Non basta assumere sostanze psicotrope per “sballarsi” o creare dipendenze: il nostro corpo è in grado di “farsele in casa”, grazie a millenni di evoluzione che hanno associato la produzione di dopamina con tutta una serie di processi essenziali per l’essere umano, come la motivazione, il piacere, l'apprendimento, la memoria.
Ma oggi tutti noi - inclusi gli adolescenti - abbiamo un nuovo dispenser (quasi) gratuito di dopamina: Internet e, in particolare, le piattaforme digitali e di gaming che sfruttano la rete per creare intricati meccanismi di dipendenza.
E infatti, la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze, predisposta dalla Presidenza del Consiglio, accende un faro anche su questa realtà, fotografando una "Generazione Z" che fatica sempre di più a tracciare un confine sano tra la vita reale e l'iper-connessione, finendo vittima di veri e propri comportamenti compulsivi.
L'uso a rischio di Internet e la trappola dei social per le ragazze
Come fa notare un’analisi approfondita del report effettuata dal portale Skuola.net, il primo grande campanello d'allarme riguarda proprio il rapporto generale con il web. Nel 2025, circa il 15% della popolazione scolastica presa in esame presenta un utilizzo di Internet con chiare caratteristiche di rischio.
Si tratta di centinaia di migliaia di ragazzi - l’indagine li stima in circa 370mila - che sacrificano sistematicamente persino alcune ore di sonno pur di restare connessi e che mostrano forti segnali di irritabilità e ansia quando non possono accedere alla rete.
Incrociando i dati, emerge in tale ambito una primissima e netta spaccatura di genere: a soffrire maggiormente di questa potenziale dipendenza da Internet sono le studentesse, con una copertura del 17%, contro il 12% dei colleghi maschi.
Una vulnerabilità, quella verso la rete e i social network, che inoltre ha radici precocissime. Andando a osservare la fascia d'età corrispondente, grosso modo, agli alunni delle scuole medie (tra gli 11 e i 13 anni), i ricercatori stimano che circa 15mila pre-adolescenti (l'1% del totale) siano già clinicamente coinvolti in comportamenti riconducibili alla social media addiction.
Un disturbo che, in questa delicata fase di sviluppo, colpisce le ragazzine in misura quasi quattro volte superiore rispetto ai coetanei maschi (1,5% contro lo 0,4%).
L'ossessione maschile per il joypad: il gaming problematico
Se i social network catturano le attenzioni e le fragilità delle ragazze, è il mondo dei videogiochi a rappresentare l'assoluto tallone d'Achille per la componente maschile.
Specialmente quando l'attività videoludica supera la dimensione puramente ricreativa, assumendo connotazioni patologiche e totalizzanti: nel 2025, anche qui, in linea generale il 15% della popolazione di riferimento - che si traduce in circa 380mila studenti - presenta un profilo di gioco definito "a rischio".
Questi giovani, perciò, trascorrono un numero spropositato di ore davanti allo schermo, reagendo con forte irritazione o vere e proprie crisi quando sono impossibilitati a tenere in mano il joypad.
L'analisi di genere in questo campo non lascia spazio a dubbi: il gaming problematico è un fenomeno a schiacciante trazione maschile, coinvolgendo ben il 23% dei ragazzi, contro appena il 7% delle ragazze.
E anche in questo caso, la dipendenza affonda i suoi artigli fin dalla primissima adolescenza. Tra gli 11-13enni, ben 111mila giovanissimi - il 7% della popolazione scolastica di quella fascia - risultano già a rischio di Internet gaming disorder.
Il lato oscuro dell'emulazione: le Internet Challenge
L'iper-connessione non genera, però, solo isolamento o compulsione. Nei casi più estremi apre le porte anche a comportamenti al limite, spesso stimolati dal bisogno di accettazione all'interno del "branco" virtuale.
È il caso delle Internet challenge, le famigerate sfide online, che possono addirittura mettere a repentaglio l'incolumità fisica di chi vi partecipa.
Sebbene il fenomeno goda oggi di una minore amplificazione mediatica rispetto al passato, i numeri restano significativi: il 3,8% degli studenti ha ricevuto inviti diretti a partecipare a queste sfide estreme, con una maggiore esposizione dei ragazzi (4,6%) rispetto alle ragazze (2,9%).
Ciò che preoccupa maggiormente, tuttavia, è il tasso di conversione all'azione: circa 28mila studenti, pari all'1,1% del totale, ammettono di aver ceduto alla pressione e di aver preso parte attivamente a una o più challenge. Un comportamento emulativo che, ancora una volta, vede i maschi cedere molto più facilmente (1,7%) rispetto alle femmine (0,6%).