Chi è la sorella di Greta Thunberg, che non si batte per il clima. Nel video andato virale Beata Monalisa canta al Musikaliska Kvarteret, la più antica sala da concerto di Svezia, quella dove Einstein ricevette il Premio Nobel. La sua voce è forte e potente, non sfigura di fronte a quella di Whitney Houston, l'artista che aveva preso a suo volta quella I Will Always Love You da Dolly Parton facendola diventare lo standard per valutare una cantante di talento. La performance è così impressionante da far chiedere all'ascoltatore medio chi sia quella ragazza scandinava, facendo emergere una interessante parentela. La ventenne Beata Monalisa - per gli amici Bea - è infatti la sorella minore di Greta Thunberg e ha idee altrettanto progressiste, anche se non si esprime mai direttamente sul clima.
Sorella d'arte -
Beata Monalisa non vuole sfruttare la celebrità dei famigliari per scalare l'Olimpo del pop. Non a caso preferisce usare il cognome di sua madre, Ernman, rispondendo sempre con un educato "no comment" a chi le chiede di Greta e del loro rapporto (comunque buono). D'altra parte la ragazza non ha bisogno di brillare di luce riflessa: sebbene sia appena ventenne ha già un percorso artistico alle spalle, che rivendica con orgoglio, pur definendosi autodidatta e decisamente precoce: "Ho iniziato a ballare a tre anni e a cantare a sette", ha raccontato. Un inizio che l'ha portata per sua stessa ammissione a essere bullizzata ma anche a venire notata in fretta dalle produzioni teatrali.
Un talento precoce -
"Sono stata scelta per interpretare Édith Piaf e ho ricoperto quel ruolo per cinque anni, dai 12 ai 17 anni. Immaginate di cantare le sue canzoni ogni singolo giorno per cinque anni", ha ricordato in una lunga intervista con Interview Magazine. Proprio una cover di Hymne à l'amour, brano portato al successo nel 1949 dalla stessa Piaf, è stato scelto di recente come apripista del suo primo album, un lavoro a cui ha iniziato a pensare già alla tenera di tredici anni. All'interno dell'lp non ci saranno comunque solo reinterpretazioni altrui, anzi: quella dell'artista francese sarà l'unica canzone "rubata" in un disco altrimenti tutto scritto e musicato da Thunberg Jr. Stando a quanto confermato dalla stessa Bea, l'album avrebbe infatti già nove tracce, di cui sette che aspettano solo di essere ascoltate.
Un po' Edith Piaf un po' Zara Larsson -
Sul palco Beata Monalisa interpreta un personaggio audace e teatrale, mentre fuori dal palco si descrive come una persona molto più sensibile. "Gli svedesi pensano che io sia troppo rumorosa", si è lamentata, non rinunciando tuttavia ad apparire provocante e decisamente "hot". A guardarla da fuori Bea appare un mix strano: una voce da coroner jazz degli anni Cinquanta inserita nel corpo di una popstar svedese di oggi alla Zara Larsson. Una confusione che lei stessa si diverte ad alimentare, tra una spaccata e una tirata contro il moderno auto-tune. D'altra parte la nuova voce della musica scandinava ama avere il pieno controllo della sua immagine e della sua arte, non si piega a visioni altrui.
Il sogno di diventare un'icona gay -
Il suo debutto è stato già presentato da Bea come un lavoro "pro-queer, anti-macho", che sarà fondamentale per trasformarla definitivamente in un'icona gay. Un qualcosa cui la giovane aspirante popstar tiene molto, tanto da aver definito come "un punto di svolta nella sua carriera" l'essersi esibita per la comunita queer svedese: “È stata la notte più bella della mia vita. Mi sono sentito accettato come artista per la prima volta." Qualche giorno fa ha scritto sotto un post: "Quando canto, la fragile mascolinità degli uomini etero viene a galla". Un concerto ribadito nel colloquio con Interview: "Ho molti produttori eterosessuali che mi dicono come cantare. Vogliono sentirsi come se mi avessero insegnato loro. Una giovane donna dalla voce forte è molto provocatoria, soprattutto per loro perché vogliono avere il controllo".
Grandi speranze -
Beata Monalisa ha invece un'idea molto chiara di quello che vuole e ha già inquadrato il suo pubblico: secondo lei sarebbe composto da persone che condividono interessi, moda e senso dell'umorismo simili. Beata Monalisa non si nasconde: lei sogna la fama mondiale, ma resta importante per lei che alla fine i fan "la capiscano", per creare una comunità dove anche il sarcasmo possa essere usato come strumento per raggiungere l'uguaglianza e abbattere il patriarcato. Una spaccata e una provocazione alla volta. Greta ne sarà sicuramente orgogliosa.