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Pasqua:niente pieno con il bancomat

Protesta gestori per nuova commissione

A Pasqua il pieno di benzina non si potrà pagare con il bancomat. E' questa la bizzarra protesta che i gestori degli impianti hanno annunciato tra il 9 e l'11 aprile e tra il 16 e il 22. In questo modo i benzinai intendono dire il loro no alla richiesta del cartello bancario Co.ge.ban (il Comitato per la gestione del Bancomat) di applicare una commissione fissa a ogni rifornimento.

I gestori dovrebbero infatti, secondo quanto richiesto, versare 23 centesimi per ogni operazione fatta con bancomat, indipendentemente dall'entità della transazione. E questi 23 centesimi (445,34 lire) si andrebbero ad aggiungere alle spese bancarie e telefoniche che già vengono applicate sui pagamenti elettronici e che tagliano i margini di guadagno del 30% a favore delle banche, secondo quanto denunciano gli addetti ai lavori.

"Gli automobilisti italiani dovranno abituarsi a fare rifornimento e a pagare in contanti" annunciano i gestori, sottolineando che "la sommatoria di tali assurdi balzelli finisce per annullare totalmente il margine di gestione". Sulle carte di credito, sempre secondo i gestori, oltre a pretendere balzelli che arrivano fino all'1,20% del valore dell'operazione, il sistema bancario pretende, da ogni singolo utente, anche una cifra fissa di circa 775 millesimi di euro (1.500 delle vecchie lire)".

Insomma, una situazione che sarebbe insostenibile per chi gestisce le pompe di benzina, che precisano: "Questo è solo l'ultimo degli effetti distorsivi di un sistema che costringe i gestori a pagare la commissione anche sulle accise e sull'Iva".

A dar vita alla originale protesta saranno i gestori che aderiscono alle federazioni di categoria Faib/Aisa e Figisc/Anisa, che dicono di avere sottoposto la questione al governo e a Bankitalia. "Senza una risposta che trovi soluzione credibile ai problemi posti" conclude la nota delle associazioni di categoria "dopo le due tornate di chiusura i gestori valuteranno se disdire in massa tutti i contratti con gli istituti di credito e gli enti di gestione delle carte. Oppure praticare un addebito, in cifra fissa ai fruitori del servizio. O, ancora, scaricare sul prezzo dei carburanti al pubblico oneri che non competono, in alcun modo ai gestori". E agli automobilisti, i gestori chiedono di associarsi alla protesta.