Era uno degli artisti più versatili della cultura italiana del secondo Novecento. Francesco Guccini, scomparso quest'oggi all'età di 86 anni, viene ricordato soprattutto per le sue canzoni, ma ridurlo al solo mestiere di cantautore significherebbe raccontare solo una parte, seppur importante, di una carriera che ha attraversato la letteratura, il fumetto e il cinema con la stessa curiosità e la stessa cura per i dettagli.
Lo scrittore che raccontò Pàvana e il maresciallo Santovito -
Il suo debutto come romanziere risale al 1989 con Cròniche epafàniche. Pubblicato da Feltrinelli, diventò subito uno dei titoli più amati della sua produzione letteraria. Un racconto che, pur senza dichiararsi apertamente autobiografico, riporta alla luce l'infanzia trascorsa a Pàvana, il paese simbolo dei ricordi dell'artista, a cui tornò più volte nei suoi scritti, arrivando a curarne persino un dizionario dialettale nel 1998. Seguirono Vacca d'un cane e Cittanòva Blues, a completare quella che è diventata una vera trilogia sulla sua vita: dai monti dell'Appennino tosco-emiliano fino alla scoperta di Bologna, città che divenne presto il suo vero orizzonte intellettuale, ben più di Modena, dove pure era nato il 14 giugno 1940 e che non amò mai fino in fondo.
Dal 1997 iniziò poi un lungo sodalizio con Loriano Macchiavelli, che portò alla nascita di otto romanzi scritti a quattro mani, spesso ambientati nel genere noir e capaci di dare vita a un personaggio diventato iconico nel giallo italiano: il maresciallo Benedetto Santovito. Nel 2019 arrivò anche Tralummescuro, finalista al Premio Campiello, mentre non va dimenticata la sua passione meno nota per la dialettologia e la lessicografia, coltivata attraverso studi sui dialetti dell'Appennino modenese.
Attore per passione, tra Ligabue, Pieraccioni e i fumetti -
Parallelamente alla scrittura, Francesco Guccini coltivò anche una carriera cinematografica mai particolarmente affollata, ma costante nel tempo. Il debutto sul set risale al 1976, con una partecipazione televisiva dedicata alla città di Bologna, mentre negli anni successivi arrivarono ruoli in pellicole diverse per tono e ambizione. Tra i titoli più noti figura Radiofreccia, esordio alla regia di Luciano Ligabue nel 1998, accanto a Stefano Accorsi, ma anche diverse collaborazioni con Leonardo Pieraccioni, tra cui Una moglie bellissima, Ti amo in tutte le lingue del mondo e soprattutto Io & Marilyn del 2009, il film con la maggiore affluenza di pubblico tra quelli che lo hanno visto protagonista. A completare il suo rapporto con il grande schermo, anche alcune colonne sonore, come quella del film Nenè del 1977, e un'apparizione nel 2023 nel docufilm dedicato al collega Enzo Jannacci, ultima testimonianza pubblica di un artista capace, fino alla fine, di muoversi con naturalezza tra musica, parole e immagini.
Non va dimenticato, in questo percorso artistico così ampio, nemmeno il suo lavoro come fumettista. Coltivato soprattutto tra gli anni Sessanta e Ottanta, Guccini fu protagonista di una decina di pubblicazioni legate anche al mondo del disegnatore Bonvi, altro protagonista della cultura popolare bolognese di quegli anni: un aspetto meno noto della sua biografia, ma che testimonia quanto Francesco Guccini fosse restio a fermarsi su un solo linguaggio espressivo, muovendosi liberamente tra parola scritta, immagine disegnata e narrazione per immagini in movimento.
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