L’estate mette sotto stress test la salute delle orecchie. Dalle cabine pressurizzate dei voli transatlantici ai tuffi in mare profondo, la nostra salute uditiva rischia di trovarsi sotto attacco. Spesso consideriamo il benessere come una formula legata unicamente alla cura della pelle o alla forma fisica, dimenticando che i cambi di altitudine in montagna, le immersioni prolungate in mare o in piscina e gli sbalzi di pressione dei viaggi aerei rappresentano una fatica per le orecchie. Patologie fastidiose come l'otite del nuotatore o i piccoli traumi da atterraggio sono contrattempi sgradevoli che possono compromettere il successo di una vacanza. Integrare la protezione dell'udito nella routine di self-care quotidiana è uno step fondamentale per un benessere consapevole, dinamico e capace di prevenire i piccoli grandi disturbi che possono segnare le vacanze di adulti e bambini. L’istituto Auxologico Italiano insegna a guardarci dai principali nemici della nostra estate e a salvaguardare la salute uditiva di adulti e bambini.
ACQUA, TUFFI E IMMERSIONI: LA "SINDROME DEL NUOTATORE" - Il contatto prolungato con l’acqua, sia quella salata del mare o quella clorata delle piscine, è la causa principale dell’otite esterna, comunemente nota come "otite del nuotatore". In caso di bagni frequenti, l’acqua può provocare la macerazione e quindi il gonfiore dei condotti, che si ostruiscono: si creano così le condizioni favorevoli al moltiplicarsi dei batteri responsabili di successiva infezione. I sintomi più frequenti in questo caso sono: sensazione di avere l’orecchio “ovattato” e calo dell’udito, prurito e dolore. In questo caso occorre evitare di bagnare ulteriormente l’orecchio dolente e consultare il medico, che potrà prescrivere la terapia adeguata. Per godere di tuffi senza rischi, la regola d'oro è l'asciugatura: dopo ogni bagno, tamponando delicatamente l'orecchio con un panno morbido, inclinando la testa lateralmente. Assolutamente da evitare, invece, sono i bastoncini tipo cotton fioc, che rischiano di creare microlesioni o di spingere il cerume in profondità. Chi pratica immersioni o snorkeling, inoltre, deve imparare a utilizzare la tecnica di compensazione per evitare microtraumi al timpano dovuti alla pressione idrostatica.
ALTA MONTAGNA: LA PRESSIONE DELLE VETTE E IL TREKKING CONSAPEVOLE - La salita rapida verso le alte quote, che si tratti di un percorso di trekking d’alta quota o di un viaggio in funivia verso un rifugio panoramico, comporta una rapida diminuzione della pressione atmosferica esterna. Se la tromba di Eustachio non si apre tempestivamente per equilibrare la pressione interna all'orecchio, si avverte la fastidiosa sensazione di "orecchio tappato", spesso accompagnata da un dolore sordo. Per prevenire questo disagio durante la salita, basta stimolare la deglutizione e i muscoli della mascella, ad esempio masticando un chewing-gum (preferibilmente bio o funzionale), bere piccoli sorsi d'acqua a intervalli regolari o sbadigliare. Bastano questi pochi gesti, semplici ma efficaci, per mantenere i canali aperti e godersi il silenzio delle vette in perfetto comfort.
QUANDO VIAGGIAMO SU UN AEREO – il momento del decollo e, soprattutto, quello della discesa prima dell'atterraggio sono le fasi più critiche per il benessere delle nostre orecchie. I salti di quota provocano inevitabilmente degli sbalzi repentini di pressione all'interno della cabina, i quali possono causare barotraumi, un rischio che si amplifica se si viaggia con un leggero raffreddore causato, magari, dall'aria condizionata degli aeroporti. Per evitare di atterrare con un deficit uditivo temporaneo, è consigliabile utilizzare tappi auricolari specifici per il volo dotati di filtri ceramici per la regolazione graduale della pressione. Una regola fondamentale per i frequent flyer: mai dormire durante la fase di discesa dell'aereo, poiché durante il sonno la deglutizione rallenta e l'orecchio perde la capacità naturale di compensare lo sbalzo pressorio.
IL "NOISE DETOX": ATTENZIONE AI DECIBEL - Il benessere acustico passa anche dalla gestione responsabile dei decibel a cui si è esposti in occasione degli eventi sociali dell'estate, come i concerti all'aperto, i festival e le serate nei beach club. L'esposizione prolungata a suoni dal volume troppo intenso può causare acufeni temporanei (il classico fischio all'orecchio) e perfino danni permanenti alle cellule ciliate. Il Noise Detox promuove l’esposizione consapevole ai suoni troppo intensi e l'uso eventuale di tappi acustici di protezione ad alta fedeltà. Questi accessori di design attenuano il volume complessivo dei suoni senza distorcere la qualità della musica o delle conversazioni, permettendo di vivere la vita notturna al massimo delle sue potenzialità ma preservando la salute dell'apparato uditivo.
PICCOLI VIAGGIATORI: LE PRECAUZIONI PER I BAMBINI - I canali auricolari dei bambini sono più corti, stretti e posizionati in modo più orizzontale rispetto a quelli degli adulti, caratteristiche che li rendono più vulnerabili sia alle infezioni sia agli sbalzi di pressione.
- In aereo: durante il decollo e l'atterraggio, i neonati dovrebbero essere allattati (al seno o al biberon) mentre i bambini più grandi possono bere da una borraccia con cannuccia o masticare una caramella gommosa per favorire la ventilazione dell'orecchio medio.
- In spiaggia e piscina: dopo i giochi in acqua, l'asciugatura dell’orecchio deve essere accurata ma eseguita esclusivamente con l'angolo di un asciugamano pulito. Se il bambino è particolarmente incline alle otiti estive, è opportuno proteggerlo preventivamente durante i bagni con fasce auricolari in neoprene o tappi in silicone medicale modellabile.
IL CONTROLLO" PREVENTIVO: LA STRATEGIA PRIMA DI PARTIRE - La vera prevenzione comincia a casa, circa due settimane prima della data di partenza, è bene sottoposti a un rapido controllo dall'otorinolaringoiatra per escludere la presenza di tappi di cerume latenti. Con i primi bagni in mare, infatti, il cerume assorbe l’acqua e si gonfia come una spugna: lo specialista lo rimuoverà evitando così problemi e disagi durante la vacanza.
COME CORRERE AI RIPARI AI PRIMI SINTOMI - Se nonostante le precauzioni insorge un fastidio, è fondamentale intervenire tempestivamente per bloccare l'infiammazione sul nascere:
- Acqua intrappolata: se dopo un tuffo si avverte la sensazione di liquido bloccato, bisogna inclinare la testa dal lato interessato e tirare delicatamente il lobo verso il basso e l'indietro per raddrizzare il canale e facilitare il deflusso. In alternativa, si può utilizzare il flusso tiepido di un asciugacapelli tenuto a debita distanza (almeno 30 cm) per far evaporare l'umidità.
- Inizio di dolore o otite: Al primo accenno di dolore pulsante, è necessario sospendere immediatamente i bagni ed evitare che qualsiasi liquido entri nell'orecchio. Per alleviare il sintomo in attesa del consulto medico, si può assumere un antinfiammatorio per via orale.
- Blocco post-volo: Se l'orecchio rimane tappato dopo l'atterraggio, si può eseguire con estrema delicatezza la manovra di Valsalva (espirare dolcemente a bocca chiusa e naso tappato). Se il blocco e la sensazione di ovattamento persistono oltre le 24 ore, è opportuno rivolgersi a un medico.