Lo studio

Digital detox, il paradosso della Gen Z: vuole disconnettersi ma non riesce a farlo

L’indagine ha esaminato 3.551 persone per fotografare il rapporto con l’ecosistema digitale e i social. Emerge una stanchezza da iperconnessione ma al tempo stesso una dipendenza dagli schermi che rende difficile la disintossicazione 

© Istockphoto

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La generazione più connessa è anche quella che desidera maggiormente allontanarsi dagli schermi. È il paradosso emerso dalla prima rilevazione dell'Osservatorio AIM (Anticipa, Interpreta, Modella), realizzato da Factanza Media in collaborazione con Ipsos Doxa, che ha analizzato il rapporto tra gli italiani dai 18 ai 45 anni e l'ecosistema digitale.Il dato più significativo riguarda il bisogno di disconnessione: il 94% degli intervistati dichiara di aver sentito almeno una volta l'esigenza di ridurre il tempo trascorso online o di allontanarsi temporaneamente da smartphone e social network. Un segnale che racconta un bisogno di digital detox e una crescente stanchezza nei confronti della connessione continua e della pressione esercitata dalle notifiche, dall'iperinformazione e dalla presenza costante sui social media.

Il paradosso della Generazione Z, - Lo studio condotto nel marzo 2026, ha coinvolto 3.551 persone tra i 18 e i 45 anni, con l’obiettivo di comprendere come diverse generazioni vivano il rapporto con il digitale: dal tempo trascorso online al desiderio di disconnessione, fino agli effetti percepiti sul benessere personale e sulle abitudini quotidiane.Il dato più significativo dell’indagine riguarda il desiderio di disconnessione: il 94% degli intervistati dichiara di voler almeno ridurre di qualche ora il tempo trascorso online. La spinta arriva soprattutto dalla Generazione Z. Più della metà degli under 30 afferma di desiderare spesso una riduzione del tempo passato sul web, una percentuale superiore rispetto a quella registrata tra i Millennials (31-45 anni). Tuttavia, la consapevolezza non sempre si traduce in un cambiamento concreto. Solo il 48% degli under 30 dichiara di essere riuscito a staccarsi dal cellulare almeno una volta negli ultimi mesi. La difficoltà è ancora più evidente quando si guarda alla capacità effettiva di ridurre il tempo online: il 52% dei giovani dichiara di non riuscire a farlo, contro il 39% degli adulti tra i 31 e i 45 anni. Il risultato racconta una nuova contraddizione generazionale: proprio chi riconosce maggiormente i rischi dell’iperconnessione è anche chi si sente più intrappolato nelle dinamiche digitali.

La paura di perdersi qualcosa - Tra i motivi che rendono difficile disconnettersi emerge soprattutto la cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out), ovvero la paura di perdersi qualcosa: una notizia, una conversazione, un evento o un’opportunità sociale. Il timore di rimanere esclusi riguarda il 23% degli appartenenti alla Generazione Z, contro il 14% dei Millennials. Il bisogno di essere sempre aggiornati e presenti online diventa così una delle principali barriere alla disconnessione. Il fenomeno appare ancora più marcato tra le giovani donne: il 58% delle ragazze della Gen Z dichiara di sentire il bisogno di ridurre o eliminare l’utilizzo dei social network, rappresentando il dato più alto rilevato dalla ricerca.

 Basta scrolling sui social - Quando agli intervistati viene chiesto quale attività sarebbero disposti a ridurre per recuperare tempo, la risposta è chiara: lo scrolling sui social network, cioè lo scorrimento continuo e spesso automatico di post, video e contenuti. Questa pratica verrebbe eliminata dal 91% della Generazione Z e dall’87% dei Millennials, segno di una crescente consapevolezza rispetto al tempo assorbito dalle piattaforme. Il tempo recuperato verrebbe principalmente destinato ad attività personali e passioni lasciate in secondo piano. A dichiararlo è il 61% degli under 30 e il 62% della fascia 31-45 anni, che vorrebbero utilizzare quelle ore per coltivare interessi, relazioni e momenti lontani dagli schermi.

Meno contenuti, più informazioni - L’83% del campione, con percentuali identiche tra Gen Z e Millennials, dichiara che seguirebbe più volentieri i brand se pubblicassero meno contenuti. In particolare, emerge la preferenza per una comunicazione meno invasiva ma più rilevante: non più una maggiore quantità di messaggi, ma contenuti capaci di offrire valore, utilità e autenticità. Per i brand questo rappresenta un cambio di prospettiva: conquistare l’attenzione degli utenti non significa necessariamente pubblicare di più, ma costruire relazioni più significative attraverso messaggi più mirati e coerenti.

Disconnettersi migliora concentrazione e qualità della vita - Chi riesce a spegnere il telefono sperimenta benefici immediati. Secondo la ricerca, tre giovani su quattro indicano un aumento della concentrazione come primo effetto positivo della riduzione del tempo online. La maggiore attenzione riguarda diversi ambiti della vita quotidiana: studio, lavoro, riposo e attività personali. La connessione continua, infatti, sembra incidere sulla capacità di mantenere la concentrazione anche nelle attività più semplici. Il problema riguarda anche chi lavora nel settore digitale. L’iperconnessione può trasformarsi in un circolo vizioso: trascorrere la giornata tra notifiche, contenuti e piattaforme per lavoro porta spesso a utilizzare gli stessi strumenti anche nel tempo libero, rendendo difficile un vero distacco.