Il 16 luglio 2026 entra in vigore l’obbligo di assicurazione per i monopattini ma si sa già che praticamente nessuno lo rispetterà. Non per forza per negligenza quanto piuttosto perché per fare l'assicurazione ci vuole la mini-targa. E per fare detta targa ci vuole uno Stato efficiente che abbia i mezzi per stamparla a tutti quelli che ne facciano richiesta. Una filastrocca che ricorda un po' quella che da bambini iniziava con "per fare un albero" ma che dipinge in realtà un panorama complesso. Quello dei monopattini è infatti un vero Far West che appare decisamente difficile da normare, nonostante i tentativi che pure sono stati compiuti negli ultimi anni.
Una targa per pochi -
La mini-targa era stata già resa obbligatoria dalla riforma del Codice della Strada approvata nel dicembre 2024, salvo poi slittare per insufficienza di mezzi (dello Stato) fino a due mesi fa. Un ritardo che ha portato la motorizzazione civile a stampare a inizio estate soltanto 133.135 targhe a fronte di 800mila monopattini in circolazione nel nostro Paese, quasi uno su sei. Quelli che espongono il contrassegno sono poi almeno per la metà mezzi legati a società di sharing. Ciò implica quindi che meno di un velocipede privato su dieci ha regolare targa.
Non la prima misura -
Per tutti coloro che girano volenti o nolenti senza contrassegno il rischio sarebbe, almeno in linea teorica, quella di subire una contravvenzione tra i cento e i 400 euro. Cifra tutto sommato alta se è vero che i prezzi per le assicurazioni oscillerebbero tra i 35 e i cento euro, a seconda della copertura scelta. L'assicurazione è comunque l'ultima misura a entrare in vigore tra quelle previste nel nuovo Codice della Strada diventato legge nel dicembre 2024. I possessori di monopattino già da tempo ormai si sarebbero dovuti munire di casco, freni e indicatori di posizione da apporre al mezzo mentre, come detto, per la mini-targa si era strappata alla fine una proroga fino al 17 maggio di quest'anno. Tutte misure per la sicurezza che tuttavia appaiono spesso e volentieri bypassabili da chi dovrebbe seguirle.
I problemi del mezzo in quanto tale -
Vanno infine considerate le problematiche connesse alla natura dei monopattini: si tratta infatti di mezzi considerati "velocipedi", come le biciclette. Ciò implica che, nonostante le targhe, essi non presentano un numero di telaio che possa portare all'eventuale fermo amministrativo. Gli stessi contrassegni poi, anche quanto presenti, sono spesso così piccoli da essere difficili da identificare a distanza.
Il problema c'è anche per le assicurazioni -
Si vive quindi un po' alla giornata, con le stesse assicurazioni che faticano a stare dietro ai provvedimenti: "Per i primi due anni, non ci sarà il sistema di indennizzo diretto, perché non ci sono le basi tecniche per regolare i flussi di risarcimento tra compagnie", ha chiarito l’avvocato Maurizio Hazan, dello studio legale THMR di Milano a La Stampa, dando una sconfortante idea dell'intero contesto. Probabilmente siamo lontani dal regolarizzare i monopattini, in una situazione in cui si va ben oltre il classico "fatta la legge, trovato l'inganno". In questo caso l'inganno pare già addirittura insito nel provvedimento, infatti. C'è da "assicurarselo".