Tanti auguri Donkey Kong, e scusaci se abbiamo dimenticato la torta alla banana. Sono passati 45 anni da quel giorno di luglio in cui Nintendo lanciò nelle sale giochi il cabinato di un gioco tanto semplice quanto rivoluzionario. Il giocatore controllava il baffuto Jumpman che, a colpi di salti, doveva riuscire a salvare la sua Pauline dal gorilla che dava il nome al gioco, Donkey Kong appunto. Nel 1981 ogni livello appariva qualcosa di rivoluzionario per chi si approcciava all'epoca al titolo: mai un videogioco era infatti sembrato così simile a un cartone animato e mai c'era stato un antagonista così iconico da meritarsi il ruolo di mascotte principale. Oggi, quasi mezzo secolo dopo, possiamo senza alcun dubbio dire che Donkey Kong è stato un passo importante nella storia del videogame ma all'inizio non era così scontato.
Tutto nacque da un flop -
Ora che Donkey Kong è tornato sulla cresta dell'onda, trascinato dall'ultimo capitolo della sua epopea videoludica Donkey Kong Bananza, fa strano pensare che tutta questa storia non sarebbe esistita senza un fallimento. In quei mesi del 1981 Nintendo doveva infatti trovare un modo per riprendersi dal flop di Radar Scope, un videogioco sulla falsariga di Space Invaders che era passato inosservato tanto in Giappone quanto in Occidente. I tantissimi cabinati del gioco rimasti invenduti andavano quindi a quel punto riprogrammati per far girare su queste macchine un gioco diverso e possibilmente di maggior successo del precedente.
La grande occasione di Miyamoto -
L'azienda affidò l'impresa a un giovane programmatore nemmeno trentenne Shigeru Miyamoto, che allora era appena entrato in azienda occupandosi principalmente del design di confezioni e manuali. Miyamoto aveva inoltre collaborato in qualche forma anche a Radar Scope, un gioco che considerava "noioso e banale" ma di cui conosceva abbastanza l'architettura per riuscire a ribaltarla.
Fu questo ragazzo alla soglia dei trenta a pensare quindi alla struttura base di Donkey Kong. All'inizio tuttavia i manager dell'azienda non sembravano convinti di voler investire su un gioco con personaggi inediti e provarono a trasformare quello che avremmo poi conosciuto in un titolo su licenza con protagonista Braccio di Ferro. Quando le trattative non andarono a buon fine però, con Popeye che venne poi sfruttato da un'altra software house per un altro videogame di successo, Miyamoto poté finalmente creare Jumpman, Pauline (Lady in America) e l'antagonista scimmiesco Donkey Kong. In tutto al giovane programmatore e designer furono necessarie appena cinque settimane per ideare tutto l'universo di Kong, un tempo in cui Shigeru fece letteralmente solo casa-lavoro in bicicletta.
Un successo istantaneo -
Tutto lo sforzo profuso nel videogame venne comunque subito premiato. In pochi giorni tutti i cabinati riconvertiti di Radar Scope furono piazzati nelle varie sale giochi. Nintendo fu costretta a produrne in fretta di nuovi, vista la domanda anche dall'altra parte dell'oceano. La produzione, per esigenze di tempistiche, venne estesa addirittura direttamente a Redmond, negli Stati Uniti. A fine 1982 Donkey Kong era arrivato a fruttare a Nintendo ben 280 milioni di dollari, trasformando una piccola azienda che solo qualche decennio prima produceva carte da gioco nel volano di un settore in espansione.
Cosa lo ha reso leggendario -
Donkey Kong fu però più di un semplice videogioco di successo, fu l'anello di congiunzione tra i primi videogame (come Pac-Man) e quello che sarebbe venuto dopo. Nessun altro titolo prima aveva per esempio provato ad adottare un'inquadratura laterale, cosa che poi sarebbe diventata lo standard. Soprattutto in nessun altro videogame in precedenza il protagonista aveva avuto come "signature move" il salto. Quell'azione, che sarebbe diventata da quel momento in poi l'architrave di milioni di giochi, allora era una novità assoluta per giunta guardata con sospetto dai dirigenti di Nintendo of America. Furono d'altra parte proprio questi ultimi a spingere per rinominare più avanti Jumpman (uomo che salta) in Super Mario. Sì, perché anche uno dei personaggi simbolo di questo medium fa la sua prima apparizione all'interno di Donkey Kong, prima di trovare fortuna in autonomia.
Il compleanno di un'icona -
Da tempo ormai Donkey Kong non rapisce più le fidanzate altrui. È diventato un personaggio positivo, protagonista di tantissimi videogame di successo, a partire dalla già citata ultima fatica Donkey Kong Bananza. Il merchandising lanciato per festeggiare i suoi primi quarantacinque anni fa capire l'importanza che lo scimmione riveste per i veri nerd. Non solo pupazzetti e set Lego. Ci si può comprare addirittura una camicia hawaiana che riprende lo stile del nostro o un sobrio cappellino con dettagli in 3D a forma di banana e la scritta KONG in maiuscolo (un richiamo agli oggetti da collezione dei giochi classici). Sembrano lontani i tempi in cui la Universal citava in giudizio la Nintendo, considerando il nostro eroe un plagio del "suo" King Kong. Oggi Donkey Kong cammina, corre e salta usando le sue gambe (e le sue braccia), amato da milioni di videogiocatori che non erano nemmeno nati 45 anni fa.