Proteggere i piccoli dai social. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha tenuto un panel a Bruxelles sulla tutela dei minori online, insieme a due ospiti: la ricercatrice Maria Melchior e lo psichiatra infantile e professore universitario Jörg Fegert. E il messaggio mandato è proprio questo: "Quello su cui siamo d'accordo è che debba esserci un'età minima a partire dalla quale i bambini possano iscriversi ai social media. La questione non è se i bambini possano accedere ai social, ma se e quando questi possano accedere ai nostri figli", ha dichiarato Von der Leyen.
Arriverà una proposta -
"Noi in Europa crediamo che siano i genitori a crescere i nostri figli, non algoritmi predatori. A tal proposito, vorrei essere molto chiara: i social media non sono un giocattolo. Non diamo ai bambini le chiavi dell'auto prima della patente e non consentiamo loro di acquistare alcolici prima dell'età legale. Allo stesso modo dobbiamo stabilire l'età alla quale i minori possono accedere legalmente ai social", ha ribadito Von der Leyen durante il suo discorso. La presidente della Commissione Ue non lo mette in dubbio: "Spetta ai genitori decidere quando i bambini possono usare lo smartphone". Ma ha sottolineato la necessità di intervenire a livello comunitario: "Presenteremo una proposta per regolare l'accesso alle piattaforme dopo l'estate". Anche considerando i feedback ricevuti dall'Australia, una delle nazioni che ha già stabilito un limite di età.
I pericoli -
Durante il panel, Von der Leyen non ha dimenticato di sottolineare gli effetti negativi legati all'utilizzo dei social: "Se continuiamo a consentire alle Big Tech un accesso illimitato ai nostri figli, non faremo altro che condannare un'altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenza e sofferenza. E i dati lo dimostrano: in tutta Europa, i giovani trascorrono ormai dalle 4 alle 6 ore al giorno davanti agli schermi, sei ore ogni giorno. Questo equivale a 20 anni della loro vita. Allo stesso tempo, in tutta Europa, quasi il 60% dei bambini piccoli ha sperimentato problemi emotivi e psicosociali online. E giorno e notte, anche i genitori ne vedono le conseguenze: perdita di sonno, depressione, ansia, cyberbullismo". Da qui, la necessità di agire a tutti i costi. Anche tramite misure come un limite di età all'accesso: "Tutto questo accade mentre il cervello dei nostri figli è in fase di sviluppo. Se vogliamo proteggere l'infanzia dobbiamo iniziare dove i rischi sono maggiori".
Design che creano dipendenza -
La presidente della Commissione ha ricordato che le piattaforme devono assumersi la responsabilità della sicurezza dei propri servizi. "In Europa chi sviluppa un prodotto è responsabile della sua sicurezza", ha affermato, ricordando che chi viola le regole va incontro a provvedimenti. Come TikTok e Meta, contro cui Bruxelles ha avviato dei procedimenti per il design ritenuto capace di creare dipendenza. Infatti, secondo la Commissione, funzionalità come la riproduzione automatica, lo scorrimento infinito dei feed, i consigli personalizzati e le notifiche push sarebbero in grado di alimentare l'impulso dell'utente a continuare a scorrere e mettere il cervello in 'modalità pilota automatico', contribuendo ad abitudini malsane e all'uso compulsivo.
Nella pratica -
Secondo Von der Leyen, l'avvicinamento ai social e più in generale agli schermi dovrebbe essere graduale. "Niente fino ai tre anni", ha affermato. Poi fino ai 13 esposizione "solo sotto la supervisione di genitori, tutori o insegnanti ed entro limiti di tempo". Dai 13 anni in poi, invece, "l'accesso sarà graduale, a seconda delle prove fornite dalle piattaforme che attestino la loro adeguatezza all'età e la sicurezza per gli adolescenti". In altre parole, l'accesso graduale in opposizione a quello illimitato con cui secondo la presidente della Commissione "andremmo a condannare un'altra generazione". In conclusione, Von der Leyen ha predicato pazienza. Le misure proposte "non saranno infallibili e il cambiamento richiede tempo. I grandi cambiamenti non avvengono mai dall'oggi al domani, ma quando si parla della nostra sicurezza ne vale sempre la pena".