Ambizioni italiane

Mostra del Cinema di Venezia 2026, Nanni Moretti e altri quattro italiani a caccia del Leone d'Oro

Al Lido dal 2 al 12 settembre 2026 venti titoli in gara di cui cinque sono made in Italy: tutti i film in concorso

© IPA

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Venti film in gara, di cui cinque che rappresenteranno l'Italia, e tra questi un nome su tutti capace di catalizzare l'attenzione: quello di Nanni Moretti. È il ritratto che emerge dalla presentazione dell'83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, illustrata da Alberto Barbera insieme al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco. Il Lido tornerà a popolarsi di autori, star e proiezioni dal 2 al 12 settembre 2026, con un programma che sembra rifiutare qualsiasi linea unica per abbracciare invece direzioni opposte e complementari.

I cinque titoli italiani, con Moretti in prima fila -

 Tra i registi nostrani selezionati per contendersi il Leone d'Oro spicca proprio "Succederà questa notte", nuova opera di Nanni Moretti, affiancato in corsa da altri quattro colleghi italiani: Marco Bechis con "Ritorno a Buenos Aires", Edoardo De Angelis con "Il fuoco che ti porti dentro" (che vede protagonista Vanessa Scalera), Andrea Pallaoro con "The Echo Chamber" e Paolo Strippoli con "L'estranea". Un manipolo che racconta bene la varietà del cinema italiano contemporaneo, sospeso tra sguardo intimo e ambizione internazionale.

Prima ancora che il concorso entri nel vivo, però, la kermesse veneziana riserverà una sorpresa: martedì 1° settembre, nella Sala Darsena, la serata di preapertura sarà dedicata a Tinto Brass, con la proiezione restaurata in 4K di "Col cuore in gola", thriller pop del 1967 con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin, recuperato dal Centro Sperimentale di Cinematografia.

Gli altri partecipanti, tra grandi maestri e sezioni speciali -

 Accanto ai cinque connazionali, il concorso principale mette in fila autori del calibro di Werner Herzog, Hirokazu Kore-eda, Lee Chang-dong, Martin McDonagh, Shinya Tsukamoto e Florian Zeller, per un totale di venti opere in lizza. Ad aprire ufficialmente la rassegna sarà "Ink" di Danny Boyle, mentre la chiusura, fuori concorso, spetterà a "Dio ride" di Giovanni Veronesi. Da segnalare anche l'unica presenza femminile nella competizione principale, quella della regista danese May el-Toukhy con "Woman Unknown". Il programma non si esaurisce però nella sola gara per il Leone d'Oro. Tra le proposte più curiose figurano "Peccato", con Emanuela Fanelli, la neonata sezione "Film on Films" e due documentari particolarmente attesi: quello firmato da Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci e quello dedicato alla recente reunion degli Oasis.

Un mosaico che tiene insieme guerre, migrazioni e intelligenza artificiale da un lato, famiglie e memorie del secolo scorso dall'altro, restituendo l'immagine di una Mostra variegata per tematiche e per certi versi eccentrica, capace di far convivere il rigore herzoghiano con la leggerezza pop di una band rock riunita dopo anni di silenzio. Più che un semplice defilé di star sul red carpet, Venezia 83 si propone come uno specchio del presente, deformato quanto basta da non risultare rassicurante, ma proprio per questo capace di parlare al pubblico di oggi. Tra gli altri titoli in gara figurano anche "Company" di Casey Affleck, "Un bon petit soldat" di Stéphane Brizé e "Bunker" di Florian Zeller, a conferma di una batteria che spazia tra generi e generazioni di cineasti diversissime tra loro, promettendo dieci giorni di proiezioni memorabili sotto i riflettori del Lido.

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