DOMANDE E RISPOSTE

Sistemi di riconoscimento facciale: cosa sono e come funzionano

Il provvedimento sull'uso dell'intelligenza artificiale solleva dubbi e criticità: ecco quali

© ufficio-stampa

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Il governo accelera sull'impiego dell'intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia. La Commissione Trasporti e Attività produttive ha infatti dato il via libera al decreto legislativo che adegua la normativa italiana alle disposizioni del Regolamento europeo (UE) 2024/1689, il cosiddetto AI Act. Il rischio di un uso indiscriminato di queste tecnologie e della conservazione di dati di cittadini con poco riguardo per la privacy è stato sollevato da più parti. Vediamo nel dettaglio come funziona il riconoscimento facciale con l'intelligenza artificiale.

Che cos'è e come funziona il riconoscimento facciale? -

  Si tratta di una tecnologia biometrica che identifica o verifica l'identità di una persona, analizzando i tratti del suo viso che vengono confrontati con un'immagine acquisita con un archivio di volti già registrati. Questa operazione è resa possibile da immagini o video catturate da telecamere di sorveglianza ed è simile a quella che si utilizza per sbloccare lo smartphone o per controllare gli accessi ad alcuni sistemi di pagamento. Con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, i punti chiave del volto vengono isolati e trasformati in una "impronta biometrica", confrontata con le immagini in un database per verificare se esiste una corrispondenza. Ed è in questo momento che l'intelligenza artificiale entra nel vivo della sua azione: tecniche di machine learning e deep learning vengono usate per gestire variabili come angolo del viso, illuminazione, mascherine, occhiali, qualità del frame. 

Le criticità del sistema -

 Il sistema viene utilizzata anche per attività di polizia o sorveglianza. Qui emergono i nodi più critici sollevati dalle opposizioni, legati alla privacy, sorveglianza e protezione dei dati biometrici. Entrando nel merito del provvedimento, il punto più controverso riguarda l'articolo 8 del decreto, che disciplina l'uso di sistemi di intelligenza artificiale per l'identificazione biometrica remota in tempo reale di persone in luoghi pubblici da parte delle forze dell'ordine. La polizia può fare ricorso all'AI per prevenire un attacco terroristico, alla vita o all'incolumità delle persone o in caso di attentato. Ma anche per la ricerca di persone scomparse o vittime di sequestro di persona, tratta di esseri umani o sfruttamento sessuale.

Chi chiede e chi autorizza il ricorso a questi sistemi? -

 I vertici delle forze dell'ordine possono chiederlo al procuratore oppure i pm possono emettere decreto motivato per 15 giorni prorogabili. In casi di urgenza, l'attivazione può essere attivata nell'immediato su iniziativa delle forze di polizia, con comunicazione anche verbale al procuratore. Entro 24 ore, l'autorità giudiziaria provvede all'attivazione dei sistemi.

L'uso a posteriori dei dati -

 Un'altra criticità emergerebbe con l'articolo 10, che disciplina l'impiego dei sistemi di videosorveglianza dotati di riconoscimento facciale a posteriori, supportato dall'intelligenza artificiale. La norma stabilisce che questa tecnologia è ammessa esclusivamente dopo la commissione di un reato, anche tentato, con lo scopo di identificare persone già indiziate sulla base di documentazione videofotografica e di ulteriori elementi oggettivi e verificabili, sotto la responsabilità diretta ed esclusiva di un ufficiale di pubblica sicurezza designato dal questore.

La responsabilità dell'impiego del sistema è affidata in via diretta ed esclusiva a un ufficiale di pubblica sicurezza designato dal questore. Quando ci sono particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica, l'installazione di questi sistemi può comportare il trattamento automatizzato dei dati biometrici delle persone che accedono ai luoghi a specifici luoghi o partecipano a eventi, come stadi o concerti. In questi casi, i dati raccolti vengono memorizzati in una banca dati dedicata e conservati per un periodo massimo di sette giorni dalla raccolta.

Come proteggersi -

 Tra le possibili strategie per ridurre il rischio di essere identificati dai sistemi di riconoscimento facciale, gli esperti suggeriscono innanzitutto di limitare la quantità di immagini personali disponibili online. Ciò significa evitare di pubblicare fotografie in alta risoluzione, oscurare il volto quando possibile e ridurre la visibilità di elementi distintivi, come tatuaggi o accessori facilmente riconoscibili. Esistono anche indumenti realizzati con materiali riflettenti o pattern studiati per rendere più complesso il rilevamento del volto, così come software che modificano in modo quasi impercettibile le immagini, rendendo più complesso il confronto algoritmico. Ma l'efficacia di queste soluzioni non offre garanzie assolute: i sistemi più avanzati possono infatti ricorrere anche ad altri elementi biometrici, come il modo di camminare (gait recognition), per identificare una persona.