Quattro camionette delle forze dell'ordine in fiamme, lanci di pietre e bombe carta e almeno 60 agenti feriti. È questo il primo bilancio della vera e propria guerriglia in Val di Susa, dove i cantieri dell'Alta Velocità sono stati presi d'assalto da centinaia di manifestanti No Tav, che hanno usato anche molotov negli attacchi. Scosso il mondo della politica, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha chiamato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per esprimere solidarietà agli agenti. A farle eco la premier Giorgia Meloni: "È un attacco allo Stato, ma la violenza non ci piegherà".
La solidarietà di Mattarella e Meloni -
Come si è appreso dal Quirinale, il capo dello Stato Mattarella ha sentito telefonicamente il ministro Piantedosi per "chiedergli di trasmettere agli agenti delle forze dell'ordine la sua solidarietà e il suo ringraziamento per la loro azione al servizio della comunità nazionale. Il presidente della Repubblica ha fatto pervenire la sua vicinanza agli agenti feriti".
La premier Giorgia Meloni parla di un attacco allo Stato: "Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le forze dell'ordine non sta difendendo un'idea, sta attaccando lo Stato". La presidente del Consiglio assicura che "chi serve l'Italia non sarà mai lasciato solo". A Chiomonte, "dopo quanto accaduto nei giorni scorsi a Bologna, ancora una volta donne e uomini in divisa sono stati bersaglio della violenza di delinquenti incappucciati. A loro va la mia solidarietà e quella del governo. La violenza non piegherà lo Stato", conclude Meloni.
© Tgcom24
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Il ministro Piantedosi è netto: "C'è chi vuole una escalation". Per il capo del Viminale, "abbiamo assistito alle ennesime scene di violenza contro le forze dell'ordine, dopo quelle registrate nei giorni scorsi. È la conferma di una volontà, da parte di qualcuno, di dare luogo a un'escalation che richiede la massima attenzione". Per il ministro, "serve una presa di posizione unitaria, netta e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Isolare chi alimenta la violenza deve essere un dovere condiviso, al di là di ogni appartenenza. Diversamente, questi delinquenti si convinceranno di poter fruire di compiacimento e condivisione della loro violenza eversiva". Sulla stessa linea anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che definisce "guerriglia inaccettabile e intollerabile" quanto accaduto in Val di Susa.
Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini definisce gli scontri in Val di Susa "frutti avvelenati e violenti di una sinistra che da troppo tempo alimenta odio e delegittimazione contro le forze dell'ordine" e invoca "l'uso della mano pesante". Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani imputa alla sinistra di essere "sempre più tollerante, se non addirittura connivente, con i teppisti, i violenti e i gruppi eversivi, da Bologna alla Val di Susa".
"L'odio non è protesta e non può trovare alcuna giustificazione", sottolinea il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Mentre quello del Senato, Ignazio La Russa, oltre a esprimere solidarietà a carabinieri e polizia, auspica che "i responsabili di questi gravi episodi siano individuati e chiamati a rispondere delle proprie azioni".
La distanza netta dell'opposizione -
Anche dai partiti di opposizione arriva una ferma reprimenda per gli scontri in Val di Susa. È duro nella condanna ai "criminali che devono pagare" il leader di Italia Viva Matteo Renzi, mentre quello di Azione Carlo Calenda invita tutti a evitare qualsiasi tipo di "contiguità di amministratori e parlamentari con questi delinquenti" che "non può essere tollerata, a Bologna come in Val di Susa".
Dal Pd ad Avs e al M5s la presa di distanza è netta. "Condanno senza se e senza ma", dice il leader di Avs Angelo Bonelli, sottolineando che "la difesa del territorio, dell'ambiente e dei diritti delle comunità si afferma con la mobilitazione democratica e con la non violenza. Chi usa la violenza danneggia tutti noi". Solidarietà alle forze dell'ordine anche dai dem: "Le proprie idee si difendono con il confronto e con il rispetto delle regole, non con la violenza", dichiara Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito democratico e deputato alla Camera.