IL CASO DEL GIOIELLIERE DI CUNEO

Mario Roggero, Anm: "La legge prevede la legittima difesa, non la vendetta privata | Da Crosetto accuse odiose"

"Si rischia di minare le fondamenta dello Stato di diritto e questo chi rappresenta le istituzioni dovrebbe saperlo bene", ha dichiarato Giuseppe Tango, presidente dell'Associazione nazionale magistrati

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"Al di là dello specifico caso giudiziario di Mario Roggero, ovviamente non si può sottovalutare il tema delle aggressioni e delle violenze a danno di commercianti o in abitazioni di privati cittadini, ma questo semmai attiene al profilo della prevenzione dei reati e del controllo del territorio. Vorrei ricordare che la legge prevede già il sacrosanto istituto della legittima difesa, ma non può tollerare la vendetta privata. Dire il contrario significa minare le fondamenta dello Stato di diritto e questo chi rappresenta le istituzioni dovrebbe saperlo bene". A dirlo è il presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm), Giuseppe Tango, dopo le polemiche per la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere che uccise due rapinatori nel Cuneese.

Anm: "Da Crosetto accuse odiose, i giudici non cambiano la legge" -

 "Abbiamo grande rispetto verso il principio di autonomia e indipendenza della magistratura, e non entriamo nel merito delle singole sentenze. Però una cosa vorrei dirla con chiarezza - ha aggiunto Tango -. I giudici in tre gradi di giudizio e in modo convergente hanno applicato la legge, come è giusto che sia, perché è questo il ruolo che l'ordinamento assegna loro. Trovo quindi sorprendenti le dichiarazioni di un ministro, che invoca addirittura il potere del giudice di innovarle, compito che spetta unicamente al legislatore, delegittimando al tempo stesso la magistratura con accuse di doppiopesismo tanto odiose quanto generiche".

Nelle scorse ore, il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva scritto su X: "Penso vada esperita ogni possibilità perché lui possa tornare a casa", aggiungendo che da anni c'è "una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle". Secondo il ministro, è stato "consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, per questo ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare".

I penalisti di Asti: "Su Roggero ingerenza a gamba tesa della politica" -

 Il Consiglio direttivo della Camera penale di Asti ha contestato le reazioni di una parte del mondo politico alla condanna definitiva di Roggero. In una nota, i penalisti astigiani sottolineano come la sentenza "ha scatenato l'immediata reazione di una parte della politica, culminata, addirittura, nella richiesta di grazia da parte del Ministro della Giustizia, con una tempistica per l'istruttoria istantanea senza precedenti".

Secondo la Camera penale di Asti, "si assiste attoniti all'inversione di quello che la politica ha sempre stigmatizzato, ovvero 'l'ingerenza' a gamba tesa della politica stessa nell'amministrazione della giustizia, addirittura trasformando l'istituto della grazia, di esclusiva pertinenza del presidente della Repubblica, in quarto grado di giudizio, tendente a modificare o annullare, secondo gli umori del popolo, le decisioni della Magistratura".

I penalisti astigiani si soffermano poi sulla percezione pubblica della vicenda e sull'uso politico che ne è stato fatto: "La reazione postuma della vittima di rapina, che per il nostro ordinamento non integra legittima difesa e, diremmo, nemmeno difesa, nonché il correlato sdegno collettivo per la condanna, altro non sono che l'innegabile tragico effetto di una erronea rappresentazione, in chiave meramente propagandistica, della riforma sulla legittima difesa, mediante lo slogan 'Difesa sempre legittima", sbandierato su tutti i media all'indomani del fatto e divenuto virale sui social".

La nota si conclude con un richiamo ai principi del diritto penale: "La legittima difesa non può e non deve consistere nell'autorizzazione a eseguire autonomamente una pena, tantomeno, come nel caso in esame, di morte".

"Sconcerto per l'odio contro i giudici" -

 Intanto l'odio nei confronti dei magistrati scorre sui social. Tanto che anche la presidente della Corte d'appello di Torino, Alessandra Bassi, è dovuta intervenire con una durissima nota di condanna esprimendo "sconcerto ed estrema preoccupazione per la gravissima campagna diffamatoria sviluppatasi sui social network a seguito della sentenza". Per la presidente "l'incontestato diritto di critica, che può ovviamente interessare anche le sentenze pronunciate in nome del popolo italiano, non può tradursi in offese e in attacchi personali ai giudici". Per Bassi, saremmo di fronte a "una deriva estremamente pericolosa" che, oltre a minare alla base la fiducia nelle istituzioni e i fondamenti dello Stato di diritto, "espone i magistrati interessati a gravissimi rischi per la sicurezza e l'incolumità personale".

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