ORA SI E' MOSSA LA GIUSTIZIA

Ravenna, cambia sesso e nome: gli viene sospeso il bonus della carta docenti

I giudici hanno posto rimedio all'errore ministeriale ordinando l'immediato pagamento di tre annualità più circa 3 mila euro di spese legali

© Istockphoto

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Ha cambiato sesso e nome, ma per il ministero dell'Istruzione non risulta più docente a contratto. E così, il dicastero non ha pagato al professore la carta docente per diversi anni. È l'assurdo caso che vede coinvolto un insegnante di un istituto scolastico del Ravennate, finito al tribunale di Ravenna e ricostruito dal Corriere della Sera. I giudici hanno posto rimedio all'errore ministeriale ordinando l'immediato pagamento di tre anni del bonus più circa tre mila euro di spese legali. 

La vicenda -

 L'insegnante, dopo aver cambiato nome, aveva notato il mancato pagamento della a cosiddetta carta docente, il bonus annuale di 500 euro destinato agli insegnanti per la formazione e l'aggiornamento professionale. Così aveva presentato domanda per gli arretrati di tre annualità, tra il 2021 e il 2025, respinte dal Miur. La risposta del ministero è stata netta: "Dallo stato matricolare non risulta che abbia prestato servizio negli anni scolastici tra il 2024 e il 2025". 

La sentenza -

 Una svista burocratica, che non ha convinto il giudice del Lavoro del tribunale di Ravenna, Roberto Savino. "Con una sentenza del 2024 il tribunale di Pescara ha disposto la rettifica del sesso anagrafico da femminile a maschile e il mutamento del nome da femminile a maschile", ha scritto il giudice nella sentenza. Che conclude: "Nel caso di specie vengono in rilievo esclusivamente supplenze in virtù di contratti a tempo determinato con scadenza al 30 giugno e non si pongono, quindi, particolari e ulteriori questioni interpretative". Il docente, ora, vedrà riconoscersi tutti gli arretrati del bonus, mancati per una disattenzione di tipo burocratico-amministrativo.