
Assalto a Chiomonte, i No Tav rivendicano: "Eravamo migliaia, tutti black bloc" | Oltre 800 identificati
Devastate le centraline ambientali nel cantiere della Lione-Torino. Quattro fermati per devastazione con l'ipotesi dell'aggravante di terrorismo

Sabato pomeriggio si sono diretti tutti insieme - i locali e storici attivisti No Tav così come gli antagonisti italiani e stranieri - verso il cantiere di Chiomonte. Un blocco unico, unito e compatto con il medesimo obiettivo: prendere d'assalto i lavori sulla linea alta velocità Torino-Lione, concretizzati secondo una prima stima in oltre 1 milione di euro in danni. "Quello che è successo là l'abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili", ha sottolineato e ribadito più volte Guido Fissore, attivista ultraottantenne, durante la conferenza stampa indetta dal movimento No Tav a Venaus. Senza insomma nessuna distinzione tra "valligiani" del Piemonte occidentale e "black bloc".
No Tav: "Eravamo insieme, non ci sono buoni e cattivi" -
"Il racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali è stato il solito dai tempi del primo G7, da Genova o anche da prima: ci sono i valligiani che volevano manifestare tranquillamente, poi arrivano i black bloc", ha spiegato Fissore. "Questa divisione è assolutamente falsa: se voi aveste visto il corteo che partiva di qua, sapreste che sono andati su in migliaia verso Chiomonte". L'attivista ha poi aggiunto: "Non vuol dire che tutti andiamo a tirar pietre ai poliziotti, però le situazioni possono degenerare. L'entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti e questo è bene che lo sappiano, è meglio raccontarlo. Perché raccontare che noi siamo bravi, non facciamo queste cose, sono quelli che vengono da fuori che fanno questi gesti... Non è vero. Siamo tutti responsabili, casomai il problema è la risposta che danno. Noi andremo avanti e non accettiamo questa divisione tra buoni e cattivi: o siamo tutti buoni o siamo tutti cattivi, dipende dal senso morale e dal punto di vista".
Posti di blocco e controlli capillari: oltre 800 identificati -
Mentre dal palco di Venaus, dove domenica si è appena conclusa la tre giorni del "Festival dell’alta felicità", risuonano parole di resistenza, ad attendere le persone che hanno partecipato alla violenta manifestazione contro la linea Lione-Torino c'erano centinaia di agenti. Controlli capillari come raramente se ne sono visti, soprattutto in Val di Susa, durante i quali i poliziotti hanno fatto disporre centinaia di persone in fila indiana e le hanno filmate una a una, mentre facevano loro esporre davanti un loro documento identificativo. Nel giorno della visita del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e della premier Giorgia Meloni, sono state organizzate anche decine di posti di blocco per strada, sia verso la spianata di Venaus che verso la Francia. In totale, stando alle prime stime, sarebbero oltre 800 le persone identificate. Che si aggiungono alle quasi 450 identificate domenica pomeriggio. Al momento sono 4 i fermati, sarebbero tutti di nazionalità straniera e appartenenti al cosiddetto "Blocco Nero". Sarebbero accusati di devastazione, con la possibile contestazione dell'aggravante della finalità di terrorismo.
© Ansa
Una partecipante al Festival mostra il suo documento agli agenti, che filmano sia la carta d'identità che il volto della ragazza
Telt: "peggio attacco dal 2011, distrutte centraline per monitoraggio ambientale" -
"Questo è il peggior attacco che abbiamo subito sui nostri cantieri dal 2011 ad oggi, è stata una giornata molto molto brutta e abbiamo avuto dei danni importanti". Così Massimo Bufalini, direttore generale di Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin), la società pubblica italo-francese che costruisce e gestisce la parte in comune della futura linea ferroviaria ad alta velocità. "Al di là dei danni fisici, che comunque sono molto importanti nell'ordine del milione di euro, quello che è più grave è che sono comunque andate distrutte le centraline per il monitoraggio ambientale, le centraline che servono per movimentare i macchinari di scavo. Quindi dovremo innanzitutto verificare se ci sono stati degli inquinamenti, cosa che per esempio negli attacchi dello scorso anno c'erano stati perché sono stati usati i materiali incendiari".
No Tav: "Diritto alla difesa del territorio, violenza è della polizia" -
Ma dal fronte No Tav non ci sono passi indietro. "Si è parlato di violenza, ma la violenza è quella che noi da trent'anni subiamo con la militarizzazione che anche oggi viene riproposta con i blocchi di questa mattina per uscire da Venaus", ha detto una giovane esponente della parte più giovane del movimento. "Abbiamo praticato il diritto alla difesa anche sui cantieri ma ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: la devastazione noi l'abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio", le ha fatto eco Nicoletta Dosio, 80enne e storica attivista No Tav in Val di Susa. "Il nostro dire no a quella devastazione che ha trasformato un luogo che era bello, era pieno di vita, vita umana, vita animale e bellezza, in un deserto di cemento, di strumenti di morte. Per creare altra devastazione, devastazione non solo ambientale ma economica per tutto il Paese nel momento in cui stanno tagliando quelle che sono le spese fondamentali della sanità, della scuola, della vita comune delle persone, soltanto rispetto a queste grandi maleopere cercano e vogliono continuare a cercare i finanziamenti".