Una vita da gangster sullo schermo

Addio a Vincent Pastore, il mitico "Big Pussy" de I Soprano

Caratterista come non se ne fanno più, l'attore italo-americano era stato per anni una presenza fissa nelle serie tv e nei film sulla malavita, apparendo anche in classici come "Quei bravi ragazzi" e "Carlito's Way"

© Getty

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Vincent Pastore è scomparso a 80 anni, nella sua casa nel Bronx. Lo ha comunicato il suo collaboratore di lunga data Steve Villano all'Hollywood Reporter, raccontando come lo storico interprete di Salvatore "Big Pussy" Bompensiero ne I Soprano si sia spento nel sonno sabato notte. Pastore apparteneva a una specie in via d'estinzione nella Hollywood moderna: non era una star, non ambiva a esserlo e non gli interessava uscire dal tipo di ruolo che l'industria gli aveva cucito addosso. Tutti lo chiamavano per interpretare quasi sempre il gangster italo-americano e lui ne era orgoglioso. Non si sentiva ingabbiato in quella maschera, anzi ne andava fiero, arrivando a raccontare che lui stesso d'altra parte aveva un padre nato e cresciuto in quegli ambienti.

Per sempre Big Pussy -

  Big Pussy, il suo personaggio più famoso, era centrale all'inizio de I Soprano. Lo conoscevamo come il braccio destro di Tony e assistevamo alla sua trasformazione in un informatore FBI, fino all'inevitabile tragico epilogo nell'episodio finale della seconda stagione. Usciva di scena tutto sommato presto, insomma, ma era indimenticabile (non solo per il protagonista della serie, che lo avrebbe sognato diverse volte in seguito). Quel ruolo garantì la notorietà definitiva a un uomo che fino ai quarant'anni non era stato nemmeno un attore professionista, occupato com'era a gestire locali notturni e bar.

La svolta ritardata -

  Il suo debutto al cinema, a fine anni Ottanta, a un certo punto venne addirittura cancellato. Pastore era infatti stato scritturato per apparire nel film Gangster, con Sylvester Stallone e diretto da William Friedkin, ma il progetto non vide mai la luce. Sembrava l'inizio di un sogno abortito prima ancora di iniziare. Ma alla fine il sospirato esordio arrivò appena qualche mese dopo in True Love (1989), con Annabella Sciorra. Lì la direttrice del casting Ellen Lewis lo notò, tanto da decidere di scritturarlo per una piccola parte in Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese.

Un uomo, una maschera -

 Quella fu la vera svolta nella carriera e nell'esistenza di Vincent Pastore, che capì dietro quale maschera nascondersi: Misterioso omicidio a Manhattan di Woody Allen, Carlito’s Way (1993) di Brian De Palma, al fianco di Al Pacino, passando per diverse comparsate nella serie Law & Order. Cambiavano i progetti, che spesso erano anche ambiziosi, ma non lui. Era un caratterista e lo si chiamava quando serviva un volto per il classico gangster italo-americano, qualcuno capace di mostrare facce e tic di quello stereotipo. Ma Pastore quella cosa sapeva farla bene, come detto non la viveva come una diminutio, e per questo affascinava anche i grandi registi (tanto da colpire anche gli autori europei dalla visione più americana, come Guy Ritchie e Luc Bresson). Vincent Pastore ha lasciato questo mondo a 80 anni nel suo letto, in maniera serena. Meritava d'altra parte una fine diversa da quella del suo Big Pussy, una maschera che ancora manca a tutte le numerose vedove di un capolavoro come I Soprano

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