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Nucleare, accordo Usa-Arabia Saudita: lo scenario in Europa e nel mondo

L'intesa siglata dai due Paesi va vista in un'ottica più ampia, dove permane una distinzione netta tra il nucleare a scopo civile e quello militare. Lo scenario internazionale è in evoluzione e anche nel Vecchio Continente la situazione appare quantomeno eterogenea

© Afp

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approvato un accordo sul nucleare con l'Arabia Saudita che potrebbe spianare la strada all'arricchimento del combustibile nucleare da parte del Paese per i reattori civili. L'intesa trentennale e dal valore di decine di miliardi di dollari, è stata annunciata dal Dipartimento dell'Energia americano, ed è destinata a ridisegnare gli equilibri energetici in Medio Oriente. Cresce, dunque, il timore di una reazione iraniana e sul rischio di proliferazione nucleare.

Che cosa prevede il patto -

  L'accordo è stato siglato dal segretario all'Energia degli Stati Uniti Chris Wright e dal suo omologo saudita, il principe Abdulaziz bin Salman. Secondo la nota americana, l'intesa apre alle aziende statunitensi un ampio accesso al programma nucleare saudita, a vantaggio dell'industria, dei lavoratori e delle catene di approvvigionamento statunitensi, contribuendo allo stesso tempo, a coprire il fabbisogno energetico del regno. Il testo completo dell’accordo non è ancora stato reso pubblico, ma diversi media statunitensi ne hanno anticipato il contenuto. Inoltre, secondo Reuters, si tratta di un accordo allo studio da anni, sia durante il primo mandato del presidente Trump sia sotto la precedenza presidenza Biden.

Nucleare civile e militare -

  Lo scenario globale sull'accesso al nucleare si divide in due ambiti, da un lato c'è il nucleare civile e cioè la produzione di energia elettrica, dall'altro, il nucleare militare, ossia il possesso di armi atomiche. Nel mondo sono 9 i Paesi che possiedono armi nucleari. Nel complesso, si stimano circa 12.100 testate nucleari, controllate per l'86% da Russia e Stati Uniti. Questi nove paesi si dividono in tre categorie: i membri ufficiali del Trattato di Non Proliferazione (TNP), gli Stati non firmatari del TNP - ma con arsenale dichiarato - e quelli non firmatari, e cioè fuori dal Trattato. I cinque Stati riconosciuti sono Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Gli altri, invece, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele.

Il panorama globale Secondo quanto riportato dai dati dell'Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), nel mondo alla fine del 2024 erano in funzione 417 reattori nucleari - quasi interamente di seconda generazione - per una capacità installata totale di circa 377 gigawatt elettrici. Il nucleare copre circa il 10% della produzione elettrica mondiale e circa il 25% della produzione di energia a basse emissioni di carbonio. I paesi con la maggiore capacità nucleare installata sono gli Stati Uniti (con oltre 90 reattori) seguiti dalla Francia, dalla Cina, dalla Russia e dalla Corea del Sud. Cina e India, invece, hanno programmi ambiziosi, con decine di nuovi reattori in cantiere o in progettazione. 

Anche nazioni che in passato avevano deciso di abbandonare il nucleare stanno riaprendo la discussione. Il Giappone ha riavviato diversi reattori fermi dopo il 2011. La Svezia ha invertito la rotta rispetto alla dismissione programmata. Il Belgio ha deciso di prolungare l'esercizio delle sue centrali di dieci anni.
 

Qual è la situazione in Europa -

  Stando agli ultimi dati, il settore del nucleare in Europa sta vivendo una fase di crescita, a cominciare già dal 2024. Il mix energetico europeo vede una quota di energia da nucleare pari al 23,3% dell’elettricità totale generata nell’Unione europea. A trainare questa ripresa è stata soprattutto la Francia, che si conferma di gran lunga il primo produttore nucleare europeo. Subito dopo, si collocano la Spagna, la Svezia e la Finlandia. Dunque, il quadro europeo resta molto eterogeneo. Se Francia e Slovacchia sono i Paesi più dipendenti dal nucleare, con oltre il 60% dell’elettricità prodotta da questa fonte, ci sono anche Stati come i Paesi Bassi, dove il contributo resta marginale (2,9%). Nel mezzo, invece, si collocano realtà come Ungheria, Bulgaria, Belgio, Finlandia e Repubblica Ceca, dove il nucleare copre circa il 40% della produzione elettrica. Per quanto riguarda la Germania, invece, fino al 2021 era il secondo produttore nucleare dell'Unione europea. Poi, a partire dal 15 aprile 2023, il Paese ha spento e scollegato dalla rete elettrica i suoi ultimi tre reattori ancora attivi.
 

La situazione in Italia -

 Attualmente si torna a parlare di nucleare anche in Italia, dopo che nel 2025 il governo ha approvato un disegno di legge per il cosiddetto "nucleare sostenibile". L'Italia ha una storia nucleare che pochi ricordano: è stata tra i pionieri mondiali del settore, con quattro centrali operative negli anni Sessanta e Settanta. Dopo il referendum del 1987, la scelta fu quella di uscire dal nucleare. Oggi, a distanza di quasi quarant'anni, il dibattito sul nucleare è tornato al centro dell'agenda politica ed energetica. Il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato il percorso per definire il quadro normativo necessario e adeguato all'eventuale reintroduzione del nucleare nel mix energetico italiano. Il dibattito è ancora in corso e le tecnologie di nuova generazione potrebbero offrire soluzioni adatte anche al contesto del nostro Paese.

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