"Esci da questo corpo (ospedaliero)". Questo a grandi linee l'invito dell'associazione internazionale esorcisti (per gli amici AIE) a chiunque pratichi il Reiki nel reparto oncologia dell'ospedale di Muraglia a Pesaro. Gli emuli di Padre Karras infatti guarderebbero con sospetto alla pratica giapponese, considerandola una superstizione da cui i cattolici dovrebbero stare molto alla larga.
Un modo per ridurre lo stress dei malati -
Il Reiki è un metodo di cura nato in Giappone nel diciannovesimo secolo che potenzia e armonizza la circolazione energetica a livello emotivo, mentale e fisico, conducendo a un profondo rilassamento. Portarlo in corsia sarebbe quindi un modo per aiutare chi combatte contro un tumore a ridurre lo stress e la tensione mentale e fisica accumulata durante il percorso di cura. A Pesaro hanno implementato la "Stanza del benessere" proprio per dare una valvola di sfogo ai malati, che troppo spesso rischiano di dover portare da soli il peso psicologico del loro percorso. "Si tratta di uno spazio riservato e autentico che crea un ponte tra il sapere scientifico e l’umanizzazione delle cure. E un percorso di cura non è fatto solo di protocolli, ma anche di come una persona vive la malattia", spiega a Starbene Stefania Campanelli, naturopata e master Reiki.
La pratica giapponese come fanno notare i promotori dell'iniziativa, non sarebbe ovviamente quindi una cura quanto piuttosto un modo per recuperare energia e ottimismo, fondamentali nel processo di guarigione. Assieme agli esperti di Reiki, in quest’ottica nella "Stanza del benessere" trovano posto non a caso anche massaggiatori, estetisti e nutrizionisti. Professionisti qualificati che non hanno dovuto tuttavia subire gli strali dei rappresentanti mondiali dell'esorcismo.
Gli esorcisti protestano -
Per l’Associazione Internazionale degli Esorcisti, il Reiki non è altro che “una tecnica di channeling (o spiritismo)". Chi lo pratica cadrebbe perciò nel peccato di superstizione, secondo la loro visione, esponendosi in tal modo "all'azione straordinaria del maligno". L'AIE sconsiglia quindi ai fedeli cattolici di non sottoporsi a questa pratica asiatica, stigmatizzando le tecniche con le quali verrebbe trasmessa l'energia dal Reiki Channelizer (colui che canalizza l'energia Reiki) al Receiver (colui che riceve il trattamento).
Piccola guida al Reiki -
Il trattamento di Reiki si effettua infatti tramite l’imposizione delle mani, che si focalizzano sui centri energetici detti chakra. Il termine non a caso deriva da due parole giapponesi: rei ("universale" o "spirituale") e ki ("energia vitale"). "Durante il trattamento, le mie mani si posizionano a pochi centimetri dal corpo, in corrispondenza di specifiche aree che, secondo la tradizione del Reiki, sono collegate ai centri di organizzazione dell’energia vitale", spiega sempre Campanelli, che ci tiene a evidenziare come il contatto diretto durante il trattamento sia minimo: "l ruolo dell’operatore Reiki è quello di accompagnare la persona nel proprio percorso di riequilibrio, sempre in collaborazione con eventuali professionisti medico-sanitari".
Un supporto che non sostituisce le cure -
Nessuno crede insomma che mani e campanacci tibetani possano sostituire la medicina. L'obiettivo è offrire piuttosto strumenti e spazio perché ciascuno sappia prendersi cura di sé. "L’idea è mettere insieme il curare con la medicina tradizionale con il prendersi cura – aveva dichiarato la direttrice dell’Oncologia degli Ospedali Riuniti Marche Nord, Rita Chiari nel presentare alcuni mesi fa la Stanza del benessere –. Prendersi cura significa mettere insieme tutta una serie di attenzioni e di coccole nei confronti dei nostri pazienti. Tutto ciò fa parte del percorso di cura”. D'altra parte, l'implementazione di certe tecniche ha già portato buoni risultati in Piemonte, all'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e all'Ospedale Carlo Poma di Mantova, dove progetti analoghi sono stati introdotti da più di dieci anni. Con buona pace dei professionisti delle possessioni, che magari avrebbero potuto provare a usare il Reiki anche per tranquillizzare quel Pazuzu che aveva preso possesso del corpo della piccola Regan ne L'esorcista.