guai per l'europarlamentare di Avs

Ilaria Salis condannata a risarcire 300mila euro: "Ha licenziato due ex collaboratori senza giusta causa"

La decisione del giudice dalla Sezione Lavoro del Tribunale di Milano. L'esponente di Avs farà ricorso

© Ansa

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llaria Salis, europarlamentare di Avs, è stata condannata per aver licenziato nel 2025 due suoi ex collaboratori a Bruxelles "senza giusta causa". A mettere nei guai Salis è stato ancora una volta un "problema di casa". Proprio l'assenza di una residenza costa all'europarlamentare, una condanna in contumacia, per aver omesso di costituirsi in ogni fase del processo. L'europarlamentare è stata condannata al risarcimento di 300.900 euro per i mancati guadagni e 10 mila euro di spese legali. Salis è intenzionata a presentare ricorso

È quanto stabilito dal giudice Franco Caroleo del Tribunale di Milano - sezione lavoro -, che accoglie le richieste di due ex collaboratori assistiti dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto. I legali degli ex collaboratori dell'europarlamentare avrebbero cercato invano di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all'indirizzo ufficiale di residenza dell'esponente di Avs. Salis, invece, avrebbe appreso della condanna solo a Bruxelles e solo una volta emessa.

La vicenda -

  Ilaria Salis, arrestata in Ungheria con l'accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra durante le manifestazioni del cosiddetto "Giorno dell'Onore", era stata eletta europarlamentare con Alleanza Verdi e Sinistra nel giugno del 2024. Una vittoria a cui concorrono anche i due ex collaboratori, ricostruisce in esclusiva l'agenzia di stampa AdnKronos, poi licenziati solo dopo pochi mesi (nel febbraio 2025) e senza preavviso. I due contratti, entrambi con scadenza a fine del mandato parlamentare (16 luglio 2029), avevano sostanzialmente la stessa retribuzione (2.900 e 3.000 euro al mese) e mansioni simili: lo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo dell'europarlamentare, la progettazione e gestione di campagne ed eventi in Italia e all'estero, l'assistenza per i contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico. Poi arriva la frattura. Secondo la denuncia, prima un'assistente riceve un recesso anticipato per il "venir meno del rapporto fiduciario" che trasforma la collaborazione in una "situazione di incompatibilità ambientale e personale". A un collega viene revocato l'incarico con effetto immediato "tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione".

Le motivazioni del giudice -

  Nel verdetto dello scorso marzo, si sottolinea che "spetta certamente alla datrice di lavoro l'onere della prova della giusta causa", ma "nel rimanere contumace" Salis "non ha evidentemente assolto al proprio onere" e "deve quindi affermarsi l'insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati". Da qui la condanna al risarcimento. 

La difesa dell'europarlamentare -

  Dopo la condanna, Salis ha rilasciato dichiarazione in sua difesa. "Nel marzo 2026 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado relativa al recesso dal rapporto di collaborazione con due assistenti (un co.co.co e una partita Iva), ritenendo insussistente la giusta causa. Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato", ha affermato l'europarlamentare. Che sostiene che il procedimento è attualmente pendente in appello e "sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti". Salis sostiene che la decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non sia stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni. "Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento". L'europarlamentare ritiene di non avere avuto la possibilità di difendersi in giudizio di primo grado che si sarebbe svolto in contumacia "perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti - sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia Pec -, la notifica non mi è mai pervenuta", precisa l'esponente di Avs. "Data la mia incolpevole assenza, il Tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti", chiosa. Salis, infine, sostiene di confidare nella giustizia, che farà piena chiarezza sulla vicenda.