Valter Lavitola, che la procura di Roma accusa di essere il mandante dell'attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, ha affermato ai pm che lo stanno indagando per strage di non essere il responsabile dell'attacco dinamitardo. "Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente", ha detto l'imprenditore nel corso di dichiarazioni spontanee fatte davanti ai pubblici ministeri della Procura di Roma. Lavitola si è, quindi, avvalso della facoltà di non rispondere ma si è detto "sconcertato" dell'accusa di essere il mandante alla luce dei rapporti di "fraternità" che lo legano a Ranucci. In merito alla sua presenza sul luogo dell'attentato circa un mese prima dei fatti, l'indagato ha sostenuto che spesso "andava lì a trovare Ranucci". Sul ruolo del presunto intermediario, Gomes Clesio Tavares, ha spiegato di "non averlo mandato in Camerun", lui "sta spesso li e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit".
I fatti -
Davanti alla casa di Ranucci a Campo Ascolano, una frazione del comune di Pomezia, vicino a Roma, il 16 ottobre 2025 era esplosa una bomba rudimentale. L'ordigno aveva distrutto le sue due auto parcheggiate in strada e danneggiato il cancello d''ingresso della casa. Fortunatamente, non ci sono stati feriti.