I PRECEDENTI

Da Stacchio a Roggero: quando la legittima difesa divide l'opinione pubblica

Storie emblematiche, le cui sentenze insegnano che il confine tra "risposta lecita" e reato dipende dal momento e dalla percezione del pericolo

di Melissa Scotto Di Mase
© Da video | Stacchio, archiviato il caso

© Da video| Stacchio, archiviato il caso

Mario Roggero è l'ultimo di una serie di cronache che fanno discutere. Nel 2003 il caso del tabaccaio Giovanni Petrali, nel 2015 quello dell'oste lodigiano Mario Cattaneo ma anche quello del benzinaio Graziano Stacchio, nel 2018 la vicenda di Fredy Pacini, titolare di un'officina, fino ai casi più recenti, il macellaio Francesco Putortì (2024) e il gioielliere cuneese Mario Roggero (2021), condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere. Storie emblematiche, le cui sentenze sulla legittima difesa insegnano che a fare la differenza è il momento in cui si reagisce e in che modo è percepito il pericolo.

Il verdetto decisivo per Roggero, condannato per omicidio volontario per aver ucciso, nel 2021, due rapinatori, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli (e ferito un terzo), dopo l'assolto alla sua gioielleria, è arrivato il 15 luglio. Al 72enne cuneese non è stata riconosciuta la legittima difesa, proprio come non fu riconosciuta al 50enne Francesco Putortì, condannato dalla corte d'assise di Reggio Calabria a 15 anni e sei mesi di reclusione per omicidio e tentato omicidio. L'uomo, nel 2024, uccise un ladro nel proprio appartamento. Entrambi i casi hanno colpito l'opinione pubblica, spesso dividendola. La vicenda Roggero ne è ultimo esempio: per molti italiani si tratta di un precedente che fa paura e che obbliga una riflessione urgente sulle norme che tutelano vittime e legittima difesa.

Assolti quattro su sei -

 Su sei casi quattro hanno conosciuto l'assoluzione. Accanto alla vicenda di Francesco Putortì, condannato a 15 anni e sei mesi di carcere, ora si colloca anche quella di Roggero. Nel primo caso, il macellaio 50enne uccise a coltellate un ladro che si era introdotto nel suo appartamento, ferendo un complice. Fu condannato per omicidio e tentato omicidio. Il fatto risale al 28 maggio 2024: i giudici non hanno riconosciuto le attenuanti della legittima difesa domiciliare o putativa.

Stando a quanto ricostruito dalle indagini, i due rapinatori avrebbero tentato un furto nell'abitazione di Putortì che, rientrando a casa, li sorprese all'interno della palazzina. A quel punto, il macellaio, secondo la sua versione, avrebbe preso un coltello e colpito i due ladri. I malviventi sarebbero dati alla fuga facendo cadere le pistole appena rubate e legalmente detenute dal 50enne. All'epoca, la ricostruzione non convinse gli inquirenti, secondo i quali, invece, l'uomo avrebbe accoltellato i due alle spalle mentre scappavano.

La vicenda di Graziano Stacchio -

 Il benzinaio di Ponte di Nanto, nel Vicentino, il 3 febbraio 2015 sparò e uccise uno dei rapinatori che avevano assalito una gioielleria accanto alla sua pompa di benzina. Mentre veniva preso di mira dai kalashnikov, l'uomo impugnò la sua arma da caccia e uccise un rapinatore. Al Corriere della Sera disse: "Lo rifarei perché dovevo difendere la ragazza che era in negozio, non potevo girarmi dall’altra parte. Poteva essere mia figlia". Anche nel suo caso, fu aperta un'indagine. Il proscioglimento dell’uomo arrivò poco più di un anno dopo, quando il giudice di Vicenza accolse la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.

Altri casi di assoluzione  Così come Stacchio, anche Petrali, Cattaneo e Pacini. La storia del tabaccaio milanese Giovanni Petrali iniziò il 17 maggio 2003 quando reagì a una violenta rapina sparando ai malviventi, uccidendone uno e ferendone un altro. Dopo un lungo iter giudiziario, i giudici lo hanno assolto riconoscendo la legittima difesa putativa. La Corte stabilì che essendo stato picchiato e trovandosi in una situazione di pericolo, agì credendosi costretto a difendersi, pur non potendo valutare con lucidità la dinamica dei fatti in quel preciso momento.

Poi la lunga vicenda di Mario Cattaneo, l'oste di Casaletto Lodigiano, accusato di aver ucciso con un colpo di arma da fuoco un ladro che tentava di introdursi all'interno della sua osteria nel 2017. La vicenda si concluse con un'assoluzione in Appello. Secondo i giudici, l'uomo non aveva sparato accidentalmente ma aveva premuto volontariamente il grilletto del fucile, uccidendo il ladro relativamente vicino a lui e di spalle. Una conclusione completamente diversa da quella raggiunta da chi lo aveva assolto nella sentenza di primo grado. Se in quel caso i giudici erano d'accordo che il fatto non sussisteva, in Appello, successivamente, i magistrati decisero che il fatto sussisteva, ma non costituiva reato.

Infine, il caso di Fredy Pacini, il gommista 58enne di Monte San Savino (Arezzo) che nel 2018 uccise, sparandogli, Vitalie Tonjoc Mircea, 29 anni, moldavo, entrato nella sua rivendita con altre persone con lo scopo di rubare. I presunti complici di Tonjoc, non sono mai stati trovati. La sorella della vittima aveva chiesto di uscire dal processo, rinunciando a partecipare come parte offesa. La vicenda si concluse con la decisione del gip di Arezzo di archiviare le accuse di omicidio colposo ed eccesso di legittima difesa. "La fine di un incubo" furono le parole di Pacini riferite dal suo legale.

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