CALCIO E POLITICA

Finale Mondiali, Milei e Sánchez rinunciano, Donald Trump protagonista assoluto

Salta il palco con Donald Trump, il suo acerrimo rivale Pedro Sánchez e l'amico di sempre Javier Milei. Il presidente Usa consegnerà la Coppa, eccezione nel protocollo. Sugli spalti re Felipe VI

di Matteo Bertolini
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Il 19 luglio il MetLife Stadium di New York avrebbe potuto ospitare uno dei palchi più politicamente carichi della storia recente in una finale dei Mondiali di calcio. Da un lato Javier Milei, presidente argentino e amico di Trump. Dall'altro lo spagnolo Pedro Sanchez, premier di un Paese tra i più invisi al tycoon. Al centro lui, Donald Trump, l'uomo più potente del mondo che non ha fatto mistero di essere intervenuto sulla Fifa per rimuovere una squalifica allo statunitense Balogun.

Alla fine, però, non sarà così: Javier Milei e Pedro Sánchez hanno confermato che non saranno presenti alla partita. Per gli iberici ci sarà il re Felipe VI, 58 anni e in carica dal 2014. All'ambasciatore di Buenos Aires il probabile compito di rappresentare l'Albiceleste.

Trump, padrone di casa e protagonista -

  Il presidente statunitense non si limiterà ad assistere alla partita: il presidente Fifa Gianni Infantino ha confermato che sarà l'inquilino della Casa Bianca a consegnare la Coppa del Mondo alla squadra vincitrice. "Saremo insieme a goderci la finale e a consegnare il trofeo al vincitore" ha dichiarato Infantino al programma Fox and Friends. Un precedente rilevante, dato che finora nei Mondiali la Coppa al capitano della squadra vincitrice veniva passata dal numero uno della Fifa.

A Trump la ribalta del calcio piace: lo scorso anno, alla finale del Mondiale per club tra Chelsea e Paris Saint-Germain, lui era rimasto sul palco anche dopo la premiazione, con qualche imbarazzo dei giocatori del Chelsea e i fischi di parte del pubblico.

Un re accanto a chi crede di esserlo -

 Al MetLife ci sarà un re vero e uno in pectore. Il primo è Felipe VI di Spagna, il secondo è Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti nel febbraio 2025, dopo aver bloccato il piano di "congestion pricing" di New York, aveva pubblicato sui social un'immagine di sé con la corona, accompagnata dalla scritta "Lunga vita al Re". Quasi immediata la reazione: da mesi milioni di persone scendono in piazza proprio per accusarlo di comportarsi come un monarca.

Il movimento "No Kings", nato nel giugno 2025, ha organizzato tre giornate di mobilitazione nazionale: l'ultima il 28 marzo scorso, con oltre tremila manifestazioni e una partecipazione stimata in diversi milioni di persone. Un gesto che i manifestanti hanno poi trasformato in uno dei simboli della protesta contro di lui. 

Milei non si muove per risparmiare e per opportunità -

 Il presidente argentino ha sciolto ogni dubbio su domenica in un'intervista a Radio Mitre, dopo la vittoria in semifinale sull'Inghilterra: "Continueremo a guardarli dalla Quinta de Olivos, ho visto tutte le partite lì" ha detto, rivendicando la scaramanzia che lo ha accompagnato per tutto il torneo. Al di là della cabala, diverse fonti argentine indicano anche altre ragioni: la volontà di non esporsi a critiche sul costo politico di un viaggio in un momento di difficoltà economica e i rapporti tesi con Claudio Tapia, presidente della federazione calcistica argentina. Milei ha comunque promesso di ricevere la squadra alla Casa Rosada in caso di vittoria.

Impegni diplomatici per Sanchez -

 Sul fronte spagnolo, anche il premier Pedro Sánchez ha confermato che non sarà a New York: fonti di governo parlano di una trasferta negli Stati Uniti "mai prevista in agenda". Il presidente aveva già saltato la semifinale di Dallas per la festa nazionale francese del 14 luglio a Parigi mentre lunedì 20 luglio è atteso in visita ufficiale in Algeria. Diversi osservatori spagnoli, tuttavia, leggono l'assenza anche come una scelta di opportunità politica, considerando i tesi rapporti con Trump. 

Il precedente mai risolto tra Milei e Felipe VI -

 L'assenza del presidente argentino chiude, almeno per ora, la possibilità di un confronto diretto con Felipe VI dopo un precedente rimasto irrisolto. Nel maggio 2024, durante una visita a Madrid per la convention di estrema destra Europa Viva 24, Milei aveva definito "corrotta" Begoña Gómez, moglie di Sánchez, scatenando una crisi diplomatica con richiamo degli ambasciatori dei due Paesi. In quello stesso viaggio non aveva incontrato né il re né il premier: al suo arrivo, infatti, non venne accolto da nessuna carica spagnola. Un mese dopo, tornato a Madrid in visita privata, aveva chiesto un'udienza a Felipe VI, negata dalla Casa Reale. Da allora i due non risultano essersi mai incontrati di persona, nonostante lo stesso Felipe VI avesse partecipato all'insediamento di Milei a Buenos Aires nel dicembre 2023.

Spagna nel mirino di Trump -

 Resta il nodo dei rapporti tra Washington e Madrid: dopo mesi di tensioni, al vertice Nato di Ankara dell'8 luglio scorso, Trump aveva definito la Spagna un "alleato terribile" per il rifiuto di alzare la spesa militare al 5% del Pil, minacciando l'interruzione degli scambi commerciali tra i due Paesi, salvo poi ridimensionare parzialmente il tono nelle ore successive. Chissà se il presidente americano si rifiuterà di consegnare la coppa ai calciatori spagnoli in caso di vittoria.

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