SETTORE CENTRALE MA POCO CONOSCIUTO

Lavoro e... attacchi informatici, l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale: "Servono tecnici e umanisti, preparatevi"

Cosa fare dopo il diploma? Uno dei settori in crescita è quello della sicurezza informatica anche per l'Ia. Ecco come cogliere l’occasione

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Guerra ibrida, cybercriminali, ransomware, phishing… sono termini sempre meno da addetti ai lavori. E c’è un motivo preciso. "L'Italia è spesso bersaglio di attacchi informatici che colpiscono pubbliche amministrazioni, ospedali, aziende e infrastrutture critiche”. Parola di Nunzia Ciardi, Vicedirettore Generale dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), l’Autorità nazionale per la cybersicurezza, istituita nel 2021 proprio per far fronte a questi mutati scenari.

L’occasione è stata un’intervista rilasciata a Skuola.net - portale di riferimento per gli studenti di tutte le età - durante la quale Ciardi ha invitato i giovani a intraprendere una carriera in questo settore, ormai diventato centrale, sfatando “falsi miti” sull’argomento e aprendo la strada anche a chi non si sente tagliato per entrare in questo ambito. Basta seguire la via giusta.

“Alle aziende dico: non bisogna preoccuparsi - sottolinea Ciardi - ma attrezzarsi. E ai ragazzi dico: in Italia, come nel resto d’Europa, serve personale qualificato, preparatevi!”. Un’ottima notizia per i nativi digitali, sicuramente più predisposti a muoversi in questo “dominio”, che non è affatto chiuso ma, al contrario, richiede varie professionalità: dai laureati ai diplomati, dai tecnici… agli umanisti.

Ecco, quindi, i 10 consigli d’oro per prepararsi al boom di assunzioni atteso nei prossimi anni e alle crescenti minacce a cui ognuno di noi può essere esposto quotidianamente.

1. Più attaccanti ci sono, più difensori servono

La superficie di attacco si è enormemente ampliata, perché ormai tutto è connesso: i servizi pubblici, la sanità, l’energia, i trasporti. Questo significa che la sicurezza informatica non è più un tema tecnico di nicchia, ma una condizione per il funzionamento ordinario della società.

2. Avanti, c’è ancora (tanto) posto

In Italia, come nel resto d’Europa, la domanda di competenze in materia di cybersicurezza cresce molto più rapidamente dell’offerta. È un divario che l’ACN misura concretamente nella sua attività quotidiana e che rappresenta, al tempo stesso, un rischio per il sistema-Paese e una straordinaria opportunità per chi si affaccia oggi al mondo del lavoro.

3. Le figure tecniche più ricercate (non sempre serve la laurea!)

Se si è in possesso di un titolo di studio in informatica o cybersicurezza (laurea o diploma ITS), le opportunità sono quasi infinite: i profili più richiesti oggi sono gli analisti dei centri operativi di sicurezza - coloro che monitorano le reti e individuano le minacce - e anche gli esperti di risposta agli incidenti informatici, i penetration tester e gli specialisti di “ethical hacking”, ossia coloro che simulano attacchi per scoprire le vulnerabilità dei sistemi prima che vengano sfruttate dai criminali. A questi si aggiungono esperti di cloud, di crittografia e chi protegge la sicurezza dei sistemi industriali.

Con un dettaglio fondamentale: non tutte queste figure nascono da una laurea di primo o secondo livello. Molte, invece, si costruiscono anche attraverso percorsi tecnici, certificazioni e una formazione pratica continua.

4. Non è un mondo per (soli) ingegneri, c’è spazio per gli umanisti

La cybersicurezza è, però, un settore intrinsecamente multidisciplinare: un incidente informatico ha dimensioni giuridiche, organizzative, economiche, comunicative e persino geopolitiche. Chi pensa che questo sia un mondo riservato a una sola “tribù” di specialisti si sbaglia: è un ecosistema che ha bisogno di sensibilità e formazioni molto diverse tra loro.

Per questo, servono giuristi esperti di normativa europea e nazionale - in materia di sicurezza delle reti, resilienza operativa, regolazione dell’IA - come anche esperti in relazioni internazionali e analisi geopolitica, perché le minacce “cyber” hanno anche una dimensione strategica tra Stati.

La rosa dei potenziali “esperti” della cybersicurezza si arricchisce, poi, anche di comunicatori capaci di spiegare i rischi in modo comprensibile e di costruire consapevolezza (la prima difesa è sempre culturale!), di economisti, di esperti in formazione e di psicologi del comportamento. Un’organizzazione che protegge un Paese, infatti, ha bisogno tanto di chi sa programmare codice quanto di chi sa “leggere” persone e comportamenti.

5. Dimenticate l'hacker solitario col cappuccio, si lavora in team

Eliminiamo anche i pregiudizi su come si svolge nel pratico il lavoro nella sicurezza informatica: l'immagine dell'hacker solitario, incappucciato, davanti a uno schermo al buio è un cliché cinematografico.

Si tratta, invece, di un lavoro profondamente collaborativo e di squadra: ci si confronta, si partecipa a esercitazioni, si scrivono analisi e si dialoga con istituzioni e partner internazionali. Certo, una base tecnica è necessaria, ma al centro ci sono la relazione umana, il coordinamento, la condivisione di informazioni, anche sotto pressione.

6. Porte spalancate per le ragazze

I settori a vocazione “tech” sono storicamente percepiti a prevalenza maschile. E, in effetti, questo è uno squilibrio che dobbiamo ancora colmare. Il messaggio per le ragazze deve, comunque, arrivare forte e chiaro: non solo siete nel posto giusto, ma questo settore ha assoluto bisogno di voi.

In questo campo, infatti, la diversità di prospettive tra uomini e donne può essere un vantaggio operativo, perché una squadra plurale vede minacce che un team omogeneo potrebbe non cogliere. Le competenze non hanno genere: non lasciate che un vecchio stereotipo decida al posto vostro quale debba essere il vostro futuro.

7. L'Intelligenza Artificiale non sostituirà le persone, ma le potenzierà

L'Intelligenza Artificiale sta indubbiamente rivoluzionando - e non potrebbe essere altrimenti - il settore della cybersecurity, rivelandosi allo stesso tempo un’alleata potentissima e una nuova fonte di minaccia.

Dal lato della difesa, aiuta ad analizzare enormi quantità di dati, a riconoscere comportamenti anomali, a reagire più rapidamente. Dal lato dell'attacco, però, mette strumenti sofisticati anche nelle mani degli avversari, abbassando la soglia tecnica per condurre operazioni offensive. In futuro vedremo sempre di più una contrapposizione tra sistemi automatici. Ma attenzione: questo non sostituisce le persone, semmai ne alza il valore.

L’IA opererà come un moltiplicatore di competenze e serviranno persone in grado di governare questi strumenti, capirne i limiti e mantenere la capacità di giudizio al centro delle decisioni.

8. Le soft skills valorizzano il curriculum: curiosità ed etica al primo posto

Oltre al background accademico (o extra-universitario), le attitudini personali fanno la differenza, prima fra tutte la curiosità: il desiderio di capire come funzionano davvero le cose, di smontarle per ricostruirle. E poi il pensiero laterale: la capacità di immaginare strade che gli altri non vedono. Cruciali anche la gestione dello stress, la lucidità sotto pressione e la capacità di lavorare in squadra.

Ma il vero pilastro è una solida tenuta etica: chi maneggia questi strumenti ha una responsabilità verso gli altri e l'integrità non è negoziabile.

9. Stipendi e carriera: una crescita che non si misura solo in busta paga

Dal punto di vista economico e anche a causa dell'attuale mancanza di professionisti della cybersicurezza, le retribuzioni possono essere molto allettanti. Ma c’è un elemento che vale più delle cifre: lavorare nella sicurezza nazionale significa fare qualcosa di utile per la collettività. Si proteggono le persone e, di riflesso, il Paese.

10. La formazione inizia prima del diploma (e continua dopo)

Per facilitare l’ingresso in questo settore, le strade maestre sono sicuramente le lauree in Informatica o in Ingegneria. Non bisogna, però, sottovalutare gli ITS Academy - gli Istituti Tecnologici Superiori - che in soli due anni offrono una formazione pratica ed esperienziale sufficiente per un rapido inserimento nel mondo del lavoro.

Per chi, invece, ha un'anima umanistica, il diritto, le relazioni internazionali, l'economia, la comunicazione sono porte d'ingresso reali e preziose, meglio se accompagnate da una certa cultura digitale di base, che si può sviluppare senza dover aspettare la Maturità. Ad esempio, esistono le piattaforme “Capture The Flag”, veri e propri giochi a sfide in cui si imparano le tecniche base della cybersecurity, difendendo e attaccando sistemi in un ambiente sicuro e legale. Sul web si trovano laboratori online che permettono di esercitarsi su macchine virtuali senza alcun rischio e tante altre risorse gratuite per apprendere i principi cardine del sistema.

Senza dimenticare un imperativo categorico: si sperimenta soltanto su sistemi propri o esplicitamente autorizzati, l'etica viene prima della tecnica!

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