numeri piccoli ma in salita

Trasparenza salariale, in arrivo le prime richieste dai dipendenti: "Le aziende pronte a rispondere"

L'obiettivo a lungo termine, con la disciplina sulla trasparenza retributiva, resta uno: portare le aziende a sanare il gap salariale fra lavoratrici e lavoratori

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Ecco le prime richieste per conoscere quanto guadagnano i colleghi. A quasi due mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo 96/2026, che ha recepito in Italia la direttiva Ue 2023/970, volta a rafforzare la parità di retribuzione fra uomini e donne nel mondo del lavoro, le aziende hanno cominciato a ricevere le prime richieste di informazioni sui livelli retributivi medi, suddivisi per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso impiego o uno "di pari valore". È quanto emerge da una prima indagine del "Sole 24 Ore" fra gli studi legali e i responsabili delle risorse umane di alcune aziende.

Un po' di numeri -

 La portata delle richieste è ancora contenuta, ma ha iniziato a salire. Al 15 luglio, secondo quanto emerso da un'indagine condotta per "Il Sole 24 Ore" dall’associazione Gidp, Gruppo intersettoriale direttori del personale, l'8% fra i responsabili delle risorse umane aderenti al sondaggio ha ricevuto dai lavoratori una richiesta di informazioni sui livelli salariali medi relativi alla propria specifica mansione o ruolo. I manager delle risorse umane che hanno risposto appartengono ad aziende localizzate per il 65% nel Nord e il 42% ha in Italia oltre mille dipendenti.

L'entità della curiosità dei lavoratori che hanno chiesto informazioni sui livelli salariali dei colleghi, però, è varia, così come il tipo di risposta dei datori di lavoro. Il 50% dei direttori Hr coinvolti nell'indagine ha dichiarato che la propria azienda sta strutturando una procedura standardizzata ad hoc insieme al team legal-payroll. Il 25% ha risposto che era già previsto un sistema di "total reward", con dati pronti, e che quindi l’azienda risponderà tempestivamente, e un altro 25%, invece, valuterà e gestirà le richieste caso per caso, senza un processo standard.

Le conferme -

 A testimoniare l'arrivo di simili richieste sono vari operatori del settore, come Davide Boffi, partner nell’ufficio di Milano dello studio legale internazionale Dentons e responsabile della practice di Employment and Labor in Europa e Italia. "Sono arrivate diverse richieste da lavoratori dei settori farmaceutico e automobilistico. Le aziende si stanno preparando a rispondere", ha spiegato Boffi a "Il Sole 24 Ore".

A lui si aggiunge Ornella Patané, socia dello studio legale Toffoletto De Luca Tamajo, studio legale specializzato in diritto del lavoro e consulenza Hr. "Sono arrivate richieste di conoscere i livelli retributivi medi. In un caso è giunta una richiesta di avere dati retributivi medi e mediani dei dipendenti anche da parte di una Rsu, anche se allo stato non c’è un obbligo di condividere questi dati con i rappresentanti dei lavoratori, i quali possono solo supportare i dipendenti nella richiesta di informazioni", ha dichiarato l’avvocata sempre al quotidiano economico.

Problemi in vista? -

 Richiedere i dati sulle retribuzioni medie dei colleghi lavoratori serve principalmente a verificare se ci sono differenze rilevanti fra la propria retribuzione e quella degli altri lavoratori che svolgono mansioni uguali o comparabili alle proprie. In seguito alle verifiche, se si ritiene che ci siano differenze di salario non giustificate da motivi oggettivi, o che ci sia un trattamento discriminatorio, si può attivare la tutela prevista dal Codice delle pari opportunità tra uomo e donna (Dlgs 198/2006). Finora però, come spiegato dall'avvocato giuslavorista Vittorio De Luca a "Il Sole 24 Ore", managing partner dello studio legale De Luca & Partners, "queste tutele previste dal Dlgs 198/2006 sono state invocate in misura limitata nelle cause di lavoro".

Ma tutto potrebbe cambiare: "L’entrata in vigore della disciplina sulla trasparenza retributiva è tuttavia destinata a incidere profondamente su questo scenario. La maggiore disponibilità di informazioni sui trattamenti economici potrebbe infatti agevolare l’emersione di potenziali disparità retributive e rendere più frequenti le vertenze di lavoro", ha continuato De Luca. L'obiettivo a lungo termine, grazie alla disciplina sulla trasparenza retributiva, resta uno: "Portare le aziende a sanare il gap salariale fra lavoratrici e lavoratori, che in Italia, secondo i dati Inps, in alcuni settori, come ad esempio attività manifatturiere e servizi finanziari, raggiunge picchi di oltre il 20%, un livello doppio rispetto alla media generale Ue".

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