, il modello di intelligenza artificiale da loro utilizzato, usando 11 geni del virus Phi X-174 e circa 15 mila virus a esso strettamente correlati. Dopo aver analizzato questi genomi, Evo ha generato 700 mila possibili nuove versioni del virus. Gli scienziati hanno selezionato soltanto quelle considerate più promettenti, e alla fine hanno sintetizzato 285 sequenze genetiche suggerite dall'intelligenza artificiale e le hanno inserite nei batteri per verificarne il comportamento. Nella maggior parte dei casi gli esperimenti non hanno prodotto risultati. In alcuni campioni, però, i ricercatori hanno osservato la comparsa di segnali tipici della moltiplicazione virale. In totale, 16 genomi progettati dall'intelligenza artificiale hanno prodotto nuovi virus funzionanti.
Un problema? -
Questi nuovi virus creati tramite l'intelligenza artificiale non rappresentano una minaccia per l'uomo. Sono infatti simili al Phi X-174 presente in natura e capace di infettare esclusivamente i batteri. Tuttavia, il nuovo studio alimenta i timori che l'intelligenza artificiale possa consentire la creazione di una nuova generazione di armi biologiche, spaziando da veleni letali a pandemie inarrestabili.
Dal canto loro, i ricercatori erano già consapevoli dei potenziali pericoli e non hanno fornito dati su virus che possono infettare gli essere umani. Sono stati esclusi anche quelli che possono colpire entità come animali, piante e funghi. Dunque Evo non è in grado di generare genomi di virus che potrebbero rappresentare una minaccia per l'uomo. "Volevamo semplicemente essere estremamente cauti", ha affermato Brian Hie, biologo computazionale dell'Università di Stanford e uno degli atuori del nuovo studio.