Cosa fa la differenza tra un invecchiamento sereno e uno più faticoso? Non solo la genetica o le abitudini alimentari, ma anche il modo in cui si affronta la vita quotidiana. Curiosità verso le cose nuove, capacità di reagire alle difficoltà e voglia di restare impegnati: sono questi gli elementi che, secondo un recente studio, distinguono gli anziani che invecchiano meglio.
Lo studio -
Condotta da Maria Chiara Fastame e colleghe dell'Università di Cagliari e pubblicata sull'International Journal of Applied Positive Psychology, la ricerca ha coinvolto 125 persone tra i 71 e i 101 anni, con un'età media di 80 anni. 55 sono residenti della "Zona Blu" sarda, 70 vivono nelle aree rurali limitrofe. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti ad una batteria di test su personalità, benessere psicologico e qualità della vita legata alla salute.
Cos'è la Zona Blu -
Il termine indica alcune aree del mondo in cui la percentuale di persone che raggiungono i 90 o 100 anni è nettamente superiore alla media. Oltre alla Sardegna centro-orientale, ne fanno parte Okinawa in Giappone, Ikaria in Grecia, la penisola di Nicoya in Costa Rica e la comunità avventista di Loma Linda, in California. Gli studiosi che le hanno individuate, a partire dai primi anni Duemila, hanno provato a isolarne i tratti comuni (dieta, attività fisica quotidiana, forte coesione sociale) ma restano cauti nell'attribuire la longevità a un singolo fattore: genetica, ambiente, alimentazione e aspetti psicologici si intrecciano in modo difficile da scomporre.
Più curiosi, più attivi -
Il primo dato che emerge riguarda l'apertura mentale, cioè la curiosità intellettuale e la disponibilità a provare esperienze nuove: negli anziani della Zona Blu questo tratto è risultato significativamente più marcato rispetto ai coetanei dell'altra area. Ciò si traduce in comportamenti concreti: chi vive nella Zona Blu dedica in media 11,3 ore a settimana ad attività ricreative (sport, hobby, momenti di socialità) contro le 6,8 ore riportate dagli anziani dell'area di confronto, quasi la metà.
Gestire meglio lo stress -
Il secondo elemento riguarda la capacità di affrontare le difficoltà quotidiane. Gli anziani della Zona Blu hanno mostrato strategie di adattamento più efficaci e una maggiore competenza emotiva, intesa come capacità di riconoscere e condividere i propri stati d'animo e di mantenere relazioni sociali soddisfacenti. Non significa avere meno problemi, ma saperli gestire con strumenti più solidi.
I limiti -
Sul fronte della qualità di vita legata alla salute (dolore, mobilità, autonomia quotidiana) non sono emerse differenze tra i due gruppi e lo stesso vale per il nevroticismo, la tendenza all'instabilità emotiva. La differenza, insomma, sembra riguardare più l'atteggiamento psicologico che lo stato di salute in sé. Lo studio, poi, è trasversale: fotografa una situazione senza poter stabilire rapporti di causa-effetto e il campione relativamente piccolo non permette di generalizzare i risultati.
Ciò che rimane -
Al di là dei numeri, lo studio offre uno spunto coerente con altre ricerche sull'invecchiamento attivo: restare curiosi, mantenere una vita sociale e cognitivamente stimolante, sviluppare strategie per affrontare i momenti difficili sembrano ingredienti importanti per un invecchiamento in salute. Tutto indipendentemente dal fatto di vivere o meno in una delle aree di longevità più famose al mondo.