Le dichiarazioni

Mario Roggero, la figlia: "Vorrei solo un po' di verità" | La sorella di uno dei rapinatori morti: "Meritava il carcere, non di essere ammazzato"

Le parole di Silvia Roggero e Caterina Spinelli

© mario roggero combo sparatoria

© mario roggero combo sparatoria

Sul caso del gioielliere Mario Roggero, il quotidiano La Stampa ha raccolto le dichiarazioni della figlia Silvia e di Caterina Spinelli, sorella di uno dei rapinatori morti, Andrea Spinelli. "Il ministro Nordio ha annunciato l'avvio della procedura per richiedere la grazia, ma francamente sono molto pessimista - dice la figlia di Roggero -. Siamo in una fase delicatissima, preferisco non dire tutto quello che penso, ma vorrei essere più fiduciosa. Non mi piace questo clima divisivo. E non mi va di schierarmi da nessuna parte, né a destra, né a sinistra. Vorrei solo un po' di verità. In troppi parlano senza conoscere i fatti". Per la sorella di Spinelli "Andrea meritava di essere arrestato e di finire in carcere a scontare la sua condanna, come Giuseppe Mazzarino. A partire da mia madre, tutti noi familiari siamo i primi a essere molto arrabbiati, soprattutto per il dolore che ci ha lasciato. Però si meritava una decisione della giustizia, non di essere ammazzato in quel modo".

La figlia di Roggero: "Cerca sempre di essere fiducioso" -

 La figlia di Roggero spiega, inoltre, qual è lo stato d'animo del padre in questo momento: "Cerca sempre di essere fiducioso, in ogni situazione, anche se ha mille sfaccettature, come tutti noi in fondo. In famiglia ripete spesso questa frase: 'Di bene in meglio'. È la sua regola di vita: la speranza non muore mai". Per quanto riguarda il modo in cui Roggero trascorrerà il tempo in cella, Silvia dice: "Credo che abbia tanti progetti. Ha già ricevuto tre offerte per scrivere un libro, e un regista lo ha contattato per trasformare la sua storia in un film. In ogni caso gli staremo vicino".

Infine, alla domanda "Suo padre è stato definito un giustiziere: è un'immagine che la ferisce?", Silvia risponde: "Insegno yoga, sono una persona spirituale, sono contro ogni forma di violenza e contro l'uso delle armi. Ma mio papà aveva regolarmente quella pistola, su questo aspetto sono state dette tante falsità. Non immaginavo però che un giorno potesse usarla. Come gioielliere la teneva lì, come difesa. Come fanno tanti suoi colleghi del resto".

La sorella di Spinelli: "Andrea non era un mostro" -

 Andrea "non era un mostro. Era il perno della nostra famiglia: lui c'era in ogni situazione, era il cocco di nostra mamma, lei lo difendeva sempre. Con lui avevo un rapporto profondo: eravamo sole e luna. Era capace di sorridere nei momenti bui: mi manca tantissimo. Ho una malattia genetica e tutte le volte che finivo il trattamento mi chiamava. Mi trattava come una principessa", racconta Caterina Spinelli.


"Nessuno di noi ha mai avuto a che fare con la criminalità. Siamo una famiglia perbene di onesti lavoratori", aggiunge Caterina. Andrea "da piccolo scappava spesso in chiesa a fare il chierichetto. Poi aveva fatto il caddy sui campi da golf e aveva iniziato persino a giocare. Proposero a mia madre di iscriverlo nei tornei perché era piuttosto bravo. Purtroppo non seguì quel talento. Era troppo giovane". Poi, chiede il giornalista de La Stampa, "perché si è ritrovato a fare il rapinatore?" "Colpa di cattive amicizie, di situazioni sbagliate, ma non era mai arrivato fino a quel punto. Era la prima volta che faceva una rapina. Sì, aveva avuto altri guai in passato e lo avevamo sempre perdonato, malgrado i suoi errori. Mia madre ne ha sofferto molto. Quella rapina nessuno di noi se la spiega. E questa cosa fa tanta rabbia. Una cosa imperdonabile".

In conclusione, la donna spiega cosa la ferisce nel sentir parlare del fratello: "Sentirlo definire un cattivo. Mi dispiace per quello che è successo, ma lui non era così. Voleva bene a sua figlia, ai nipoti. Andava matto per i bambini. Uscito dal carcere si è rimesso in carreggiata ma non si è liberato delle amicizie sbagliate. Sempre in bilico: giardiniere, operaio edile. Sempre lavori precari: una volta quando i datori scoprirono che aveva dei precedenti non gli rinnovarono il contratto. Si è sempre ritrovato a dover arrancare. Sbagli una volta e sbagli sempre. Ma non perdeva il sorriso. Rinunciava a tutto per donare qualcosa agli altri".

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