Terza notte senza attacchi Usa contro l'Iran. Donald Trump ha rinviato un'ulteriore escalation della campagna militare contro l'Iran mentre proseguono gli sforzi diplomatici per riaprire lo Stretto di Hormuz. Secondo funzionari statunitensi citati dal Wall Street Journal, si sarebbe aperto un dibattito interno sull'impatto del progressivo esaurimento delle scorte statunitensi di missili intercettori per la difesa aerea. Stando al quotidiano, il Pentagono era pronto a lanciare venerdì un'intensa campagna di attacchi contro la Repubblica islamica dalla durata potenziale di due settimane, ma l'operazione è stata rinviata anche per valutare gli effetti del consumo di missili Patriot e di altri missili intercettori. Dura la replica della Casa Bianca: "Abbiamo molte più munizioni di chiunque altro al mondo e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno".
Nel frattempo, proseguono i colloqui tra Iran e Oman sulla futura gestione dello Stretto di Hormuz: secondo fonti iraniane citate dall'emittente televisiva Al Jazeera, ci sono stati progressi sul piano diplomatico. La delegazione omanita ha discusso con le autorità iraniane possibili meccanismi per garantire la sicurezza della navigazione nello strategico passaggio marittimo. Secondo indiscrezioni, Muscat avrebbe proposto la creazione di un consorzio regionale incaricato della gestione dello Stretto senza imporre pedaggi alle navi in transito. L'Iran, tuttavia, non avrebbe modificato la propria posizione, continuando a opporsi a corridoi alternativi e insistendo sull'introduzione di una "tariffa di servizio" per il transito delle navi, oltre a chiedere che il nuovo meccanismo sia amministrato direttamente da Teheran.
Nello stretto di Bab el Mandeb invece cala il traffico navale: gli Houthi hanno attaccato installazioni pretolifere saudite nel Mar Rosso e hanno annunciato un blocco navale contro l'Arabia Saudita.