Un detenuto sardo di 36 anni (e non 72 come appreso in un primo momento) è morto nella notte tra il 30 e il 31 luglio all'interno del carcere di Bancali, a Sassari, in seguito a un incendio divampato in una cella del reparto ospedaliero dell'istituto penitenziario. Secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato l'uomo ad appiccare il fuoco. Nove agenti della polizia penitenziaria, intervenuti per domare il rogo e prestare soccorso, sono rimasti lievemente ustionati e intossicati dal fumo. Trasportati al pronto soccorso dell'ospedale Santissima Annunziata di Sassari, le loro condizioni non sono gravi.
Cosa è successo -
L'uomo si sarebbe barricato nella cella, chiudendo finestre e dando fuoco agli arredi. Il fumo ha saturato la stanza, le esalazioni gli hanno fatto perdere i sensi. Gli agenti con grande difficoltà sono riusciti a entrare, trovando il detenuto ancora vivo, nel bagno della cella. Lo hanno portato fuori, ma è morto pochi istanti dopo per le gravi ustioni e le esalazioni respirate. Secondo quanto riferiscono i rappresentanti sindacali della polizia penitenziaria, il detenuto non aveva manifestato alcun segnale di agitazione nei minuti precedenti all'incendio.
Le fiamme sono state circoscritte al piccolo reparto ospedaliero nel carcere grazie all'intervento dei vigili del fuoco. Non si è resa necessaria l'evacuazione degli altri detenuti. La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un'inchiesta per chiarire la dinamica dell'accaduto. Le indagini sono affidate ai carabinieri del Comando provinciale di Sassari.
La denuncia -
I sindacati denunciano situazioni ormai insostenibili all'interno del carcere sassarese: "Parrebbe che nelle sezioni non siano presenti i bocchettoni antincendio necessari per collegare le manichette. Se confermata, questa mancanza rappresenterebbe un elemento di grave vulnerabilità, perché impedisce al personale di utilizzare strumenti fondamentali per fronteggiare incendi di tale intensità. La sicurezza degli operatori e al contempo dei ristretti non può dipendere da infrastrutture incomplete o non adeguate alle esigenze di emergenze sempre più frequenti e complesse", dichiara il segretario nazionale del Consipe, Roberto Melis.
"L'ennesimo grave episodio impone una seria riflessione sulle condizioni in cui versa il sistema penitenziario - scrive in una nota la Uil Fp PP - Non è più rinviabile un intervento concreto da parte dell'Amministrazione Penitenziaria e delle Istituzioni competenti, volto a rafforzare gli organici, garantire adeguati livelli di assistenza sanitaria e psichiatrica, migliorare gli standard di sicurezza e fornire agli operatori gli strumenti necessari per affrontare emergenze sempre più frequenti e complesse".