L’evento

I 10 anni del “Capodanno del Mugnaio”, le celebrazioni di Mulino Caputo

L’evento segna l’apertura del nuovo ciclo del grano. Sul campo, insieme alla famiglia Caputo, agricoltori, pizzaioli, pasticceri e operatori del settore

© Caputo

© Caputo

Si celebrano quest’anno i dieci anni del “Capodanno del Mugnaio”, l’evento voluto dalla famiglia Caputo che dà il via alla trebbiatura e all’inizio del nuovo ciclo del grano. Quest’anno per spegnere le dieci candeline è stato scelto uno dei Campi Caputo della Campania, quello situato a Pontelatone in provincia di Caserta. Sul campo, assieme alla famiglia al completo, agricoltori, pizzaioli, pasticceri e operatori del settore si sono ritrovati per raccontare e valorizzare il percorso del chicco di grano, prima della sua trasformazione in farina. Mulino Caputo, attiva dal 1924, conta oggi oltre 3mila ettari coltivati tra Campania, Lazio, Puglia, Basilicata e Molise. 

“Un evento identitario” -

“Festeggiamo un traguardo importante, 10 anni di un evento simbolico e identitario che abbiamo voluto rendere pubblico, dopo averlo costruito assieme ai nostri partner: dall'Università di Agraria di Portici agli agricoltori”, ha detto Antimo Caputo, CEO dell’azienda. “Dieci anni molto significativi che ci hanno permesso di alzare l'asticella, di coltivare varietà differenti di grano in base alle necessità degli artigiani: dai pizzaioli ai pasticceri, dagli chef ai panettieri fino agli appassionati di gastronomia. Continueremo in questo segno, nell’ottica di un'evoluzione legata alla sostenibilità e all’alta qualità, per soddisfare le diverse esigenze”.

L’impegno per l’ambiente -

 Centrali nelle attività dell’azienda sono la sostenibilità ambientale e la ricerca scientifica. Quest’ultima in particolare è ormai parte integrante dello sviluppo del mulino grazie alla collaborazione con il docente Mauro Mori, del Dipartimento di Agraria della Federico II: “Quest'anno abbiamo fatto un ulteriore passo avanti nella nostra sperimentazione legata alla sostenibilità”, ha sottolineato il professore, “introducendo nuove pratiche per contrastare i cambiamenti climatici. In particolare, abbiamo ottimizzato le concimazioni sostituendo i concimi minerali con matrici organiche. Questo genera un duplice beneficio: nutrimento e protezione del suolo, evitando l'inquinamento legato all'uso dei fertilizzanti chimici e favorendo lo stoccaggio del carbonio”.