Non è la prima volta che un video pubblicato dai canali istituzionali americani finisce nel mirino di un artista pop. Ma la reazione di Katy Perry, arrivata sabato mattina su X, ha comunque acceso subito la polemica. Nel mirino della cantante è finito l'uso non autorizzato del suo celebre brano Firework, inserito come colonna sonora in un video pubblicato sull'account TikTok della Casa Bianca dedicato a operazioni militari statunitensi.
La protesta di Katy Perry contro l'uso di Firework -
Nel filmato incriminato comparivano diverse sequenze di un attacco condotto contro un obiettivo non identificato, seguito dalle relative esplosioni, senza alcuna contestualizzazione. Un accostamento che l'artista ha definito totalmente estraneo allo spirito del brano, scritto nel 2010 come inno alla resilienza personale. Nel suo sfogo, Katy Perry ha raccontato di essersi sentita profondamente colpita nel vedere una canzone pensata per accompagnare chi attraversa momenti difficili trasformata in sottofondo per immagini di violenza, ribadendo di non aver mai concesso alcuna autorizzazione all'utilizzo del pezzo.
La cantante ha inoltre sottolineato come la propria musica sia sempre stata pensata per avvicinare le persone, non certo per accompagnare scenari bellici. Non si tratta peraltro di un caso isolato: già in passato Ariana Grande aveva criticato duramente l'amministrazione per aver utilizzato un suo brano in un montaggio relativo agli arresti condotti dall'agenzia federale per l'immigrazione, definendo le politiche migratorie in atto disumane.
I am deeply appalled and angry to see “Firework” used on the @WhiteHouse TikTok account as a backing track for video footage of military strikes. I did not approve this, I was not asked, and I absolutely do not condone it.
— KATY PERRY (@katyperry) July 25, 2026
I wrote this song to be an anthem of hope, healing, and…
Il legame con Trudeau e i rapporti tesi con Trump -
A rendere la vicenda ancora più intricata c'è un dettaglio non secondario: Katy Perry è sentimentalmente legata all'ex primo ministro canadese Justin Trudeau, il cui rapporto con il presidente statunitense non è mai stato idilliaco. Nel marzo 2025 fu proprio Trudeau a criticare aspramente i dazi imposti da Washington, parlando di una scelta commerciale scellerata nei confronti del Canada, definito il più stretto alleato degli Stati Uniti, e osservando come risultasse quantomeno singolare un atteggiamento più concessivo nei confronti di Vladimir Putin. Da parte sua, dopo le dimissioni di Trudeau, Trump aveva ipotizzato pubblicamente un'annessione del Canada, sostenendo che molti cittadini canadesi avrebbero visto di buon occhio l'ingresso del Paese come cinquantunesimo Stato americano, promettendo l'azzeramento dei dazi e una maggiore sicurezza contro le presunte minacce di Russia e Cina lungo i confini. Parole che lo stesso Trudeau, ancora prima di lasciare l'incarico, aveva già preso sul serio definendo l'ipotesi di un'annessione una minaccia concreta e non una semplice provocazione.
Un rapporto, quello tra i due leader nordamericani, che negli anni ha alternato battute pungenti e frecciate pubbliche, mai realmente ricomposte nonostante i ruoli istituzionali ricoperti da entrambi. Trudeau, va ricordato, non aveva mai nascosto un certo scetticismo verso i metodi di Trump, arrivando a paragonare le tensioni commerciali tra i due Paesi a una lite tra amici che finisce per fare comodo soprattutto agli avversari comuni sullo scacchiere internazionale. Un intreccio tra musica, diplomazia e rapporti personali che restituisce bene la complessità del momento politico attuale, in cui anche una canzone pop può trasformarsi, suo malgrado, in terreno di scontro tra artisti e istituzioni, alimentando un dibattito che va ben oltre i confini dell'universo musicale.
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