NON SOLO CARO CARBURANTI

La "guerra del grano" nel Mar Nero fa volare i prezzi: cosa sta succedendo (e perché riguarda anche l'Italia)

Russia e Ucraina controllano una quota significativa del commercio mondiale dei cereali. L'escalation spinge le quotazioni ai massimi da mesi e alimenta i timori per i Paesi importatori. Proprio come il nostro

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Quella in corso nel Mar Nero tra Russia e Ucraina non è solo una battaglia sul petrolio e sull'energia in generale, ma anche sul grano. Negli scorsi giorni, diverse navi di Mosca che esportavano frumento sono state colpite da droni ucraini. In risposta, l'esercito di Vladimir Putin ha intensificato gli attacchi nell'area di Odessa, concentrando i bombardamenti sui terminal portuali, da dove transita circa il 90% delle esportazioni agricole di Kiev. Un fuoco incrociato che minaccia la sicurezza alimentare globale: la regione del Mar Nero è infatti cruciale per le esportazioni globali di cereali. Tutto questo si ripercuote sui mercati: l'escalation sta facendo aumentare i prezzi del grano, con quello europeo che balza ai massimi da 17 mesi.

Presi di mira il porto di Chornomorsk -

 Nelle ultime settimane, gli attacchi si sono sempre più intensificati da parte di entrambi gli schieramenti, che ora puntano a strangolarsi a vicenda colpendo le reciproche infrastrutture vitali e i traffici marittimi. Uno sviluppo drammatico che ha spinto due importanti compagnie di spedizione, Maersk e Hapag-Lloyd, ad annunciare la sospensione delle operazioni nel porto ucraino di Chornomorsk, sul Mar Nero, preso di mira dai russi. Così ha fatto anche Kernel Holding, il maggiore esportatore ucraino, che opera nel settore agricolo.

Lo scalo è cruciale per la "via del grano" nel Mar Nero. Situato a sud di Odessa, Chornomorsk è il principale punto di partenza del frumento. Ha infatti una capacità di oltre 110mila Teu all'anno: ciò significa che è in grado di riempire o movimentare 110mila container da 20 piedi (lunghi cioè 6 metri) in 12 mesi. Significa 4 milioni di tonnellate di grano all'anno, basandosi sui volumi pre-guerra. Fondamentali sono anche i porti di Odessa e Yuzhny/Pivdennyi. Il primo è il maggiore scalo marittimo del Paese, con un traffico pre-guerra di 675mila Teu e una movimentazione di oltre 3,5 milioni di tonnellate di grano. Il secondo, sempre nel distretto di Odessa, nasce e si sviluppa con una vocazione quasi esclusivamente industriale e movimentava anch'esso circa 3,5 milioni di tonnellate di grano.

Gli effetti su Ucraina e Russia -

 L'Ucraina riveste un ruolo importante nel commercio internazionale dei cereali, rappresentando il 6% circa delle esportazioni mondiali di granooltre l'11% di quelle di mais. Prima dello scoppio del conflitto, il settore agricolo era uno dei principali motori dell'economia ucraina: contribuiva per circa l'11% del Pil e generava quasi il 40% delle esportazioni totali. Le esportazioni di cereali e semi oleosi costituivano una delle principali fonti di entrate in valuta estera per Kiev. Ora, secondo funzionari del governo ucraino, l'export di grano potrebbe diminuire di un terzo a causa dei danni provocati dagli attacchi russi nei porti della regione di Odessa. Ma anche Mosca potrebbe subire importanti conseguenze in questo settore: secondo le stime più recenti pubblicate da Bloomberg, circa il 20% del grano russo per l'esportazione passa proprio dal Mar Nero, con destinazione i mercati di Asia e Africa.

Le quotazioni del grano -

 L'instabilità geopolitica si fa sentire sulle quotazioni del grano all'Euronext Parigi, considerato il riferimento europeo per il prezzo del grano tenero da macina. Si tratta, per intenderci, dell'ex Matif (acronimo di Marché à Terme International de France), storico mercato dei contratti future di Parigi, principale mercato europeo per la contrattazione di derivati sulle materie prime agricole. 

Il grano all'Euronext di Parigi balza ai massimi da 17 mesi e nelle scorse settimane ha toccato quota 237,25 euro a tonnellata, registrando un incremento di circa il 15% rispetto ai valori di inizio luglio. Ciò perché le quotazioni stanno incorporando un premio per il rischio legato alle tensioni nell'area del Mar Nero. Una situazione tenuta sotto osservazione dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad), secondo cui i prezzi globali del grano sono già aumentati del 20% dall'inizio di luglio. Per l'organo dell'Onu, un ulteriore deterioramento della sicurezza marittima nel Mar Nero potrebbe far aumentare i costi di trasporto, assicurazione, energia e prodotti alimentari, colpendo in primo luogo i Paesi più dipendenti dalle importazioni.

Ci sono rischi per l'Italia? -

 Oltre la metà del grano ucraino viene assorbita dal mercato comunitario, con Italia, Spagna, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Ungheria tra i principali punti d'approdo e transito. Il nostro Paese è particolarmente esposto perché è il terzo importatore al mondo di cereali ucraini, dopo Turchia ed Egitto. Prima della guerra, circa il 40% del mais importato dall'Italia proveniva dall'Ucraina.

Non solo Hormuz: ora c'è anche Kerch (e per Mosca è diventato un problema) -

 Come detto, i traffici marittimi sul Mar Nero stanno subendo forti pressioni per il fuoco incrociato. Una situazione sperimentata anche nel vicino (e più piccolo) Mar d'Azov, bagnato dalle coste di Russia e Ucraina e ora controllato de facto da Mosca. I due mari sono collegati tramite lo Stretto di Kerch, punto strategico per il commercio del grano. Ecco una cartina che aiuta a comprendere meglio dove si trova.

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Prima della guerra, una parte consistente dell'export cerealicolo di Ucraina e Russia transitava direttamente dai grandi porti del Mar Nero, che costituivano la principale via d'uscita della regione verso i mercati internazionali. Ma una parte minoritaria "salpava" dal Mar d'Azov e, dopo aver attraversato lo Stretto di Kerch, entrava nel Mar Nero e proseguiva verso il Bosforo e i Dardanelli, da dove raggiungeva i mercati internazionali, soprattutto in Europa, Africa e Medio Oriente.

Ecco perché Kerch viene definito da alcuni analisti una sorta di "Hormuz dei cereali": non per il volume dei traffici, molto inferiore rispetto allo Stretto tra Iran e Oman, ma perché rappresenta un passaggio strategico per una parte delle esportazioni agricole del Mar d'Azov verso i mercati globali.

Oggi, dopo l'occupazione russa, il Mar d'Azov è de facto sotto il controllo di Mosca. Tuttavia, l'egemonia russa dell'area è sottoposta a crescenti pressioni e limitazioni: Kiev, infatti, ha intensificato la campagna di attacchi con droni contro navi e infrastrutture russe nel bacino, puntando a colpire le rotte logistiche e commerciali. Secondo alcune fonti, proprio dopo i ripetuti raid ucraini, Mosca avrebbe temporaneamente limitato i transiti attraverso Kerch, ponendo le basi per possibili ripercussioni sulle esportazioni agricole russe.

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