Nuova edizione dello University Report

Stipendio, competenze reali e opportunità: laurearsi conviene ancora?

Secondo l’Osservatorio JobPricing, la laurea resta un vantaggio economico e professionale. Ma solo a determinate condizioni 

© Istockphoto

© Istockphoto

"La laurea resta un investimento solido, ma il suo rendimento dipende sempre più dall’ecosistema in cui viene spesa": Matteo Gallina, responsabile dell'Osservatorio JopPricing, sintetizza così il risultato emerso dallo University Report 2026. Lo studio, dedicato al valore dell’istruzione nel mercato del lavoro italiano, analizza il rapporto tra titolo di studio, occupazione, retribuzione, carriera, area disciplinare, ateneo frequentato e tempi di recupero dell’investimento universitario. Il quadro che emerge è chiaro: la laurea continua a rappresentare un vantaggio economico e professionale, ma il suo rendimento dipende sempre più dalle condizioni in cui viene conseguita e valorizzata.

La differenza tra laureati e non in busta paga -

 Contano il percorso scelto, il territorio, il tipo di ateneo, la coerenza tra studi e lavoro svolto e la capacità del sistema produttivo di assorbire competenze qualificate. A dimostrarlo ci sono i dati: nel 2025 le persone laureate hanno registrato una Ral media pari a 42.378 euro, contro i 30.999 euro di chi non ha conseguito una laurea: un differenziale di circa +37%. Il vantaggio cresce con l’età: nella fascia 25-34 anni chi ha una laurea guadagna in media il 21% in più rispetto a chi non ce l’ha, ma il divario sale al 49% tra i 45-54 anni e raggiunge il 68% tra chi ha almeno 55 anni. Il ritorno economico della laurea, quindi, tende a manifestarsi soprattutto nel medio-lungo periodo, quando il titolo di studio può facilitare l’accesso a ruoli più qualificati, responsabilità maggiori e percorsi di carriera più solidi. 

Dipende anche dalla facoltà... -

  Il report evidenzia però anche una forte differenziazione tra percorsi. Tra i laureati 25-34 anni, la Ral media è pari a 34.445 euro, ma le aree ingegneristiche, Stem, economiche e statistiche si collocano stabilmente sopra la media. In cima troviamo Ingegneria chimica e dei materiali con 37.693 euro (+9,4%), seguita da Ingegneria meccanica, navale, aeronautica e aerospaziale con 37.334 euro (+8,4%) e Ingegneria gestionale con 36.935 euro (+7,2%).

Le aree umanistiche, linguistiche, pedagogiche, psicologiche e politico-sociali si posizionano invece più spesso sotto la media retributiva dei giovani laureati. 

... e dall'ateneo -

 Anche l’ateneo incide, ma non come indicatore assoluto di qualità. La classifica per Ral media dei laureati 25-34 anni vede al primo posto l’Università Bocconi con 42.007 euro (+22% rispetto alla media), seguita da Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università Cattolica del Sacro Cuore e Università degli Studi di Parma.

Guardando invece allo University Payback Index, l’indice che misura il tempo medio necessario per recuperare l’investimento universitario, il valore più favorevole è quello del Politecnico di Torino: 13 anni per gli studenti in sede e 14,9 anni per i fuori sede. 

Il mondo del lavoro cambia, ma l'Italia no -

 Il tema del rendimento dell’istruzione si inserisce in un contesto di profonda trasformazione del mercato del lavoro. L’intelligenza artificiale, la transizione green e la crescente domanda di competenze tecnico-specialistiche rendono sempre più urgente rafforzare il legame tra sistema formativo e sistema produttivo. In Italia, tuttavia, il ritardo resta significativo: il Paese investe in istruzione il 4% del Pil, contro una media Ue del 4,8%, e solo il 31,6% dei 25-34enni possiede un titolo di istruzione terziaria, contro una media Ocse del 48,7%. 

Pochi laureati e impiegati male -

 A questo si aggiunge il nodo del mismatch. Secondo i dati riportati nel report, il 36% delle persone occupate con laurea tra i 25 e i 34 anni risulta sovraistruito rispetto al ruolo svolto. Il problema, quindi, non è solo aumentare il numero di laureati, ma creare le condizioni perché le competenze acquisite vengano realmente utilizzate e valorizzate.

"Il report racconta anche una fragilità strutturale del nostro Paese: abbiamo pochi laureati rispetto alle principali economie avanzate e, allo stesso tempo, non sempre riusciamo a utilizzare al meglio quelli che formiamo. Il tema del mismatch è centrale, soprattutto in una fase in cui intelligenza artificiale, transizione green e trasformazione digitale stanno cambiando rapidamente la domanda di competenze", spiega Andrea Anselmi, Consultant JobPricing. "Per questo non basta aumentare il numero di titoli universitari: serve rafforzare il collegamento tra università, imprese e territori, creando percorsi capaci di trasformare la formazione in lavoro qualificato, crescita professionale e retribuzioni adeguate". 

Ti potrebbe interessare