L'intervista / 1

Ddl caccia, Bologna: "La scienza deve regolare l'attività venatoria, non si tutela abbattendo animali"

Parla il professore di zoologia all'Università degli Studi Roma Tre e presidente del comitato scientifico per la fauna d'Italia

© Dal Web

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La caccia si può certamente tollerare, ma non la si può portare sull'altare. E della scienza c'è un bisogno fondamentale, perché la biodiversità e gli ecosistemi naturali possono essere davvero conosciuti e interpretati solo da chi li osserva scientificamente. Sono i concetti espressi da Marco Alberto Bologna, professore emerito di zoologia all'Università degli Studi Roma Tre e presidente del comitato scientifico per la fauna d'Italia. Bologna ha parlato in esclusiva a TgCom24, analizzando il nuovo disegno di legge sulla caccia dal punto di vista della scienza. Dopo aver ricevuto il via libera al Senato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti, il cosiddetto "ddl caccia" è ora in commissione Agricoltura alla Camera. Il testo riforma l'attuale legge sulla caccia, la 157 del 1992. Tra le novità del ddl ci sono l'introduzione del concetto di "gestione" della fauna selvatica, affiancato alla parola "protezione", la modifica dell'elenco delle specie che possono essere cacciate con l'aggiunta di piccione e oca selvatica, il rafforzamento del ruolo delle regioni nella pianificazione faunistico-venatoria e l'eventuale spostamento del periodo di caccia oltre il limite del 10 febbraio. Il provvedimento ha la firma del presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan e conta 20 articoli sui quali sta emergendo nelle ultime settimane un forte dibattito.

Una riforma della legge 157/1992, che stabilisce le norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, era davvero necessaria?

A mio avviso c'era bisogno di modificare in altro modo. La legge 157/1992 aveva comunque cercato di avere un'impostazione più scientifica. Quello che io trovo in questa proposta attuale è una modifica in alcuni punti abbastanza subdoli. Vengono modificate alcune cose in singoli paragrafi, ma l'insieme poi diventa abbastanza sostanziale. Tra l'altro la logica in cui sta andando l'Unione Europea di cui noi facciamo parte è di un altro tipo. Probabilmente era necessario tendere a, come dire, a fare una legge che gestisse il fatto di salvaguardare gli ambienti italiani. Questa parola chiave, in questa proposta, così com'è declinata porta a un altro tipo di lettura.

Quali sono le criticità del ddl caccia?

Innanzitutto, non si sente minimamente un apporto scientifico in questa legge. L'Ispra, un istituto nazionale, viene un po' messo da parte. Poi, in Italia ci sono centinaia di ecosistemi, ognuno dei quali è diverso dall'altro. Umidità, composizione animale e vegetale. Tutti diversi. Le specie fanno parte dei vari ecosistemi. Il concetto di cacciatore come "regolatore della biodiversità", non ci siamo. La biodiversità si regola naturalmente. Ancora, noto una certa tendenza di economizzazione dell'attività venatoria. Nella proposta si parla di aziende agrituristiche venatorie, cioè si vorrebbe che alcune aziende private abbiano dei redditi maggiori derivanti da questa attività. L'attività privata è per fortuna insita nella nostra repubblica, è libera. Ma il problema è che attraverso alcune piccole modifiche è come se queste persone che hanno delle proprietà private potessero essere fuori da alcune regole. Per esempio a un certo punto si parla del fatto che il calendario venatorio nelle aree private potrebbe non essere obbligatoriamente applicato. Ancora, il fatto che le aree demaniali possano diventare cacciabili. Questa cosa, unita al possibile prolungamento del calendario, consentirebbe  la caccia agli uccelli migratori primaverili. Questo è veramente un assassinio, perché sono animali che vengono dal Mali, dal Senegal, dalla Mauritania e che attraversano il deserto. Non è una passeggiata. Attraversano il Mediterraneo. Poi arrivano sulle nostre coste, stremati, e noi gli spariamo? Non è una cosa carina. Un ultimo punto critico è l'azione di potenziale riperimetraggio delle zone protette in Italia, cioè dove non si può cacciare. Questo è uno dei punti chiave, perché è molto ambiguo. Chi regolerà la questione? La scienza o il comitato dei cacciatori?

Estendere il periodo di caccia oltre il 10 febbraio, quali effetti potrebbe avere su questa tipologia di uccelli migratori e con quali conseguenze per gli ecosistemi?

La legge è aperta solo a certe specie di uccelli cacciabili. Noi abbiamo una porzione ampia di specie stanziali, cioè che vivono tutto l'anno da noi, e altre che magari hanno migrazione. Dunque, alcune specie svernano da noi e poi vanno in Europa settentrionale, ma molte vanno in Africa ad agosto o settembre e tornano da noi in primavera. Durante il viaggio consumano 2/3 grammi del loro peso. Questi uccelli poi svolgono un ruolo cruciale nei nostri ecosistemi, perché sono insettivori. Mangiano insetti e insieme alle specie stanziali svolgono un ruolo fondamentale di bioregolatori. Loro sì, perché altrimenti questi insetti potrebbero creare gravi danni agli ecosistemi naturali. Perché dobbiamo riaprire la possibilità di cacciare queste specie? Questi uccelli poi vengono mangiati da altri animali. Toglierli, per prendere il loro caso, creerebbe una catena di squilibri. La caccia, che non è un problema per me, deve essere regolamentata in un modo ecologicamente sostenibile.

La preoccupa il potenziale ridimensionamento del ruolo degli organismi tecnico-scientifici? Perché c'è bisogno della scienza nella gestione dell'ambiente e degli ecosistemi?

Noi uomini interveniamo con qualcosa che è l'abbattimento di alcune migliaia di individui all'anno. Soprattutto per quanto riguarda gli uccelli. Tutto questo altera in qualche modo gli ecosistemi. Perché c'è bisogno della scienza? La caccia deve essere regolata scientificamente proprio perché parliamo di biodiversità e di ecosistemi naturali. Questi non sono elementi studiabili da persone che non sanno di cosa si parla. Prendiamo il daino, una specie introdotta dai romani che poi si è assestata nel tempo. Tra l'altro il corpo forestale dello stato l'ha poi sparso un po' ovunque. Il daino è una specie che crea danni mostruosi al nostro cervo e al nostro capriolo e lo fa per competizione. Competizione che è un processo ecologico studiabile. Questi processi vanno conosciuti e la scienza è sapere le cose prima di agire. Perché per la caccia si sentono i cacciatori e non gli esperti?

Nella proposta di legge si legge che "la caccia concorre alla tutela della biodiversità e dell'ecosistema". Questo è un controsenso scientifico?

Lo è al 100%. È una follia. Prima di tutto perché non esiste un unico ecosistema, ma come già detto ce ne sono a centinaia. Poi perché per definizione la tutela della biodiversità non si fa abbattendo elementi, eliminando animali. La caccia si può certamente tollerare, ma non la si può portare sull'altare. Con questa proposta di legge stiamo tornando indietro, stiamo quasi dando una medaglia al valore alla caccia. Addirittura, secondo questo ddl, si possono utilizzare strumenti notturni per la caccia come dei visori che consentono di vedere tutto anche a notte fonda. Se si dice che si possono usare, allora la conseguenza è che è permesso cacciare di notte. Questo sarebbe vietatissimo.

Qual è l'elemento introdotto dal ddl caccia che rischia di avere un impatto più negativo degli altri sulla fauna e la biodiversità?

Direi il potenziale ampliamento del calendario venatorio alla stagione primaverile e la caccia in zone demaniali. Noti inoltre una cosa: questa legge è già stata messa nel mirino dalle autorità dell'Unione Europea. Questa cosa ci è stata nascosta all'inizio. Noi italiani così pagheremo un sacco di soldi a causa delle infrazioni alle regole UE. Perché dobbiamo fare delle leggi che causano danni a milioni di persone, in favore di una piccola fetta di cittadini? Non c'è logica, com'è possibile che stia per passare un provvedimento che è già sicuro che ci costerà?

Cosa sono le direttive Uccelli e Habitat e perché le nuove disposizioni sono in contrasto con quelle dell'Unione Europea?

Le direttive europee sono leggi europee, anche se ce ne sono alcune che hanno livello internazionale. La direttiva Uccelli fu una delle prime e si fece perché c'erano pressioni da vari pesi che volevano tutelare questa categoria. Di fatto dice che ci sono alcune specie da proteggere di più rispetto ad altre per motivi scientifici. La direttiva Habitat è successiva alla prima e ha una logica molto diversa. Mentre la Uccelli era moto specifica, la Habitat dice che dobbiamo tutelare gli ecosistemi, cioè l'insieme animale e vegetale di un ambiente, e che in generale ci sono ambienti e specie che richiedono particolare conservazione. Per fare questi i vari Stati devono selezionare delle zone speciali di conservazione o addirittura delle zone speciali di protezione speciale per gli uccelli. Dunque la direttiva Habitat unisce anche i concetti della Uccelli e annuncia la costruzione di una rete di aree protette. La caccia non deve danneggiare le specie per cui è stata istituita la zona protetta. Queste aree devono essere monitorate scientificamente. L'Unione Europea su questa cosa può cambiare la definizione di livello di protezione: ecco perché per esempio possono permettersi di dire che il lupo è una specie estremamente protetta o è una specie diciamo da regolare. Le leggi europee sono particolarmente significative, promuovono una visione della conservazione della natura attiva, nel senso che deve essere continuamente monitorata. Questa proposta sembra quasi ignorare questi principi, o comunque incoraggiare al comportamento libero. Vedo molta foschia, c'è ambiguità.

La proposta può essere considerata come una violazione dell'articolo 9 della Costituzione?

Non sono un costituzionalista, ma la nostra Costituzione ha messo in primo piano la protezione della biodiversità. Io non ho nulla contro la caccia, se fatta in maniera accettabile. Però l'estensione del periodo di caccia, delle aree protette, i visori notturni, i richiami vivi, la caccia in aree demaniali e via dicendo… Personalmente non mi sembra consono a quello che dice la Costituzione. Poi io sono uno zoologo e mi fermo qui.

Quanto è pesante e quanto può essere pericolosa per i nostri ecosistemi la riduzione delle aree protette?

Questo è un elemento complicato dal punto di vista legislativo e rischia di attirare la rabbia dei cittadini. Poi bisogna comunque differenziare le aree protette da quelle non cacciabili. Su questo bisognerà capire a cosa si vuole puntare, la legge è molto fumosa da questo punto di vista. Il ddl introduce piccole modifiche che inseriscono una parola con un potenziale. Che poi ovviamente dipende da chi vuole condurre il gioco. Vorrei ritornare su un'altra cosa.

Prego.

Bisognerebbe chiedersi se è sufficiente la protezione naturale in Italia oggi con tutto quello che c'è che preme sulla natura. Cambiamento climatico, inquinamento, meteorologia impazzita, industrializzazione, urbanizzazione. Possiamo essere in grado di sopportare un'attività venatoria più larga di quella attuale? Per me no. Noi possiamo costruire delle isole felici, ma è un attimo che non lo sono più poi. Nel momento in cui aumentiamo la superficie non protetta, il rischio è l'isolamento di queste isole, che da felici diventeranno infelici e la mancanza di connettività ecologica, quindi di corridoi ecologici fra un'area protetta e l'altra, è uno dei grandi rischi della conservazione. Questi regolatori della biodiversità che sarebbero i cacciatori dovrebbero studiare un abc dell'ecologia e della biologia di conservazione. Lì capirebbero che certe cose non si possono fare, che bisogna seguire delle regole. In questa proposta entrano in gioco altri interessi: quelli di chi vende fucili, di chi caccia i migratori, di chi usa i richiami vivi. Va benissimo, ma questi interessi sono stati uniti da chi non ha studiato un minimo di biologia e conservazione. Di solito quando si fa una legge si sentono gli esperti. Qui mi sembra che gli unici esperti sentiti siano stati i cacciatori.

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