Chuck Russell se ne è andato a 74 anni, il 22 luglio 2026, anche se la notizia della sua morte è arrivata solo qualche giorno dopo, senza che venissero comunicate le cause della dipartita. Russell lascia un vuoto in un cinema americano che avrebbe sempre più bisogno di figure come lui. Più che un regista era infatti un artigiano della pellicola, un cineasta capace di creare film che riuscivano a essere popolari e iconici senza tuttavia smettere di presentare una visione artistica chiara alla base. Pellicole come The Mask o Blob erano in fondo racconti di outsider, lavori in cui il fumetto e il fantastico venivano piegati per creare blockbuster pregni di una loro coerenza e dignità filmica.
Un uomo per tutte le stagioni -
A Hollywood quelli come Chuck Russell sono stati a lungo apprezzati proprio per la loro capacità di "portare sempre a casa" il film. Non importa se la pellicola fosse un horror, una commedia o un film d'azione: il nostro era a suo agio con tutti i registri, anche se si sentiva a casa nel fantastico e non rinunciava mai a giocare con la prostetica e gli effetti visivi. Nel 1994 la sua collaborazione con la Industrial Light & Magic di George Lucas valse a The Mask il plauso della critica, tanto da fruttare addirittura una candidatura all'Oscar per gli effetti speciali. Va ricordato tuttavia che le meraviglie tecnologiche non venivano mai nel suo cinema usate per "nascondere" gli attori, anzi Chuck Russell sapeva sfruttarle al meglio proprio per valorizzare la loro fisicità (persino quando era debordante come quella di Arnold Schwarzenegger)
Attori speciali con effetti speciali -
Non è un caso che uno degli interpreti che deve di più al regista sia proprio un istrione come Jim Carrey, uno che con la sua fisicità e la sua straordinaria mimica facciale ha svoltato un'intera carriera. Carrey esplose proprio con il ruolo da protagonista in The Mask, la pellicola del 1994 basata su un celebre fumetto e perfetta per esaltare il talento della futura star di capolavori come Eternal Sunshine of a Spotless Mind: quando metteva la maschera verde e si trasformava nel personaggio che dava il nome all'opera, Carrey diventava di fatto un cartone animato politicamente scorretto, valorizzando al meglio la sua espressività. Non sorprende quindi che uno dei primi ricordi di Russell sia arrivato proprio dall'attore di origini canadesi, che ha raccontato dell'atmosfera bellissima sul set di The Mask arrivando a definire quel lavoro "uno dei gioielli" della sua vita professionale.
Chuck Russell come talent scout -
Jim Carrey non fu comunque l'unica star lanciata da Chuck Russell, che aveva il raro talento di saper cogliere il talento anche quando appariva ancora acerbo. Sempre per The Mask scelse una allora imberbe Cameron Diaz, dandole da giovanissima il suo primo vero ruolo importante. Stessa cosa accadde a Rossana Arquette, con cui mosse i primi passi ad Hollywood in Nightmare 3. A Russell va poi il merito di aver capito per primo il potenziale di Dwayne "The Rock" Johnson come protagonista al cinema, quando ancora non era così automatico che i wrestler potessero reggere la pressione del grande schermo. Ne Il re scorpione Russell riesce invece a costruire un intero film attorno alla fisicità di The Rock, trasformando un'operazione di marketing in un oggetto filmico capace di assurgere al rango di cult. Non era scontato visto che il protagonista del film era in origine un personaggio secondario con pochissimo screen time ne La mummia degli anni 2000.
Remake, spin-off e nuovi capitoli -
Chuck Russell era d'altra parte anche uno che chiamavi proprio in questi casi, quando bisognava girare uno spin-off o rivitalizzare una saga. Ci riuscì già all'esordio dietro la macchina da presa con il suo capitolo di Nightmare, la terza incarnazione filmica dell'epopea horror di Freddy Kruger, arenatasi dopo il primo immortale capitolo. Era il 1987 e quella prima prova dietro la macchina da presa gli fece guadagnare il privilegio di poter rivitalizzare un'altra maschera simbolo del cinema fantastico. Solo dodici mesi dopo il suo debutto, Russell portò infatti nelle sale Blob - Il fluido che uccide. Quel fortunato remake del film del 1958 impressionò tutti per gli effetti speciali ma anche per la capacità di saper interpretare con il cinema di fantascienza le inquietudini dell'era post-atomica, che erano alla base dell'opera originale di trent'anni prima.
Un fine carriera coerente -
Dopo anni di successi a inizio anni Duemila la carriera di Russell conobbe un lungo iato. Quattordici anni di silenzio interrotti solo da I Am Wrath, un thriller d'azione con John Travolta del 2016. A questo seguirono poi indiana Junglee, nel 2019, e Paradise City, sempre con Travolta. Una chiusura in tono minore di una carriera comunque mitica, che scrisse la sua ultima pagina con un film che sembrava quasi rappresentare la chiusura di un cerchio: Witchboard era infatti di nuovo un remake, stavolta di un horror fantastico del 1986, uno dei generi preferiti di Chuck. Era il 2024 e, nel presentare il film il regista rilasciò a Variety una dichiarazione che spiega molto del suo cinema: "Dobbiamo umanizzare queste cose, che si tratti di azione, commedia o dramma. Bisogna entrare nella testa degli attori. Bisogna far trasparire la loro vera personalità nelle loro interpretazioni".
Un percorso interrotto -
A questo punto il nostro avrebbe potuto fermarsi ma, per una persona che amava tanto il cinema e soprattutto le tecnologie che permettevano di realizzarlo, non era possibile resistere al richiamo dell'ultima grande innovazione dei nostri tempi: l'intelligenza artificiale. Purtroppo Chuck Russell si è dovuto arrendere a Padre Tempo prima di riuscire a mostrare al mondo i progetti fantascientifici Hyperia e b, che erano in sviluppo con la collaborazione della piattaforma IA Higgsfield. Sarebbero stati lavori in cui comunque la sceneggiatura e gli attori in carne e ossa non avrebbero perso centralità, aveva promesso il loro autore. E il suo passato autorizzava a credergli: dietro creature gelatinose e folli con la maschera verde nei film di Russell si nascondeva d'altronde sempre la scintilla dell'umanità. Una scintilla che ci piacerebbe ritrovare più spesso nelle grandi produzioni hollywoodiane di oggi.